Operai. Adesione al 90 per cento per lo sciopero delle tute blu. Fiom, Fim e Uilm: «Il sistema industriale deve ripartire. No al riarmo»
Daniel Tafa, 22 anni, è morto tre giorni fa trafitto da una scheggia incandescente mentre stava lavorando su una macchina per stampaggio di ingranaggi industriali nella stessa azienda dove era impiegato anche il padre. Il corteo dei metalmeccanici che ieri ha sfilato per Udine in occasione dello sciopero generale indetto da Film, Fiom e Uilm, è stato dedicato a lui. La questione della sicurezza sul lavoro si intreccia con quella del salario e della tenuta del sistema industriale del paese, dopo il calo della produzione degli ultimi due anni e in vista delle conseguenze dei dazi americani in diversi settori, a partire dall’automotive. Non è un caso che a Torino abbiano partecipato ieri alla manifestazione dei sindacati almeno 5mila metalmeccanici, con adesioni altissime in tutta la provincia: dal 90% alla Leonardo di Caselle al 95% alla Marelli, vuote le officine dell’Avio Rivalta.
MA LE FABBRICHE ferme perché i lavoratori hanno incrociato le braccia sono state diverse da nord a sud: chiusa la Lagostina di Cusio, completamente vuota il polo petrolchimico di Siracusa. Adesione ben oltre il 90%, tra le altre, alla Isringhausen di Chieti, alla Argo Tractors di Reggio Emilia, alla Electrolux di Pordenone, alla Skf di Bari, alla Motovario di Modena, alla Magna di Livorno, alla Omr di Rovereto, tra le linee di montaggio della Brembo di Bergamo, alla Cvc di Perugia, alla Baker Hughes di Vibo Valentia, alla Acciai speciali Terni, alla Ceby Italy di Ancona, nel Gruppo Cimbali a Milano, alla Calvi di Lecco, in tutto il settore delle riparazioni navali di Genova, alla Abb di Frosinone, solo per citarne alcune.
A MARGHERA, i lavoratori della Fincantieri hanno presidiato gli ingressi dall’alba, mentre cortei con migliaia di lavoratori si sono svolti nel resto del Veneto, a Padova, Treviso, Mestre, Bassano e Verona. Anche in Campania si sono registrate punte del 100% con il fermo della Fincantieri di Castellammare di Stabia, della Leonardo di Pomigliano e di quella di Nola. A Napoli i lavoratori in corteo hanno raggiunto la sede di Confindustria in piazza dei Martiri dove ha preso la parola il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. «Il nostro rinnovo contrattuale punta a porre questioni importanti come la transizione ecologica e le crisi industriali – ha detto Palombella – bisogna dire al governo che i lavoratori non stanno facendo una scampagnata, con la lotta perdono salario». «Tutti parlano dei bassi salari – ha sottolineato Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, alla manifestazione di Reggio Emilia – ma quando li vogliamo contrattare Federmeccanica non si siede al tavolo delle trattative: è un atto antidemocratico». «Non ci fermeremo – ha promesso il segretario della Fiom – fino a quando non riprenderemo la trattativa, chiediamo un aumento salariale che vada oltre l’inflazione e che faccia ripartire l’economia del nostro Paese».
BOCCIATA l’idea del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, di riconvertire il comparto auto in funzione del settore bellico. «L’industria deve essere difesa e non sostituita da una politica di riarmo perché non salviamo l’occupazione, non salviamo le famiglie, non salviamo i redditi con una politica scellerata di questo tipo», ha detto il leader della Fim, Ferdinando Uliano, da Torino, aggiungendo: «Abbiamo chiesto a Bruxelles lavoro, industria, investimenti e tenuta sociale e abbiano ricevuto una risposta di 2,8 miliardi contro 800 miliardi per il settore delle armi». Da Roma è intervenuto anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini che ha accusato Federmeccanica di «atteggiamento inaccettabile e irresponsabile» per aver negato il tavolo della trattativa. «Le aziende in questi anni hanno fatto profitti e i lavoratori sono stati responsabili e hanno affrontato tutte le situazioni difficili che ci sono state, ora è in gioco la qualità dello sviluppo e del futuro del sistema industriale del paese e non a caso i metalmeccanici stanno ponendo il tema di quale sviluppo il sistema deve avere con la crisi industriale in corso».
CON QUELLO di ieri, sono 24 le ore di sciopero complessivamente realizzate dai sindacati da dicembre a oggi, ma la mobilitazione non si ferma: «I primi di aprile Fim, Fiom e Uilm decideranno ulteriori azioni», hanno annunciato i sindacati.
29/03/2025
da il Manifesto