04/07/2026
da Remocontro
C’è un nemico potente e aggressivo che si aggira per l’Europa, denuncia il Corriere. Un nemico che ha scatenato la micidiale offensiva di giugno e luglio, due mesi d’inferno che hanno provocato centinaia di vittime, ricoveri, incendi, danni al sistema idrico e alla filiera agricola. Terrorismo? Satrapi anti occidentali? No, assolutamente, avverte Massimo Nava. «Si tratta di un nemico con cui conviviamo ogni giorno, il ‘generale estate’, alleato del ‘generale inverno’, se dall’autunno in poi dovremo fare i conti con cambiamenti altrettanto micidiali ma di segno opposto, come inondazioni ed eccezionali nevicate.
Il giugno più caldo e la politica più becera della storia
Insomma parliamo del clima, che ci ha inflitto il giugno più caldo della storia. Ma si è invece parlato poco delle contromisure che, al di là dei dibattiti ecologici e degli appelli degli scienziati, dovrebbero essere prese in considerazione anche in unambito strategico e militare. In altre parole, i piani e gli impegni per la nostra difesa dovrebbero prevedere la protezione dei cittadini dai cambiamenti climatici, ovvero predisporre investimenti per difendere i sistemi alimentari, idrici, dei trasporti, energetici e sanitari e la stessa operatività dell’organizzazione militare. Basti immaginare che cosa accadrebbe se caserme, scuole di addestramento, magazzini di stoccaggio, centri di produzione e aeroporti fossero bloccati, danneggiati o sottoposti a rapide evacuazioni.
La ‘Difesa’ da cosa?
Si discuterà e si polemizzerà sempre e comunque sulla effettiva necessità dell’aumento delle spese per la difesa, come se il problema politico fosse riducibile alla percentuale di Pil da destinare a questo ambito. Sotto traccia rimane invece la discussione sulla qualità e sulle finalità della spesa. Basterebbe chiedersi se abbia ancora senso produrre carri armati anziché droni o se l’industria europea degli armamenti possa effettivamente progredire mentre la maggior parte delle commesse è ancora controllata dagli Stati Uniti o, infine, se immaginare una Nato più forte e più europea sia possibile lasciando a Washington il comando integrato delle operazioni.
Ma qualità e finalità della spesa significa anche riflettere sulle nuove emergenze e minacce, che non arrivano soltanto da Mosca o dal Medio oriente, ma anche dal sistema solare e dal nostro sistema di sviluppo.
‘Giustiziera estate’ molto pericolosa
I titoli dei giornali e i servizi televisivi ci fanno vedere turisti nelle piscine, code alle fontane, spiagge affollate, ma l’attacco del «generale estate» prende di mira il sistema ferroviario, le centrali nucleari, la rete idroelettrica provocando interruzioni di servizio, emergenze di vario tipo, rischi per la popolazione. In un certo senso, nulla di diverso di un attacco di hacker ai sistemi informatici o un piano terroristico. Ci sono poi le vittime già contabilizzate. L’Oms ha stimato oltre 1.300 decessi in eccesso in tutto il continente nel mese di giugno — di cui circa 1.000 nella sola Francia — cifre destinate a salire man mano che i dati sulla mortalità saranno confermati nelle prossime settimane di caldo africano. Vale la pena di ricordare che la grande calura del 2022 provocò oltre 60 mila decessi, dieci volte le vittime contabilizzate per terrorismo nello stesso periodo.
Sicurezza e resilienza da cosa?
I membri della Nato concordano di destinare sempre più alte percentuali di Pil alla difesa, includendo nel concetto anche la sicurezza e la resilienza. In una certa misura, l’emergenza climatica dovrebbe essere compresa in questo ambito, in considerazione della possibile criticità delle infrastrutture civili e militari. Basti pensare che l’aumento delle temperature può deformare i binari, sciogliere come neve al sole le piste di atterraggio e le strade, rendere più complicate le riparazioni. È stato ad esempio calcolato che aerei ed elicotteri possono incontrare maggiori difficoltà operative.
Trasporto aereo raddoppiato
Un esperto in servizio presso le forze armate francesi ha ad esempio considerato che in situazioni di caldo estremo i mezzi di trasporto aereo dovrebbero essere raddoppiati per compiere lo stesso livello di missioni. Il che significa raddoppiare piloti, carburante, logistica. Secondo uno studio francese, entro il 2050, in alcune zone si potrebbero registrare 120 giorni all’anno con temperature superiori ai 45 gradi Celsius, contro i soli cinque giorni all’anno registrati negli anni 2020 nel Sahel.
Erin Sikorsky, direttrice del Center for Climate and Security degli Stati Uniti, autrice di Climate Change on the Battlefield, in un saggio per Foreign Policy, focalizza l’attenzione sui «moltiplicatori di instabilità». «Gli shock causati dal caldo estremo nei Paesi a basso reddito e vulnerabili ai cambiamenti climatici possono alimentare — scrive — instabilità, conflitti e sfollamenti, con ripercussioni sulla sicurezza europea attraverso pressioni migratorie, interruzioni delle catene di approvvigionamento e un aumento della domanda di interventi militari e umanitari».
Crisi alimentari
Si ricorda ad esempio che l’invasione russa dell’Ucraina ha bloccato per lunghi periodi le esportazioni di cereali dal Mar Nero, quando, nello stesso periodo, le ondate di caldo distruggevano i raccolti in India. Si prevede che nei prossimi dieci, quindici anni il cambiamento climatico metterà a rischio i raccolti di molti Paesi europei, provocando impennate di prezzi e conseguenti tensioni sociali. «I membri della Nato dovrebbero prepararsi a questi rischi e a sostenere un uso più coerente dei fondi destinati alla resilienza, collegando la preparazione militare, la protezione delle infrastrutture civili e la stabilità del sistema alimentare».
Secondo alcuni analisti, gli eventi climatici possono essere anche un formidabile argomento per la propaganda e per diffondere un clima di odio e insicurezza sul web. È sufficiente l’attribuzione falsa delle cause e delle responsabilità o la facile argomentazione della negazione.
La nuova Nato di Finlandia e Svezia
«La Nato — riflette Foreign Policy — deve aggiornare i propri requisiti secondo un concetto di difesa totale che collega direttamente le infrastrutture civili alla prontezza di risposta militare. I membri più recenti della Nato, Finlandia e Svezia, sono all’avanguardia in questo approccio e possono fornire un modello per lo sviluppo del quadro di resilienza per l’alleanza nel suo complesso». La Finlandia, ad esempio, ha predisposto un piano per l’aumento e lo stoccaggio di scorte alimentari e di materiali critici.
Un altro nuovo strumento a disposizione dell’alleanza è la Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza (Dsrb), promossa dal Canada e presentata al vertice di Ankara. La Dsrb intende concentrarsi sulla resilienza della catena di approvvigionamento.
L’insensibilità insensata degli Stati Uniti
Sono sensibilità che, come notano gli analisti, si scontrano ancora oggi, nonostante l’evidenza, con l’ostruzionismo degli Stati Uniti su qualsiasi questione relativa al cambiamento climatico e con la revoca di molte politiche sensate in materia climatica da parte del Pentagono, che sotto l’amministrazione Trump si sono riversate anche nel quartier generale della Nato. Tuttavia, si noterebbe un ripensamento. In una nota, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sottolineato che il Pentagono è «responsabile del rafforzamento delle installazioni contro gli eventi meteorologici estremi e della valutazione degli impatti meteorologici sulle operazioni».
- Anche la Commissione europea ha annunciato un quadro integrato europeo per la resilienza climatica, la cui adozione è prevista per la fine del 2026. Mira a rendere la preparazione dell’Ue ai cambiamenti climatici più ambiziosa e coerente, attraverso una combinazione di norme vincolanti, strumenti economici e strumenti informativi. Ma intanto il «generale estate» si prepara a colpire ancora. E meteo.it annuncia pubblicamente i prossimi attacchi.

