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Cosa succede al clima del Mediterraneo?

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Ambiente

11/02/2026

da Valori

Lorenzo Tecleme

Il ciclone Harry apre il dibattito sul futuro del Mediterraneo: tra ondate di caldo e tempeste, la crisi climatica lo rende più pericoloso

Il ciclone Harry è passato da oltre due settimane, ma il meridione d’Italia è ancora lontano dal riprendersi. Alcune stime, come quelle del presidente della Regione Sicilia, parlano di danni che potrebbero superare i due miliardi. Ancora più difficile il conto delle vittime. In Italia per fortuna non si è persa nessuna vita, ma è dato ormai per certo il naufragio di un’imbarcazione carica di migranti che cercava di raggiungere le coste del nostro Paese. Centinaia di morti, nel quasi totale silenzio.

Quest’ultimo evento meteorologico estremo ha riacceso l’attenzione, tra le altre cose, sul tema del riscaldamento globale nel Mediterraneo. Nonostante il contrasto alla crisi climatica sia sempre meno presente nelle agende politiche europee, i suoi effetti continuano ad essere devastanti. E sul futuro dei territori che si affacciano sul Mediterraneo, come l’Italia, rimane molta incertezza.

Il ciclone Harry e la crisi climatica

«Dal punto di vista meteorologico, è stata la tempesta perfetta», spiega il climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche Antonello Pasini. «Una tensione afro-mediterranea che ha portato molto vento, molte precipitazioni e grandi mareggiate». Le raffiche di vento hanno superato i 100 chilometri all’ora in diverse zone mentre nelle coste, soprattutto quelle della Sicilia orientale, si sono registrate onde fino a dieci metri. Le stesse che, probabilmente, hanno determinato il tragico naufragio dell’imbarcazione di migranti avvenuto tra il 26 e il 28 gennaio.

In Sardegna, in particolare nella regione dell’Ogliastra, è piovuto in tre giorni il quantitativo di otto mesi. Si deve agli effetti del ciclone, assieme ad una forte vulnerabilità idrogeologica che già esisteva, la frana che ha costretto molti abitanti del comune di Niscemi ad abbandonare le loro case. I media hanno citato spesso le affermazioni del capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano, che a proposito della frana di Niscemi ha spiegato che «stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni».

Il ciclone Harry è stato dunque un evento eccezionale. «Si è trattato di un fenomeno anomalo e, soprattutto, non invernale. Stiamo assistendo ad eventi che prima erano autunnali e ora si verificano anche in pieno gennaio», spiega Pasini.

I primi studi di attribuzione puntano in questa stessa direzione. ClimaMeter, un consorzio scientifico composto da climatologi italiani, francesi, spagnoli, inglesi e nederlandesi ha pubblicato la prima ricerca rapida dedicata ad Harry. Secondo gli scienziati, il ciclone è stato associato a condizioni meteorologiche eccezionali, e i venti estremi della tempesta sono stati resi probabilmente più forti del 15% a causa della crisi climatica. «C’è lo zampino del cambiamento climatico. Il mare nei giorni precedenti al ciclone era più caldo del normale. Un mare più caldo porta a maggiore vapore acqueo, che è il mattone con cui si costruiscono le nuvole. Queste condizioni portano a maggiore energia in atmosfera, che la scarica nei modi che vediamo».

Il Mediterraneo nell’era del caldo estremo

Il ciclone Harry è passato, ma il clima del Mediterraneo continuerà a cambiare. L’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo (Enea) ha realizzato nel 2024 uno studio per tentare di capire cosa aspettarsi nel futuro.

I ricercatori hanno preso in esame diversi scenari. Il più ottimistico prevede una rapida azione di riduzione delle emissioni e una temperatura media globale che non crescerà oltre i 2 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale – prima cioè che le attività umane iniziassero a influire sul clima. Lo scenario peggiore calcola invece un aumento fino ai 4/5 gradi, entro la fine del secolo. In tutti i casi le condizioni meteorologiche dell’area sono destinate a cambiare, ma con enormi differenze. La pioggia, ad esempio, potrebbe diminuire fino al 30 per cento nel caso più estremo, con siccità più lunghe e più severe. Nello scenario moderato, questa riduzione ci sarebbe ugualmente, ma contenuta tra il 5 e il 10 per cento rispetto alle precipitazioni di oggi. 

Nel 2025 il 99,6% del Mediterraneo colpito da ondate di caldo marino

Già adesso, in ogni caso, gli effetti della crisi climatica si notano (proprio come nel caso del ciclone Harry). Sempre secondo i dati dell’Enea, nel 2023 si sono registrate ondate di caldo eccezionali in Spagna, Italia e Grecia, con picchi superiori ai 45 gradi centigradi. Tra 2022 e 2023 sono avvenute le ondate di caldo marine più violente degli ultimi 40 anni.

Il caldo eccessivo del mare è particolarmente problematico. La “Dana” che ha colpito Valencia nel 2024, uccidendo 238 persone anche a causa di una cattiva gestione dell’emergenza da parte delle autorità locali, è stata correlata da alcuni studi proprio legati alle temperature fuori scala del Mediterraneo occidentale. I fenomeni meteorologici sono complessi, ma in linea di massima la regola è che un mare più caldo fornisce più energia a fenomeni tempestosi. Rendendoli, quindi, molto più pericolosi. Nel 2025, secondo un report del programma europeo Copernicus Marine, il 99,6% del bacino mediterraneo è stato colpito da ondate di caldo marine e il 93% da eventi intensi. A giugno, il 64% ne è stato interessato nello stesso momento.

Meno tempeste, ma più forti, caldo estremo e siccità

«C’è un piccolo paradosso qui: gli anticicloni africani potrebbero proteggerci dalla formazione di alcuni dei cicloni extratropicali, quelli che ci colpiscono. Ma il prezzo da pagare è che ci sono maggiori giornate di sole, quindi più irraggiamento, mare più caldo e, nell’insieme, più energia in atmosfera», sottolinea ancora Pasini. In pratica, i cicloni come Harry potrebbero essere leggermente meno in futuro, ma più violenti.

Tuttavia, la crisi climatica non è fatta solo di tempeste. L’altro effetto inevitabile consiste in più ondate di caldo soprattutto in estate, con tutte le conseguenze sanitarie del caso, e maggiore siccità. «Il clima è un sistema complesso, gli effetti possono arrivare da più lati. A dicembre 2025 in Emilia-Romagna, ad esempio, si è rischiata una nuova alluvione. Ecco, le alluvioni non dovrebbero avvenire in quel periodo, ma è entrato in gioco proprio il riscaldamento globale. Più fa caldo meno nevica: e mentre la neve tende a rimanere dove cade sul momento, la pioggia cade a valle. Provocando appunto alluvioni».

Il Pianeta si sta scaldando, ma il Mediterraneo di più: almeno 0,4 gradi centigradi di differenza rispetto alla media globale. La comunità scientifica si riferisce per questo alla zona che vi si affaccia, dove vive circa mezzo miliardo di persone, come a un hotspot climatico: un punto da osservare con attenzione. Ma la comunità politica non sembra altrettanto preoccupata. Nemmeno dopo aver visto gli effetti del ciclone Harry.

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