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Ddl antisemitismo, Pd diviso. Boldrini: «Bisogna votare no»

Ddl antisemitismo, Pd diviso. Boldrini: «Bisogna votare no»

Politica italiana

08/09/2026

da Il manifesto

Andrea Carugati

Montecitorio Dal Nazareno la linea dell’astensione. Nella destra dem possibili alcuni sì. L’Anpi contraria. L’ex presidente della Camera: «Un regalo della destra italiana a Netanyahu». Guerini: «Aspetto la discussione nel gruppo». Anche Scotto e Stumpo tra i contrari.

Se al Senato, nel marzo scorso, il Pd si era diviso in due sul ddl antisemitismo, ora alla Camera rischia di spaccarsi in tre parti. La linea ufficiale, salvo sorprese, dovrebbe essere quella dell’astensione, già praticata a palazzo Madama nel tentativo (non riuscito) di non spaccare il gruppo. Sei mesi fa sei senatori capitanati da Graziano Delrio votarono a favore del ddl della destra, che ha adottato la contestata definizione di antisemitismo di Ihra, sgradita anche all’ala più progressista del mondo ebraico perché pone le critiche alle azioni di Israele alla stregue di atteggiamenti antisemiti.

ORA ALLA CAMERA SI RIAPRE il problema per i dem. Domani ci saranno i primi voti in commissione Affari Costituzionali: il Pd con M5S e Avs ha presentato emendamenti che mirano a sostituire la definizione Ihra con quella di Gerusalemme. E qui non ci dovrebbero essere sorprese: le opposizioni marceranno compatte. A fine mese (massimo ai primi di ottobre) il testo arriverà in aula per l’ok definitivo. E lì i dem rischiano appunto di spaccarsi in tre. Tra chi, come Laura Boldrini e altri, è intenzionato a votare un secco no, in sintonia con le mobilitazioni di un largo fronte di associazioni che già domani a ora di pranzo manifesteranno davanti a Montecitorio; chi seguirà le (probabili) indicazioni di Schlein per l’astensione; e chi invece, nella destra Pd, voterà a favore, e cioè i deputati più vicini all’associazione Sinistra per Israele (come Piero Fassino), che ieri ha chiesto ufficialmente ai dem di convergere con le destre per il sì al ddl.

BOLDRINI VUOLE CONDURRE una battaglia dentro il partito per spostare il gruppo verso il no. E non ha dubbi sul fatto che il Pd debba contrastare il ddl. Per questo sarà anche alla manifestazione di domani con le associazioni. «La dichiarazione Ihra è un modo per censurare la libertà di espressione. L’approvazione è un regalo della destra italiana a Netanyahu. L’Italia sarebbe il primo paese in Europa a trasformare la dichiarazione Ihra in norma di legge. L’idea di indicare le critiche al governo di Israele come antisemite dopo il genocidio a Gaza, e mentre è in corso la pulizia etnica in Cisgiordania, è una follia. Si rischia di mettere il bavaglio alla stampa e alla discussione pubblica, compresi i luoghi di studio. Per questo ritengo che serva una posizione netta del Pd, non basta l’astensione».

L’ex presidente della Camera invita i dem a riflettere: «In piazza ci saranno molte associazioni, come Arci, Acli, la Cgil, Amnesty, con cui collaboriamo da tempo e con cui stiamo stati a Rafah, sulla Flotilla e a L’Aja per manifestare solidarietà alla Corte penale internazionale». Sulla stessa linea ci sono deputati come Gianni Cuperlo, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Ouidad Bakkali che sono stati a Rafah. Nessuno di loro ha ancora preso una decisione sul voto in aula, ma intendono porre il tema durante la discussione che ci sarà nel gruppo dem alla Camera.

LA STESSA POSIZIONE è quella espressa dai riformisti, che pure sono indicati tra quelli che potrebbero votare a favore. «Sono all’antica, prima di decidere come votare attendo la discussione nel gruppo», spiega al manifesto Lorenzo Guerini. Così anche Lia Quartapelle. Per i dem c’è anche il tema del rapporto con gli alleati, visto che Avs e M5S voteranno no. «Il nostro sarà un no deciso perché l’obiettivo del ddl non è reprimere le forme odiose di antisemitismo contro le quali esiste già la legge Mancino. Questo testo vuole mettere un bavaglio alle critiche nei confronti dello Stato di Israele», dice Filiberto Zaratti.

ALLA MANIFESTAZIONE di protesta davanti a Montecitorio hanno aderito anche i Giovani democratici di Roma. In piazza ci sarà anche l’Anpi. «Quel ddl nasconde la possibilità di una gravissima lesione ai diritti di libertà politica, culturale e accademica, colpendo così le manifestazioni di posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese».

L’Anpi colloca la propria posizione sul conflitto israelo palestinese «in una visione coerente con i valori della Resistenza, dell’antifascismo e della Costituzione italiana: opposizione a ogni forma di colonialismo, apartheid e genocidio; difesa del diritto internazionale; solidarietà attiva con i popoli oppressi, lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione razziale».

Dure critiche all’Anpi da Fi e Fdi. «Dimostra di essersi ormai ridotta a una delle tante sigle dell’estrema sinistra e di aver perso ogni credibilità», attaccano i senatori meloniani. Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, esprime «profonda amarezza e ferma condanna» per la decisione dell’Anpi. «Vedere le sigle dei partigiani affiancate a piazze che ostacolano strumenti normativi volti a contrastare l’antisemitismo sconcerta e ferisce la nostra comunità».

 

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