25/04/2026
da La Notizia
I leader accusati dalla Cpi di crimini contro l'umanità sono "attualmente" tali, nel momento stesso in cui si assegnano i premi.
La giuria della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha messo per iscritto quanto i tribunali internazionali hanno già stabilito. Il 23 aprile, la presidente Solange Farkas e le altre componenti hanno dichiarato che “si asterrà dal prendere in considerazione quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale”. Il Leone d’Oro e il Leone d’Argento, cerimonia il 9 maggio, non potranno andare né alla Russia né a Israele.
Il mandato d’arresto della CPI contro Netanyahu è del novembre 2024. Da allora ha prodotto effetti in ambiti sempre più distanti dalle aule di giustizia. Una giuria culturale italiana, in piena autonomia, ha stabilito che quel mandato vincola anche le valutazioni estetiche. La Biennale si è limitata a precisare che la giuria “opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle sue funzioni”: né approvazione né sconfessione, solo la presa d’atto di una distanza.
Nel 2024 il padiglione israeliano era stato chiuso all’inaugurazione da Ruth Patir. Partecipa, espone, ma non concorre. La distinzione è netta: non è l’artista ad essere escluso, è lo Stato che lo rappresenta a diventare ineleggibile finché Netanyahu risponde all’Aja di crimini contro l’umanità.
La Global Sumud Flotilla — 63 imbarcazioni partite stamani da Siracusa — naviga verso Gaza. Maria Elena Delia, portavoce italiana della missione, ha dichiarato ieri: «A Gaza non è cambiato niente dall’anno scorso, eppure ci dicono che va tutto bene».
Anche la dichiarazione della giuria veneziana dice altro. I leader accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità sono “attualmente” tali — non in astratto, non a titolo storico, ma adesso — nel momento stesso in cui si assegnano i premi.
Per questo che tutti gli occhi devono essere puntati su Gaza.

