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Da domani Cuba ufficialmente sotto attacco Usa

Da domani Cuba ufficialmente sotto attacco Usa

Politica estera

04/06/2026

da Remocontro

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La crisi umanitaria a Cuba – da tempo obiettivo di Trump, Rubio e falchi vari della Contra cubano-americana – ha dunque una data ufficiale di inizio dell’attacco finale statunitense. Il 5 giugno -avverte Roberto Livi-, L’attacco non ancora armato ma distruttivo, il ‘bloqueo’ contro una popolazione già alla fame. E poi vedremo.

L’orco si mangia l’indifeso

La catena alberghiera canadese Blue Diamond ha annunciato che si ritira da Cuba. Analoga decisione appare certa per alcune catene spagnole, in particolare Iberostar ha annunciato ieri la rinuncia a gestire dodici hotel dell’isola. Migliaia di lavoratori del settore turistico rimarranno senza lavoro, senza nulla da mangiare.

L’Ordine del padrone

Sono le reazioni alla più recente decisione del presidente Trump di imporre sanzioni extraterritoriali a partire dal 5 giugno per chi collabora con il Gruppo militar- industriale cubano, Gaesa, presente nel settore turistico attraverso la controllata Gaviota, il gruppo turistico controllato. «Per le stesse ragioni le due grandi compagnie che controllano la distribuzone e il commercio dei container, la francese CMP-CGM e la tedesca Hapag-Lloyd, hanno annunciato che sospenderanno l’invio nei porti di Cuba», riferisce il Manifesto.

Gli amici costretti alla larga

  • La petroliera russa Universal, inviata a Cuba per alleviare il blocco statunitense, la settimana scorsa ha cambiato rotta verso il Sud America per non essere intercettata dal blocco navale degli Usa, di recente rinforzato con l’arrivo del gruppo d’assalto della portaerei Nimitz.

Le crisi umanitarie, dopo Gaza, non contano più

Cuba vietata per ordine di chi? Dalle due compagnie citate sopra e dai loro container dipende il 60% del commercio navale dell’isola. Visto che a Cuba sia il governo che i privati comprano all’estero circa l’80% dei beni di prima necessità, il blocco dei container significa assenza di cibo e prezzi alle stelle per quel poco che arriverà. Il collasso del turismo e lo strangolamento energetico faranno il resto.

100mila in attesa di cure

Intanto negli ospedali con poca luce (quelli che hanno I pannelli solari) e ancor meno medicine si registrano circa 100.000 pazienti in attesa di operazioni – trapianti e urgenze comprese – e la mortalità infantile è raddoppiata (dati forniti dal ministro degli Esteri, Rodríguez, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, convocato la settimana scorsa dalla Cina).

Il contesto di morte del ‘bloqueo’ americano

Decina di migliaia di vittime annunciate faranno dunque da corollario a un piano vecchio di 67 anni – l’inizio del bloqueo nordamericano – con lo scopo di «creare fame e disperazione a Cuba» perché la popolazione si rivolti e cambi governo. Lo hanno confermato nei giorni scorsi, oltre al segretario di Stato, alcuni tra gli analisti e influencer della Florida, come Juan Antonio Blanco, presidente di “Cuba Siglo XXI”. A Cuba, affermano, non vi è un’opposizione (si tratta di «piccoli gruppi» per di più «divisi» – dunque «è imprescindibile» l’intervento degli Stati Uniti. Come lo fu – così afferma Blanco- quello voluto da Teodoro Roosevelt nel 1898 per abbattere il potere coloniale della monarchia assolutista spagnola (che già era sul punto di arrendersi ai mambises, i guerriglieri indipendentisti cubani).

La via americana alla democrazia

In attesa della fame e della disperazione a livello di massa, a Cuba c’è il buio. Ogni giorno il Sen, il Sistema nazionale di produzione e distribuzione di elettricità, annuncia che a malapena potrà produrre la metà di quello che servirebbe per alimentare l’isola. Il ministro dell’Energia Vicente de la O Levy da più di due settimane ha informato che non vi è un goccio di petrolio di riserva. Si tira avanti con il greggio di produzione nazionale (40% circa del fabbisogno), quello che si può usare: è assai “pesante” e per pomparlo e usarlo bisogna “scioglierlo” con nafta che il paese non può comprare; una piccola parte di quella utilizzata è nafta criolla, prodotta con un’invenzione chimica cubana. Per il resto, per cucinare, si usa il «gas associato» di alcuni pozzi nella costa nord, come quello di Puerto Escondido.

Apagones, fame e sete

«‘Apagones’, black out quotidiani sempre più lunghi e – loro sì – stabili. E con i black out i cubani devo fare i contri anche con l’assenza di acqua, che necessita di corrente per essere pompata. Naturalmente aumentano i cacerolazos, le proteste popolari al suono delle casseruole quasi quotidiane anche in zone ben presidiate come il centro storico dell’Avana», segnala sempre Roberto Livi.

Dottrina ‘Donroe’

La prospettiva annunciata da Washington è dunque buio, fame e sete nell’isola, a meno che il governo non accetti le condizioni del tycoon-presidente, ovvero «cambiamenti profondi», economici e politici. Dunque una resa al progetto egemonico di Trump proiettato su tutto il continente americano (Canada e Groenlandia compresi) che l’ideologo Maga ha ribattezzato «Donroe» (modernizzazione della “dottrina Monroe” sul «destino manifesto» degli Usa di dominare il Centro-Sud del continente, proclamato dal presidente Monroe all’inizio del 1800).

Conquista militare dopo l’umiliazione Iran?

I piani per un intervento militare statunitense sono pronti, lo ha ripetuto il ministro della guerra Pete Hegseth che lo scorso fine settimana si è “addestrato” con i marine: alcune foto lo mostrano in maglietta verde, muscoli e tatuaggi in rilievo, di fronte allo sguardo adorante di donne-marine. Fa quasi tenerezza (e molta rabbia) confrontare tali foto con le immagini-diffuse dalla tv cubana lo stesso fine settimana – del Día de la Defensa in Cuba, con civili – in gran parte in età matura- che smontano kalashnikov del secolo scorso e lanciano granate di addestramento che non scoppiano, perché bisogna risparmiare esplosivo.

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