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Del polpaccio e dell’attivismo

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25/10/2026

da Remocontro

Antonio Cipriani

Per salvaguardare la mia salute mentale cerco di ignorare il giornalismo che conta, compreso quello che dicono sia d’inchiesta. Ma certe volte non ce la fai, e inciampi nell’abisso della volgarità, vedendo in tv lo spettacolo triste di Bruno Vespa che insolentisce, forte del suo potere, la leader del movimento studentesco UDU, Sabrina Brizzola, ululandole in faccia: dovete studiare! Capito da che pulpito?

Un vecchio arnese mediatico inamovibile, immagine di una classe dirigente nefasta e ignorante che negli ultimi 35 anni ha fatto a pezzi il Paese dilaniando le conquiste civili e portandoci in una posizione di totale subordinazione internazionale, politica ed economica, capace solo di bruciare le speranze di futuro, accusa una giovane coraggiosa che parla per altri giovani coraggiosi delle ingiustizie palesi che creano e creeranno problemi a tutti… 

  • In quella violenza mediatica ci trovo la rabbia furente di un potere economico, politico e generazionale, che senza alcun merito pretende di essere indiscutibile. 

Non c’è limite nel volersi far del male, quindi ecco Michele Serra, nel salottino ironico della borghesia intellettuale di Fabio Fazio: “Chi non ha pane non fa casino. Fa molto più casino chi non ha le scarpe giuste”. In un colpo solo la supponenza di un’élite privilegiata, con caricatura dei manifestanti, svolge un ruolo analogo a quello di Vespa. Alla violenza di un potere che genera ingiustizia, risponde la violenza mediatica. Scrive Arianna Vicario su Generazione: “Serra è la nuda e cruda rappresentazione del distacco dalla realtà (e dunque dai problemi del popolo, quelli veri che non ti fanno arrivare a fine mese) di quella che socialmente viene definita come classe intellettuale”. E poi conclude, parlando sia di Vespa che di Serra: “…vogliono spiegarci ciò che è giusto, ciò che è sbagliato, come dobbiamo fare, come non dobbiamo fare. Sempre dall’alto delle loro poltrone, però. Perché alla fine, questa classe intellettuale, non vuole lavorare con noi, ma fa di tutto per remarci contro”.

Neanche il tempo di riprendere fiato che appare uno scrittore, Antonio Scurati, che con fare da comico racconta di quei ragazzi che hanno sfondato alla Feltrinelli, ma siccome c’erano solo i libri, sono usciti a mani vuote. Che tristezza questa visione marziana della vita e della protesta, questa continua rivendicazione di superiorità culturale e generazionale inaccettabile. E penso che sia pieno di persone che continuano a indicare il dito e il dito è quello scelto dai media e dai fascisti, mentre la luna, come sempre, non fa parte del dibattito.

Nel frattempo ho visto un ragazzino manganellato da tre energumeni bardati come robocop e quella era la loro divisa. Un giornalista urlava basta, non ha fatto niente, fermatevi. Macché. Aveva la pelle nera, il ragazzino. E ho visto pischelli col volto coperto sfondare una vetrina e saccheggiare tutto: vestiti, scarpe e altre cose di lusso. Una borsa costa più dello stipendio di un mese di mio padre. Così uno ha dichiarato. Poi un gruppo di fasci quarantenni palestrati a mille urlare rossi, zecche, e prendere a schiaffi di frustrazione due ragazzetti magri che tenevano uno striscione di pace. Vogliamo futuro, c’era scritto.

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