10/02/2026
da Pagine Esteri
Alcune ore dopo nuovi scontri sul confine tra le forze armate afghane e quelle pakistane, la notte scorsa il Pakistan ha bombardato Kabul. Oltre alla capitale afghana, sono state colpite anche le province di Paktia e Kandahar. Secondo le autorità pakistane, gli attacchi avrebbero fatto almeno 133 morti tra i talebani e 200 feriti e avrebbero distrutto 27 postazioni talebane. Il governo talebano ha finora confermato i raid ma non i dati sul numero delle vittime, tra le quali, però, secondo Kabul ci sarebbero anche diversi civili, tra cui molte donne e bambini.

Cessa al momento la speranza che le crescenti ostilità tra i due Paesi si possano risolvere con la diplomazia: la catastrofe di un conflitto annunciato ha inizio. Non usa mezzi termini il ministro della difesa pakistano, Khawaja Mohammad Asif, che sul suo canale X ha dichiarato, dopo i raid sulla frontiera con cui l’esercito talebano aveva di nuovo attaccato le postazioni militari dello Stato confinante: “La nostra pazienza è finita. Adesso tra di noi è guerra aperta”. Gli ha fatto eco il primo ministro Shehbaz Sharif, che ha dichiarato che le forze militari pakistane “hanno la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva” e che “l’intera nazione è fianco a fianco con l’esercito pakistano”.
Una dichiarazione di guerra, che non lascia adito a dubbi. L’operazione è stata battezzata dalle autorità pakistane “Ghazab lil Haq”, che significa “furia giusta”. Come ha detto il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi, infatti, i bombardamenti sull’Afghanistan della notte di venerdì sono stati “una risposta appropriata” agli attacchi afghani.

Il ministro Asif ha aggiunto di aver sperato che il governo talebano avrebbe portato stabilità nella regione, dopo il ritiro delle truppe Nato, e che al contrario l’Afghanistan in questi anni si è fatto rifugio per terroristi da tutto il mondo ed “esportatore di terrorismo”. Un’accusa che non lascia più spiragli per il dialogo con il governo di Kabul, da tempo criticato da Islamabad di non agire per contrastare le formazioni terroristiche attive sul territorio pakistano con frequenti attacchi suicidari. Le loro basi, secondo il Pakistan, si troverebbero in Afghanistan.
I rapporti tra i due Paesi, confinanti per i 2.611 km della cosiddetta “linea Durand”, si sono progressivamente inaspriti dall’ascesa del governo talebano nel 2021. Questa dichiarazione di guerra è l’esito atteso di un lungo periodo di escalation frammentato da fragili tentativi di tregua, l’ultima inaugurata timidamente proprio alla fine dello scorso anno. Nell’ottobre del 2025, infatti, il Qatar e la Turchia si erano fatti promotori e garanti dell’ultimo cessate il fuoco concordato tra Islamabad e Kabul, dopo che gli scontri avevano raggiunto pericolosi apici di violenza: almeno 70 persone, tra pakistani e afghani, erano state uccise nei raid da una parte all’altra del confine. La tregua, tuttavia, non era destinata a durare, e negli scorsi mesi gli scontri tra i due eserciti non si sono mai arrestati.
Il Pakistan ha accusato ripetutamente in questi mesi l’Afghanistan di ospitare e supportare, o quantomeno di non fare abbastanza per contrastare, i terroristi che attraverso il confine arrivano sul suolo pakistano per compiere attacchi sanguinosi e per destabilizzare il governo. Queste accuse si sono tradotte progressivamente in scontri aperti e raid sempre più sanguinosi. In particolare, la formazione che mette a repentaglio la sicurezza del Pakistan è quella chiamata Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), un gruppo estremista nato nel 2007. I talebani del Pakistan del Ttp, ufficialmente non legati al governo de facto afghano, hanno approfittato dell’ascesa dei talebani a Kabul per prendere sempre più potere e muoversi più liberamente attraverso il confine tra i Paesi, moltiplicando gli attacchi contro scuole, moschee, mercati, aeroporti in Pakistan.
Per il Pakistan, l’Afghanistan avrebbe potuto contrastare il Ttp e non ha voluto farlo. Dal canto loro, i talebani hanno sempre negato di aver offerto rifugio ai terroristi in chiave anti-Pakistan. Secondo alcuni analisti, però, il governo dei talebani afghani non avrebbe voluto minare troppo al potere del Ttp per evitare di farselo apertamente nemico e spingere così i suoi miliziani a spostarsi in posizioni più vicine al grande rivale del gruppo al potere a Kabul, lo Stato Islamico del Khorasan.
Che l’escalation, in assenza di una presa di posizione chiara da parte dei talebani, avrebbe portato alla guerra era inevitabile. A questo punto si passa già al confronto tra le due potenze. Da una parte il Pakistan, che può contare sull’appoggio della Cina, su programmi nucleari, su una marina e un’aeronautica, oltre che su un esercito di almeno 560.000 unità. Dall’altro lato, l’Afghanistan, che oltre che essere un Paese in piena catastrofe umanitaria è anche debole sul piano militare: un esercito che è almeno un terzo di quello pakistano, pochi aerei ed elicotteri, molti di era sovietica, e nessun arsenale nucleare. Al di là dei numeri e delle rassegne delle truppe, come sempre si tratta dell’ennesimo conflitto che, se non si fermerà sul nascere, si abbatterà innanzitutto sui civili: saranno loro, da entrambe le parti, i primi ad essere “schiacciati”, per riprendere il termine utilizzato dal primo ministro pakistano.
Intanto, l’Iran si offre come mediatore tra le due parti per raggiungere un accordo diplomatico. Su X, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto: “La Repubblica islamica dell’Iran è pronta a fornire qualsiasi assistenza necessaria per facilitare il dialogo e migliorare la comprensione e la cooperazione tra i due Paesi”. Anche la Russia si è offerta di mediare. Meno mite la reazione dell’India: il portavoce del ministero degli esteri ha dichiarato che il Paese “condanna fermamente gli attacchi aerei del Pakistan sul territorio afghano che hanno fatto diverse vittime civili, tra cui donne e bambini, nel mese sacro del Ramadan” e che si tratta dell’ “ennesimo tentativo del Pakistan di esternalizzare i suoi fallimenti interni”. Il ministro pakistano Asif, del resto, nell’accusare il governo talebano di supportare i gruppi terroristi anti-pakistani, aveva aggiunto su X che l’Afghanistan è oramai “una colonia dell’India”.
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres intanto interviene per chiedere il ritorno agli strumenti diplomatici e soprattutto la protezione dei civili da entrambe le parti. Civili che, però, iniziano già a scappare o a essere evacuati dalle autorità in vista di un conflitto che è soltanto appena cominciato: vicino al valico di Torkham, un intero campo profughi è stato evacuato dopo che gli scontri vi hanno provocato 13 morti, tra cui donne e bambini. Lo stesso succede in territorio pakistano, dove i civili vengono allontanati dalla frontiera, in previsione di altro sangue e nuove esplosioni.

