22/01/2026
da il Fatto Quotidiano
Dopo il blitz statunitense a Caracas e la morte di 32 agenti cubani, il presidente Díaz-Canel chiama l'isola alla mobilitazione generale. Intanto l’economia interna, stremata da blackout e povertà, rischia il collasso definitivo
“Stato di guerra”. L’Avana teme una “possibile aggressione esterna” statunitense e chiama a raccolta l’intera isola, pronta alla “mobilitazione generale” e al “rafforzamento della struttura militare” in difesa della Revolución. La decisione – annunciata domenica su Granma e altri media statali – è stata adottata dal Consejo de defensa nacional in mezzo al “Lutto nazionale” proclamato per la morte di 32 agenti cubani, in servizio a Caracas, durante il blitz Usa dello scorso 3 gennaio (nella foto le immagini dei militari uccisi). “Non c’è resa né capitolazione possibile”, ha fatto sapere il successore dei fratelli Castro, Miguel Díaz-Canel, rispondendo alle crescenti minacce di Trump. “Non ci piace essere minacciati. Non potranno intimidirci”. L’Avana si dice disponibile al “dialogo”, ma nel “rispetto reciproco” e “senza coercizione”.
È di nuovo Guerra fredda tra Washington e l’Avana, che – in memoria del leader, Fidel Castro – parla di “guerra di tutto il popolo” e convoca una “Giornata della difesa”: una serie di esercitazioni con la finalità di “perfezionare il livello di preparazione” di civili e militari. La tensione tra il regime dell’Avana e gli Stati Uniti è salita alle stelle dopo la caduta di Maduro: l’ex presidente venezuelano era il primo alleato di Cuba nel continente, sostenendola con almeno 35mila barili di petrolio giornalieri che coprivano il 30% del fabbisogno dell’Isola. “Non ci sarà più petrolio né denaro verso Cuba. Zero!”, aveva scritto Donald Trump – che ora controlla il greggio di Caracas – sulla piattaforma Truth, con tanto di minaccia: “Consiglio vivamente (a Cuba, ndr.) di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi”. Interpellato su eventuali misure di pressione contro l’isola, già sottoposta a sanzioni Usa, Trump ha esplicitato che “l’unica opzione rimanente è entrare e distruggere Cuba“. Anche il segretario di Stato, Marco Rubio, si è riferito al governo dell’Avana definendolo “un grosso problema”, senza però anticipare eventuali azioni militari.

