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Dal Vaticano al Messico: la solidarietà a Cuba

Dal Vaticano al Messico: la solidarietà a Cuba

Politica estera 

27/02/2026

da Il Manifesto

Claudia Fanti

Rotta su Cuba Arrivate (e altre in arrivo) tonnellate di aiuti umanitari

È andata oltre le aspettative la campagna di raccolta di viveri e medicine per il popolo cubano lanciata in Messico dal gruppo Va por Cuba e dall’Asociación de Cubanos Residentes en México José Martí: con lo slogan “De pueblo a pueblo, acabemos con el bloqueo”, i messicani hanno donato circa 300 tonnellate di aiuti, caricati dalla Marina messicana, insieme ad altre 900 tonnellate di alimenti, su due navi, la Papaloapan e la Huasteco, dirette all’isola. Si tratta, peraltro, del secondo invio nelle ultime settimane, dopo un primo carico di 814 tonnellate giunto a L’Avana lo scorso 12 febbraio.

PER LA PRESIDENTE Claudia Sheinbaum, sostituire il petrolio – 84.900 i barili arrivati a Cuba dal Messico lo scorso gennaio, prima del decreto esecutivo di Trump – con gli aiuti umanitari deve apparire del resto un compromesso onorevole: soccorrere il popolo cubano senza incorrere nelle sanzioni di Trump, premendo allo stesso tempo per un accordo con Washington che consenta di riprendere le forniture di petrolio a Cuba e proponendosi come mediatore tra i due paesi.

La stessa disponibilità sarebbe stata offerta anche dal Vaticano, secondo quanto indicato ad Agenzia Nova da fonti riservate: sarebbe proprio questo l’obiettivo della visita del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla, giunto mercoledì a Roma, dove tra l’altro si troverebbe ancora l’incaricato d’affari degli Usa a Cuba Mike Hammer, dopo il suo incontro con il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher. Già il primo febbraio, del resto, Leone XIV aveva espresso grande preoccupazione per «le sofferenze del caro popolo cubano», unendosi ai vescovi cubani nella richiesta di un ritorno al dialogo.

NON MANCANO di certo, comunque, le critiche all’embargo energetico, come per esempio quelle della Cina, che, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, ha ribadito il fermo sostegno di Pechino all’isola «nella difesa della propria sovranità e sicurezza nazionale e nell’opposizione a ogni interferenza esterna»: «Invitiamo ancora una volta gli Stati uniti a cessare immediatamente il blocco, le sanzioni e qualsiasi forma di coercizione contro Cuba». Un sostegno diplomatico accompagnato dalla spedizione di 90.000 tonnellate di riso e dall’istituzione di una linea di assistenza finanziaria di emergenza per 80 milioni di dollari.

RESTA INVECE ancora da sapere se la petroliera Sea Horse, in viaggio verso Cuba con quasi 200.000 barili di carburante russo, sfuggirà al destino del tanker colombiano Ocean Mariner, che, partito dal porto colombiano di Barranquilla con 30mila barili di carburante diesel, è stato intercettato a sole 70 miglia dalla costa cubana e costretto a tornare indietro, malgrado il presidente colombiano Gustavo Petro abbia escluso ogni «illecito»: «Era un trasporto tra compagnie private».

NÉ LA RUSSIA né la Colombia hanno del resto fatto mancare il proprio sostegno: se il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato che il suo paese sta valutando proposte per aiutare Cuba con il carburante, Petro ha invitato gli Usa a «cambiare la propria politica» nei confronti dell’isola caraibica, criticando l’inasprimento del blocco economico e petrolifero, non senza sollecitare Cuba a cambiare modello energetico, passando dal petrolio all’energia solare. «In America latina possiamo dare appoggio fabbricando pannelli solari», ha scritto su X.

Solidarietà è stata espressa anche dal primo ministro della Giamaica Andrew Holness, che martedì, durante la riunione della Caricom, la Comunità dei Caraibi, a Georgetown, ha esortato ad affrontare «la situazione a Cuba con chiarezza e coraggio», ricordando come «i suoi medici e i suoi insegnanti» abbiano «prestato servizio in tutta la regione». Mentre il Canada ha annunciato che fornirà all’isola «con effetto immediato» aiuti umanitari per circa 5 milioni di euro, distribuiti tramite partner «affidabili» insieme al Programma alimentare mondiale e all’Unicef, in maniera da garantire che l’aiuto «raggiunga direttamente il popolo cubano».

CI SI ASPETTAVA di più, forse, da Lula, che pure il 7 febbraio, durante la celebrazione dei 46 anni del Pt a Bahía, ha espresso la solidarietà del Brasile al popolo cubano, invitando il partito a «trovare il modo di aiutare».

A premere per misure concrete è però il Sindacato dei lavoratori del settore petrolifero, secondo cui «le necessità annuali di petrolio da parte di Cuba corrispondono a meno di una settimana di produzione della Petrobrás». Si è dato intanto già da fare il Movimento Sem Terra, che, nel quadro di una campagna di solidarietà «permanente», ha inviato l’11 febbraio un primo carico di oltre una tonnellata e mezzo di farmaci prioritari, in base alla lista fornita dal Ministero della Salute cubano.

MA SE È IMPOSSIBILE dar conto di tutte le iniziative promosse in giro per il mondo a favore di Cuba, grande importanza avrà sicuramente l’arrivo all’Avana, il 21 marzo, del “Nuestra America Convoy”, la già annunciata flotilla per Cuba diventata nel frattempo un convoglio internazionale di aiuti umanitari promosso da una coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni coordinate dall’Internazionale Progressista con il contributo di Mariela Castro Espín, figlia dell’ex presidente Raúl Castro: un’operazione coordinata via terra, mare e aria con l’obiettivo di consegnare alimenti, medicinali e beni essenziali alla popolazione cubana.

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