25/02/2026
da La Notizia
Il Senato approva la fiducia sul Dl Ucraina con 106 sì. Maggioranza compatta, opposizioni all’attacco su armi e diplomazia
Con 106 sì, 57 no e appena 2 astenuti, è arrivato il via libera del Senato alla fiducia sul Dl Ucraina che proroga l’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari a Kiev, rinnova i permessi di soggiorno per i cittadini ucraini e introduce misure per la sicurezza dei giornalisti freelance.
Una votazione il cui esito era a dir poco scontato e che, proprio come da programma, non ha riservato colpi di scena, segnando per l’ennesima volta la distanza siderale che permane tra la maggioranza e le opposizioni.
Sì del Senato al dl Ucraina, esulta la maggioranza
Dopo il via libera, dai banchi di Fratelli d’Italia è scatatto un lungo e convinto applauso. La senatrice Ester Mieli ha rivendicato una scelta di campo che, a suo dire, precede l’ingresso al governo perché, spiega, “Fratelli d’Italia è sempre al fianco di Kiev ed è consapevole che la resistenza è stata fondamentale”. “La libertà ha un costo”, scandisce in Aula. E ancora: sostenere Kiev non significa alimentare la guerra, ma evitare una pace fittizia.
Il ragionamento è chiaro. L’interesse nazionale si difende con la diplomazia, sì, ma anche con fermezza e deterrenza. Una postura che la maggioranza considera coerente, riconosciuta a livello internazionale, lontana dall’etichetta di “guerrafondai” che le opposizioni agitano.
M5S non ci sta: “Stop all’ipocrisia sull’invio di armi all’Ucraina”
Ben diverso l’umore delle opposizioni che hanno dato battaglia fino all’ultimo secondo. Il senatore Bruno Marton del Movimento 5 Stelle, nel suo intervento post voto, ha criticato duramente la maggioranza. Prima ancora delle cifre e delle strategie, c’è un tema politico enorme: l’incoerenza della maggioranza. In Aula abbiamo assistito all’ennesimo esercizio di memoria selettiva e doppi standard”, ha spiegato il pentastellato.
Lo stesso ha poi rivendicato quattro anni di voti contro l’invio di armi da parte del Movimento 5 Stelle e ha contestato i numeri sulle spese militari forniti dall’esecutivo. “Si minimizza l’aumento delle spese militari parlando di uno 0,15% in più di PIL. Ma lo 0,15% sono circa 3 miliardi aggiuntivi ogni anno. Il 2% significa oltre 40 miliardi. Con la traiettoria attuale arriveremo a spendere fino a 70 miliardi l’anno per la difesa”, ha fatto notare Marton.
Pentastellato che, a conclusione del proprio intervento, ha detto che questi “non sono decimali ma sono 30 miliardi in più rispetto a oggi” che, a suo dire, vengono sottratti a Sanità, Scuola e Lavoro.
Le critiche del Pd alla maggioranza: “L’Italia ormai stabilmente nelle retrovie della diplomazia”
Il Partito Democratico, la cui posizione è sempre stata meno netta, si è limitata a criticare le mosse della maggioranza. Piero De Luca parla di un’Italia che “purtroppo è scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump”.
Tutte ragioni per le quali denuncia che oramai “a rischio c’è la sicurezza, l’autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l’intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell’Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d’orgoglio, che riporti l’Italia là dove le spetta”.

