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Climateflation, il caldo del 2026 lo paghiamo a tavola al 16 agosto, danni all’agricoltura per oltre 1,5 miliardi

Climateflation, il caldo del 2026 lo paghiamo a tavola al 16 agosto, danni all’agricoltura per oltre 1,5 miliardi

Politica italiana

31/08/2026

da La Notyizia

Giulio Cavalli

Il raccolto bruciato di giugno diventa il listino di gennaio: i numeri di Coldiretti, di Coceral e della Bce sul prezzo del caldo

Tre miliardi di euro è il conto che Coldiretti ha messo in fila il 16 agosto 2026 per i danni all’agricoltura italiana fra caldo estremo, siccità, grandine e roghi, e resta una stima provvisoria perché la pioggia è arrivata tardi. Confagricoltura e Cia si fermano sopra 1,5 miliardi, perché contano la sola estate e ci mettono dentro le ore di lavoro saltate col caldo.

Sul termometro non si discute: il servizio europeo Copernicus ha misurato nell’Europa occidentale un giugno-luglio a 21,62 gradi di media, 2,79 sopra il riferimento 1991-2020. Fra qualche settimana tornerà il fresco e la questione climatica sparirà dai talk della destra come sparisce il condizionatore dalle vetrine. Il caldo continueremo a pagarlo per mesi. A tavola.

L’inflazione che la Bce ha battezzato nel 2022

Il nome tecnico esiste dal 17 marzo 2022, quando Isabel Schnabel, del comitato esecutivo della Banca centrale europea, separò le spinte che stavano muovendo i prezzi e chiamò climateflation quella che nasce dagli eventi climatici in sé. Due anni dopo lo stesso istituto ci ha messo i numeri: in uno studio del 2024 su Communications Earth & Environment, firmato da Maximilian Kotz con la Bce e il Potsdam Institute for Climate Impact Research su ventisettemila rilevazioni di prezzi al consumo, il riscaldamento atteso al 2035 spinge secondo Kotz l’inflazione alimentare mondiale di 0,92-3,23 punti l’anno. Kotz e i coautori calcolano che la sola estate del 2022 in Europa valse 0,67 punti di inflazione alimentare.

Lo stesso gruppo nel 2025, su Environmental Research Letters, ha contato sedici impennate in diciotto paesi, dall’olio d’oliva europeo salito del 50 per cento in un anno dopo la siccità iberica al cacao arrivato al 280 dopo l’ondata di calore del 2024 in Costa d’Avorio e Ghana. Il meccanismo non chiede permesso all’ideologia: il caldo arriva nella settimana sbagliata della fioritura, la resa cala, il prezzo sale. Lo paga chi compra. Coceral, l’associazione europea del commercio di cereali, a giugno stimava per Unione e Regno Unito 295,5 milioni di tonnellate contro le 311,3 del 2025, poi ha tagliato ancora a 286,6, e la britannica Energy and Climate Intelligence Unit quantifica quel buco in circa 2 miliardi di euro.

Il conto italiano, e un piano fermo per due anni

Qui il conto ha già una faccia. Confagricoltura calcola per l’estate 2026 rese scese del 9 per cento, con il grano duro che finisce nella pasta a meno 9 e il riso a meno 10. Coldiretti aggiunge il mais, che fra Piemonte e Lombardia perde oltre il 30 per cento con punte del 70, e il latte calato fino al 10 per cento al giorno.

Il carrello, per ora, tiene. L’Istat ha registrato a luglio un’inflazione al 2,9 per cento e, come ha scritto il Sole 24 Ore, un carrello della spesa rallentato al più 1 per cento. Conviene leggerla lentamente questa calma, perché la climateflation salta luglio e arriva con il ritardo delle filiere, quando il raccolto mancato di giugno diventa listino di gennaio.

E proprio lì dove servirebbe uno Stato attrezzato l’Italia ha la sua specialità. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato con decreto del 21 dicembre 2023, affidava la propria attuazione a un Osservatorio nazionale che andava istituito entro tre mesi e che doveva individuare le fonti di finanziamento, e quell’Osservatorio è nato con il decreto del 16 dicembre 2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2026, mentre a Bruxelles i partiti della stessa maggioranza smontavano il Green Deal che avrebbe dovuto ridurre le cause. Due anni per un organo di coordinamento.

Fra un mese farà più fresco e il clima uscirà dall’agenda politica fino alla prossima ondata, poi tornerà in silenzio a gennaio, dentro il prezzo della pasta e dell’olio, e nessuno lo chiamerà con il suo nome. La destra italiana ha smesso di negare il caldo, si è limitata a ricordarsene mentre lo sente addosso. È l’unico adattamento che le sia riuscito.

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