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Dal Canada la risposta dura ai dazi di Trump

Dal Canada la risposta dura ai dazi di Trump

Politica estera

27/08/2026

da Remocontro

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Per ogni dazio Usa un altro dazio contro. Il primo ministro canadese sempre più combattivo contro le politiche ostili degli Stati Uniti, dall’8 settembre imporrà dazi fino al 50 per cento su alcuni beni importati dagli Stati Uniti. È una risposta ai dazi del 50 per cento su alcune delle importazioni dal Canada imposti pochi giorni fa dal presidente statunitense Trump.

Basta prepotenze

Carney, a differenza di troppi altri leader più deferenti si sta scontrando apertamente con Trump. Già la scorsa settimana Carney aveva interrotto i colloqui sui dazi con gli Stati Uniti, dopo mesi di trattative infruttuose. In un discorso molto duro aveva aggiunto che, invece di accettare un accordo sui dazi che riteneva penalizzante, il Canada avrebbe risposto «dollaro su dollaro», accettando le conseguenze negative dei nuovi dazi statunitensi e imponendone di propri, come ora ha fatto, sottolinea il Post.

Scambi ma nessuna deferenza

Il Canada e gli Stati Uniti hanno importanti scambi commerciali, favoriti ovviamente dal fatto di condividere un lungo confine. Dall’inizio del suo secondo mandato però Trump sta portando avanti una  guerra commerciale con molti degli alleati statunitensi, compreso il Canada: ha usato i dazi come strumento di pressione sia economica, per spingere i paesi ad accettare accordi commerciali che secondo lui erano maggiormente favorevoli agli Stati Uniti, sia politica, per convincerli a trattare o per cercare di intervenire nelle loro questioni interne. Ma ha decisamente esagerato come sempre nei modi e nella sostanza. 

Impara l’educazione e vaffa

Secondo Carney il Canada non deve cedere a queste pressioni, e per questo ha risposto imponendo dazi a sua volta. È un approccio opposto a quello della maggioranza degli altri paesi, che si sono affrettati a mostrarsi accomodanti con Trump pur di sventare i dazi altissimi che minacciava. È però in linea con l’atteggiamento che Carney, leader del Partito Liberale canadese (di centrosinistra), ha tenuto sin dalle elezioni di aprile del 2025, che vinse anche perché era visto come il politico più adatto a tenere testa al presidente statunitense dai tratti apertamente caratteriali e fuori misura.

America ‘potenza ostile’ per mezzo mondo

I dazi imposti dal Canada sui beni importati dagli Stati Uniti avranno varie aliquote. Saranno pari al 50 per cento del valore per acciaio e alluminio, che in precedenza erano soggetti solo a un dazio del 25 per cento, e per varie altre merci, tra cui prodotti di arredamento e di abbigliamento. Saranno del 25 per cento per elettrodomestici, latticini, pesce e frutti di mare, e per alcuni prodotti fatti di acciaio e alluminio. Verrà anche messo in atto un piano del valore di 7,5 miliardi di dollari canadesi (circa 4,6 miliardi di euro) per sostenere le aziende e i lavoratori che saranno danneggiati.

Il bis di Davos in Svizzera

Il discorso con cui sabato Carney ha comunicato la decisione di interrompere le trattative con gli Stati Uniti è stato una specie di seconda puntata di quello, molto commentato, che aveva fatto a gennaio al forum di Davos in Svizzera. In quell’occasione, pur senza nominare direttamente gli Stati Uniti, aveva parlato di come le «medie potenze» come il Canada dovessero allearsi contro un ordine mondiale dettato dalla forza perché, diceva in uno dei passaggi più noti, «se non sei seduto al tavolo, sei sul menu».

  • Sabato è stato molto più esplicito e ha descritto gli Stati Uniti come una potenza ostile: una minaccia al Canada e all’economia mondiale. «Sei in guerra quando vieni attaccato, e noi siamo stati attaccati», ha detto.

‘Dollaro su dollaro’

Caricaturale, Trump, ha annuncia di voler cambiare il nome del lago Ontario in ‘lago America’. Una provocazione che conferma la fissazione di Trump nel voler ridisegnare la mappa dell’emisfero occidentale su cui gli Stati Uniti si sentono leader indiscussi. Ma non è esattamente così. Il premier dell’Ontario, Doug Ford,  ha definito il presidente americano un “perdente e un tiranno”, spingendosi a suggerire di lasciare gli Stati Uniti al buio tagliando le forniture di corrente elettrica. Canadesi uniti con i loro governanti, statunitensi no. “Il 40% delle esportazioni dell’Ohio e il 60% di quelle Michigan è diretto in Canada. Non riesco a immaginare che i repubblicani di quegli stati e nel resto del Paese siano entusiasti dell’assurdità promossa da Trump. Probabilmente in segreto fanno il tifo per Carney”, ha commentato l’ex segretario di Stato, Hillary Clinton.

Attento a te ‘gorillone’

  • Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca e ha provato a rivendicare il Canada come 51mo Stato, i canadesi hanno fatto muro e causato un crollo delle vendite di prodotti ‘Made in Usa’. In forte calo anche il turismo canadese negli Stati Uniti, per anni meta privilegiata e facilmente raggiungibile. Per il Canada, indubbiamente, la stretta di Trump rappresenta un duro colpo all’economia. Ma anche per gli Stati Uniti le conseguenze non sono indifferenti: il rischio è un ulteriore aumento dei prezzi per i consumatori, già messi alla prova da un carovita che non molla la presa e che, a loro avviso, vede nei repubblicani i maggiori responsabili.
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