Depistaggio Trump. L’ennesimo massacro in Siria. Miliziani Isis in fuga dalle carceri. Gli Stati uniti mollano la Siria del nord-est: unico alleato è al-Sharaa, il presidente qaedista. «Rivolgiamo un appello ai nostri giovani, alle donne e agli uomini del Rojava e del Kurdistan, affinché abbattano i confini e si uniscano alla resistenza».

Alleati vincenti contro l’Isis traditi
La popolazione mobilitata di Jazeera e Kobane, due dei tre cantoni originari della rivoluzione del 2012. «La popolazione è organizzata ed è pronta a qualsiasi possibile attacco -racconta il manifesto-. Quasi il 90% delle persone è armato e partecipa attivamente alla difesa del territorio». Secondo fonti curde, a Damasco non si sarebbe svolto alcun negoziato. Solo un’offerta di resa. Compreso l’inviato speciale statunitense Tom Barrack che avrebbe fatto marcia indietro rispetto alla promessa di sostenere una qualche forma di autonomia per le aree a maggioranza curda. La nuova pratica politica Usa alla Trump, con alleati solo se sottomessi. Europa con Danimarca in corso.
Usa sempre più screditati
Nel Kurdistan iracheno, a Erbil, una manifestazione spontanea ha circondato il consolato Usa per denunciare quello che viene percepito come l’ennesimo tradimento. A Dohuk, le insegne del consolato turco sono state divelte. «Abbiamo visto fratelli e sorelle curdi da ogni parte del Kurdistan in cammino verso il Rojava, e diversi hanno già attraversato il confine». Al mattino, una manifestazione sostenuta dal partito turco-curdo Dem ha raggiunto il valico tra Nusaybin e Qamishlo, abbattendone i cancelli sotto il fuoco dei soldati turchi, sopraffatti dalla folla. Nel pomeriggio gli scontri hanno raggiunto il campo di al-Hol, da anni simbolo del fallimento occidentale nella gestione della questione Isis.
Eroismo curdo nel Rojava
«La distruzione dell’esperienza del Rojava sarebbe come un proiettile sparato contro tutti i movimenti nel mondo, in particolare in Medio Oriente, e contro tutti i popoli oppressi che cercano una speranza». Dopo ore di assalti respinti, in serata l’agenzia governativa Sana ha annunciato una nuova tregua legata a un accordo. Fine della ‘Forze democratiche siriane’ perché c’è un esercito nazionale di cui già s’è visto. Forze curde disarmate, l’obiettivo. Con la risposta popolare non ufficiale ma diffusa: Abbiamo protetto il mondo intero dalla minaccia dell’Isis. Non era un pericolo solo per curdi o arabi, ma per tutti: europei, occidentali, americani. Siamo stati lasciati soli».
Solitudine non equivale a resa
Con l’ammonimento finale. «Ci difenderemo come abbiamo fatto per quasi quindici anni. Oggi viene sostenuto un governo il cui presidente era un membro dell’Isis. Quando il mondo cercava un alleato contro lo Stato islamico, «non ne ha trovato nessuno. E noi ci siamo fatti avanti. Oggi però, martirii, sforzi, tutto viene dimenticato, sacrificato a calcoli politici, alla gestione delle migrazioni, ad altre priorità», riporta ancora Tiziano Saccucci «Forse ora pensano che sia un problema lontano. Ma nel lungo periodo saremo ricordati come coloro che avevano avvertito il mondo. I curdi lo dicevano, mentre tutti guardavano altrove, mentre combattenti leali venivano traditi».
Proteste e arresti nel Kurdistan turco
Intanto Ankara usa il Rojava contro Ocalan per smantellare il confederalismo democratico e le sue unità di difesa. «Mentre in Siria gli scontri armati proseguono, il governo turco intensifica le dichiarazioni politiche e diplomatiche, ribadendo una linea che intreccia «sicurezza nazionale, lotta al terrorismo e sostegno alla stabilizzazione del vicino siriano».
- Il turco Erdogan ripete un messaggio chiaro: «Come in passato, anche oggi non lasceremo sola la Siria», «la Siria appartiene ai siriani, senza distinzione tra arabi, turcomanni, curdi, sunniti, alauiti e drusi», «non sarà tollerata alcuna iniziativa volta a frammentare la Siria». La Siria come alibi, i milioni di popolazioni curde in Turchia il bersaglio reale del nuovo nazionalismo ottomano del regno di Erdogan, avverte Murat Cinar.

