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Con autocrati e impresentabili nel board della vergogna Per compiacere Trump il governo umilia l'Italia

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Politica estera 

20/02/2026

da La Notizia

Raffaella Malito

"Il Board vigilerà sull'Onu", dice Trump, gettando la maschera svelando le ambizioni del suo Board of Peace

A chi lo ha accusato di volersi fare col Board of Peace, nato per Gaza ma destinato ad allargare la sua sfera di azione ad altre aree in conflitto, un’Onu privata, ha replicato indirettamente lo stesso Donald Trump confermando le accuse.

“Penso che le Nazioni Unite abbiano un grande potenziale, davvero un grande potenziale. Il Board of Peace vigilerà e si assicurerà che funzionino correttamente”, ha detto il presidente americano alla prima riunione del Consiglio tenuta a Washington, aggiungendo che se l’Onu avesse bisogno di aiuto “finanziario”, il Board è pronto a intervenire.

“Il Board vigilerà sull’Onu”. Trump getta la maschera

“Credo non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso. Quello che stiamo facendo è molto semplice, pace. Si chiama Consiglio della Pace, e si basa su una parola facile da dire ma difficile da produrre, pace”, ha scandito il tycoon.

Tra i risultati annunciati da Trump, i 7 miliardi promessi da Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait, oltre ai 10 degli Usa, ma per l’Onu servono almeno 70 miliardi per la ricostruzione di Gaza.

Le Nazioni Unite contribuiranno con 2 miliardi di dollari per l’assistenza umanitaria mentre la Fifa raccoglierà 75 milioni di dollari per progetti legati al calcio a Gaza. La Norvegia ospiterà un evento del board of Peace, ma ha chiarito di non aderire al board. Il generale Usa Jasper Jeffers, comandante della forza di stabilizzazione internazionale (Isf) nella Striscia, ha invece annunciato che almeno cinque Paesi hanno offerto i loro soldati o poliziotti: Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia.

La platea dei Paesi presenti alla prima riunione del Board

La platea è formata dai rappresentanti di quasi una cinquantina di Paesi, alcuni con i loro premier o presidenti, come Viktor Orban e Javier Milei. Altri come osservatori, come la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica, l’alto funzionario del ministero degli Esteri di Berlino e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani per l’Italia.

Risposta fredda del Vecchio Continente

Assente Parigi, idem Russia e Cina, che stanno ancora valutando l’invito ma “saranno coinvolti”, assicura Trump. Che elenca ed elogia i leader presenti, vantandosi anche dell’endorsement che ha dato ad alcuni di loro, come Milei e Orban.

Poi lancia la prima frecciata a chi non ha aderito al board of Peace, un organismo “senza pari in termini di potere e prestigio: quasi tutti hanno accettato” l’invito “e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me”. “Stanno giocando un po’, ma si stanno unendo tutti, la maggior parte immediatamente”, ha detto.

Assenti i big, da Londra a Parigi

“Molti dei nostri amici in Europa stanno partecipando oggi e siamo ansiosi di vederli diventare membri a pieno titolo. Tutti vogliono diventare membri, abbiamo avuto una grande risposta dall’Europa”, ha concluso. In realtà la reazione del Vecchio Continente finora è stata prevalentemente fredda o tiepida. Mancano all’appello tutti i grandi Paesi Ue, da Londra a Madrid fino a Parigi. Parigi ha espresso “critiche molto esplicite” alla Commissione per la sua decisione di partecipare, inviando come osservatrice la commissaria per il Mediterraneo.

In particolare, la Francia si è lamentata per la procedura, dato che l’esecutivo blustellato non ha chiesto il mandato formale del Consiglio (e i trattati non le assegnano alcuna competenza al riguardo). Bruxelles ha però ribattuto che questa “è l’unica strada credibile per influenzare il processo di pace in Medio Oriente”. Una linea condivisa anche dall’Italia.

Opposizioni in trincea in Italia, Meloni difende la scelta di esserci

Protestano i grandi partiti europei, dai Socialisti ai Verdi fino alla Sinistra. In Italia le opposizioni contestano duramente la partecipazione in qualunque forma e livello. Giorgia Meloni difende invece la scelta dell’Italia di esserci.

“C’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia. Ragion per cui ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci”, ha detto la premier.

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