100 mila pagine di documenti sul delitto di Dallas ‘Desecretati’. La Cia ha avuto informazioni di sconvolgente delicatezza, ma ha deciso di non utilizzarle. Lo chiamava “insabbiamento benigno”, forse, per non scoprire le fonti; oppure, per altri motivi più inconfessabili. Fatto sta che, per questa strategia, un po’ supponente e molto sconclusionata, gli Stati Uniti si sono visti ammazzare un Presidente in mondovisione.
Le troppe verità taciute
Non occorre essere certo “complottisti” di professione, per intuire che nell’assassinio di John Kennedy ci siano diverse verità taciute. Anche perché molte carte, che portarono alla stesura del famoso Rapporto Warren, sono state secretate: “Sicurezza nazionale” è la formula magica, che ha fatto dormire sonni tranquilli a tutte le spie e superpoliziotti d’America, per più di sessant’anni. Ora, però, col ritorno di Trump alla Casa Bianca e con l’arrivo di Robert Kennedy Junior (figlio di Bob e nipote di John) al governo, l’equazione è cambiata. Il nuovo Presidente ha dato ordine di declassificare 100 mila pagine di documenti, legati al delitto di Dallas. In settimana, ne sono già state pubblicate circa 60 mila, sul sito Web degli Archivi nazionali, con riferimento a “JFK Assassination Records – 2025 Documents Release”.
Novità nessuna, dubbi tanti
Novità sconvolgenti? Nessuna. Indizi sparsi e solo apparentemente scollegati, ma utili a sollevare ulteriori dubbi: tanti. A cominciare dalla rivelazione che la Cia aveva messo nel mirino e spiava anche il fratello di John, Bob Kennedy, che allora era Ministro della Giustizia. E poi, a leggere l’accurata lettura interpretativa che ne fa il Wall Street Journal, c’è la consapevolezza da parte di Cia ed Fbi di avere avuto informazioni sufficienti sulla pericolosità di Lee Oswald (l’assassino), ma di non avere mosso un dito.
Oswald, l’assassino noto a Cia e Fbi
Così sostiene, convintamente, il Wall Street Journal: «La pubblicazione potrebbe anche fornire maggiori informazioni sul fatto che la Cia e il Federal Bureau of Investigation abbiano ignorato evidenti segnali di avvertimento sui piani di Oswald nei mesi precedenti la sparatoria di Dallas. Sia l’Fbi che la Cia avevano prove piuttosto chiare – prosegue il Journal – che Oswald fosse una minaccia in particolare per John Kennedy». Lo ha affermato Philip Shenon, autore di un libro sulla Commissione Warren. «Era nei loro file e poiché lo hanno ignorato e lui ha fatto quello che ha fatto, c’è stata una copertura aggressiva», ha affermato. La verità è che Oswald era già tenuto d’occhio da un pezzo, specialmente per i suoi frequenti viaggi in Russia e a Città del Messico.
Lo spionaggio sapeva e ha lasciato fare?
Praticamente, gli 007 americani sapevano tutto di lui e ne conoscevano anche la pericolosità. Eppure nessuno si è mosso. Oswald riuscì a procurarsi indisturbato il fucile, un Mannlicher-Carcano 91/38 (il fucile italiano d’ordinanza nella prima guerra mondiale), acquistandolo per corrispondenza a Chicago, con un mirino telescopico per $ 19,95. Pagò 1,50 dollari per la spedizione. Il fucile fu inviato a una casella postale a Dallas. Oswald si esercitava tutti i giorni a sparare, come fosse la cosa più naturale del mondo, sul greto del fiume Trinity, proprio vicino al centro di Dallas. E l’Fbi dov’era? Forse la Cia (spionaggio estero) non aveva informato il Bureau (controspionaggio interno)? In ogni caso, la spiegazione ufficiale sulla classificazione dei documenti, riguardanti Kennedy, convince solo fino a un certo punto. Finora non ci sono rivelazioni eclatanti, è vero, ma c’è la conferma che il Rapporto Warren può essere stato fuorviato.
Cia e Fbi manipolatrici, i sospetti possibili
Dalle nuove carte esce fuori il fatto che la Cia e l’FBI hanno sicuramente “coperto” delle informazioni. Una cosa che rimette tutto in discussione. In ogni caso, senza rifare dietrologie, ci sono fin troppe casualità “convergenti” in questa storia, così come domande senza risposta. A cominciare dalla discordanza (conclamata, smentita e poi “rimossa”) nei risultati delle due autopsie, quella di Dallas e l’altra, eseguita dai medici del Bethesda Naval Hospital, la notte successiva. Le ferite refertate in questa seconda operazione apparivano molto più estese, rispetto a quelle valutate all’ospedale di Dallas. Perché? Forse per rimuovere un altro proiettile entrato frontalmente? Questa ipotesi sarebbe compatibile con la perdita di materia organica, del Presidente, trovata sul cofano posteriore della limousine. I “complottisti”, naturalmente, sostengono che una tale manovra sarebbe stata necessaria per estrarre schegge di proiettili di calibro diverso, rispetto a quello del fucile di Oswald.
Più colpi e più assassini?
D’altro canto, senza voler entrare nel merito, va però detto che l’analisi rallentata dei filmati lascia la netta sensazione che il Presidente Kennedy subisca almeno un secondo colpo frontale. Tornando alla massiccia declassificazione ordinata da Trump, bisogna dire che non tutti hanno gradito. I Democratici (e l’area liberal in genere), hanno visto la mossa come l’ennesimo espediente per raccattare consensi a basso prezzo e mettendo a rischio la “onorabilità” di agenzie come la Cia e l’Fbi. E poi, in molti hanno sottolineato che nella foia di aprire gli archivi, nel mazzo sono finiti anche i “dati sensibili” (sicurezza sociale) di 200 tra parlamentari e funzionari federali.
Solo cartacce?
Particolarmente critico è stato il Washington Post, che ha quasi sbeffeggiato l’iniziativa di Trump, dicendo che già si sapeva che si sarebbe trattato di cartacce. Nondimeno, il glorioso giornale che fu del Watergate, le sue 70 righe di articolo le ha fatte firmare a 7 giornalisti e 33 collaboratori. Un record mondiale. Allora, viene voglia di credere che le nuove carte, al Post, se le siano passate ai raggi X. Perché, alla fine, negli Archivi dello Zio Sam, forse qualcosa di scomodo si trova sempre.
21/03/2025
da Remoconro
Solo cartacce?
Particolarmente critico è stato il Washington Post, che ha quasi sbeffeggiato l’iniziativa di Trump, dicendo che già si sapeva che si sarebbe trattato di cartacce. Nondimeno, il glorioso giornale che fu del Watergate, le sue 70 righe di articolo le ha fatte firmare a 7 giornalisti e 33 collaboratori. Un record mondiale. Allora, viene voglia di credere che le nuove carte, al Post, se le siano passate ai raggi X. Perché, alla fine, negli Archivi dello Zio Sam, forse qualcosa di scomodo si trova sempre.