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Come va la guerra del Golfo? Nessuno lo sa, neppure Trump

Come va la guerra del Golfo? Nessuno lo sa, neppure Trump

Politica estera

19/08/2026

da Remocontro

Alberto Negri

«Come va la guerra del Golfo?» la domanda di Alberto Negri sul  Manifesto. «Nessuno davvero lo sa, forse neppure Trump, che un momento si inventa negoziati segreti con Teheran, smentiti dagli iraniani, e quello dopo minaccia di bombardare persino l’Oman. Quindi chiede a Israele di non colpire Gaza ma il suo inviato Jared Kushner riceve da Netanyahu, in piena campagna elettorale, un secco no: niente ritiro israeliano senza prima il disarmo di Hamas. Secondo Haaretz Israele continuerà ad attaccare (e a uccidere) a Gaza, pur dichiarando di voler portare avanti un piano per la ricostruzione. Un capolavoro di ipocrisia e doppiezza».

La pax americana nel pantano

Procede a tentoni Donald Trump, da Occidente a Oriente, come dimostra la sua decisione di ridurre le esercitazioni militari con la Corea del Sud, citando i suoi «ottimi rapporti» con il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, alleato stretto della Cina e di Putin. Trump – e a questo punto nemmeno noi – non ha ben chiaro chi siano gli amici e i nemici, o quanto meno gli avversari: sono tutti in una sorta di frullatore. E nello Stretto di Hormuz il capo degli Stati uniti resta sempre più impantanato. Scadevano ieri i 60 giorni per raggiungere un accordo per limitare il programma nucleare iraniano come previsto dal cessate il fuoco concordato a giugno tra Usa e Iran, un’intesa sostanzialmente defunta. Non sono stati segnalati attacchi Usa contro obiettivi iraniani dalla fine di luglio ma Hormuz intanto rimane chiuso e Trump ha detto di volerlo dichiarare «territorio degli Stati Uniti». 

La realtà e le favole

Tutto questo mentre ci si continua a raccontare la favoletta dei “mari liberi” prescritti da trattati internazionali non rispettati e neppure sottoscritti dalle maggiori potenze. L’amministrazione Trump ha revocato le deroghe alle sanzioni sul petrolio iraniano, concesse durante la breve tregua, e le forze americane hanno reintrodotto il blocco navale dei porti iraniani, nella speranza che la pressione economica sull’Iran lo costringa a concessioni. Ma i leader iraniani scommettono di poter sopportare maggiori difficoltà economiche rispetto agli Usa, soprattutto in vista delle elezioni americane di medio termine di novembre.

La regione dei fallimenti

In realtà Usa e Iran sembrano prepararsi a una prolungata campagna di logoramento economico che potrebbe anche sfociare in una ripresa del conflitto iniziato da americani e israeliani il 28 febbraio scorso, sei mesi fa. «La repubblica islamica sta cercando di imporre una crisi economica all’America e l’America sta cercando di imporre una crisi economica alla repubblica islamica», afferma sul New York Times Behnam Ben Taleblu, esperto di Iran della Foundation for Defense of Democracies di WashingtonDov’è la vittoria che Trump proclamava con la fine del nucleare iraniano e del regime di Teheran? Per lui c’è un’aria di “deja vu” nella regione dei fallimenti.

La PAX che dove arriva guasta

La cosiddetta pax americana non decolla a Gaza, sempre più devastata, e tanto meno in Libano. Qui le Forze di Difesa Israeliane (IDF) stanno preparando nuove fortificazioni in un’area che si estende dal Monte Hermon a Est fino alla costa mediterranea a Ovest, distruggendo sistematicamente i villaggi sciiti per impedire ai civili di tornarci per anni. E tutto avviene nell’indifferenza dell’Europa e dell’Italia che però rivendicano un ruolo da pacificatori. Ridicolo, se non fosse tragico.

Nuovo Medio Oriente ad escludere Trump

Intorno al Golfo e a Hormuz tutti stanno facendo patti e accordi tranne Trump. Arabia saudita, Turchia e Pakistan hanno stretto un’intesa di reciproca assistenza militare in caso di attacco, Teheran sbandiera un accordo con l’Oman per riscuotere tariffe sul passaggio delle navi e ora Trump vorrebbe persino bombardare il Sultanato che secondo lui «si mette in mezzo». Ma forse è Trump colui che ha più bisogno di un accordo per tirarsi fuori dal pantano, proclamare vittoria, ritirarsi e chiudere una guerra voluta da lui e da Netanyahu che si sta rivelando un fallimento anche per l’economia globale. Il fatto più significativo è che le potenze in gioco in questi accordi hanno un denominatore comune: nessuno si fida più della protezione americana. Come non si fidano dell’Iran, e forse ancora meno di Israele, ma anche di loro stessi, in balìa di eventi che incrinano la loro stabilità e l’immagine di monarchie assolute assai ricche ma vulnerabili. 

La rivalsa araba nel fatti

Siamo davanti agli effetti diplomatici e di riallineamento inevitabili di un conflitto che gli Usa con Israele hanno scatenato umiliando i loro alleati arabi (come se la loro opinione non contasse nulla) ed esponendoli a conseguenze militari ed economiche devastanti. Persino gli europei, di solito volonterosi sonnambuli di Trump (Crosetto stava, ignaro, a Dubai quando è iniziata la  guerra il 28 febbraio), sono accorsi nel Golfo per dare una mano ai sauditi, come ha fatto l’Italia inviando militari e mezzi in Arabia saudita nascondendo la mano, cioè ignorando con dei sotterfugi di comunicarlo al Parlamento: eppure quel che accade nel Golfo non si riverbera solo sui prezzi energetici e noi cittadini ma anche sugli equilibri strategici nel Mediterraneo. Come dimostra il caso di Ceuta basta agire su un tasto dolente e doloroso, quello migratorio, per innescare un terremoto diplomatico.

Mediterraneo di conflitti

  • Alle porte del Mediterraneo si sta trasferendo, quando si presenta l’occasione, una serie di conflitti di potenze e interessi che va dal Golfo all’Atlantico: da Israele alla Turchia, dalla Grecia a Cipro, agli Stretti _ Hormuz, Bab el Mandeb, Gibilterra, il canale di Suez, il Bosforo – il passaggio obbligato di merci, energia, cavi sottomarini, che oggi si presentano con tutto il loro peso strategico.

Trump rivendica ogni giorno con veemenza la conquista del Venezuela e accarezza quella di Cuba ma se lo mettessero di fronte a una mappa del mondo potrebbe vacillare: è più grande e assai diverso della sua immaginazione.

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