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Deportazioni Ue, Afghanistan posto sicuro

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24/06/2026

da Il Manifesto

Giuliana Sgrena

Unione Europea L’ipocrisia dell’occidente nei confronti dei paesi dilaniati da guerre, regimi e teocrazie dittatoriali non ha fine. Del resto erano stati gli Usa a riportare al potere i talebani a Kabul dopo averli cacciati vent’anni prima

L’ipocrisia dell’occidente nei confronti dei paesi dilaniati da guerre e da regimi e teocrazie dittatoriali non ha fine. Del resto, non erano stati proprio gli Stati uniti a riportare al potere i taleban a Kabul dopo averli cacciati vent’anni prima?

Sebbene l’emirato non sia stato riconosciuto a livello internazionale – salvo dalla Russia di Putin – il nuovo regolamento dEll’Unione europea sui rimpatri offre l’escamotage per l’incontro in corso a Bruxelles. Una delegazione di cinque taleban – non si conoscono i nomi ma due sarebbero stati condannati per crimini dalla Corte penale internazionale – si trova a Bruxelles per incontri «tecnici» con la Commissione europea. Si tratta il rimpatrio di cittadini afghani ma il portavoce della Commissione europea per affari interni, Markus Lammert, si affretta a precisare che l’incontro non implica un riconoscimento dell’emirato, ma l’opportunità di ristabilire contatti sarà riservata agli stati membri che tratteranno direttamente i rimpatri. Secondo il portavoce del ministro degli esteri afghano, si tratterebbe anche la possibilità di aprire sedi consolari in Europa.

Il rimpatrio di cittadini anche se hanno commesso reati – ma pare basterà non aver ottenuto l’asilo – dovrebbe avvenire solo verso paesi sicuri che rispettino i diritti umani. L’Italia non si fa scrupoli quando si tratta di espellere migranti ma ritenere l’Afghanistan un paese sicuro certo romperebbe ogni argine alla violazione del diritto internazionale.

Comunque, già la presenza sul suolo europeo di barbuti condannati dalla Corte penale internazionale potrebbe esporre il Belgio a sanzioni per il mancato arresto, anche se è stato concesso un visto per un giorno solo. Tuttavia, le possibili coercizioni della Corte non hanno impedito al governo italiano di riportare in Libia al Masri e agli Usa di sanzionare addirittura i giudici della Corte che avevano emesso le condanne.

Quanti saranno gli afghani da rimpatriare? Si parla di centinaia, per aver commesso quali reati? Pare che non esista una data base europeo in grado di verificare reati e condanne, saranno i singoli governi a decidere, assumendosi la responsabilità di rimpatriare afghani in un paese dove potranno essere fucilati, torturati o rinchiusi in carceri inumane. Speriamo almeno che non ci siano donne perché in Afghanistan non hanno nessun diritto e vengono uccise anche solo perché invece del burqa portano il niqab (velo integrale con una fessura all’altezza degli occhi). Dall’Europa le deportazioni sono già partite dalla Polonia e dalla Germania, mentre oltre tre milioni di afghani sono stati espulsi dal Pakistan e dall’Iran.

Dal 2021, quando i taleban sono tornati al potere, l’Afghanistan vive in una sorte di limbo, dove, tuttavia, il mancato riconoscimento formale non impedisce rapporti economici con i paesi vicini.

È stata così superata quella situazione spaventosa che obbligava gli afghani senza mezzi di sostentamento, dopo aver venduto tutte le suppellettili di casa, a cedere le figlie in cambio di denaro.

Oltre alla Russia, è soprattutto la Cina a garantire investimenti e tecnologie – anche i taleban hanno ceduto alla modernizzazione – in cambio di materie prime.

Tra i grandi progetti è in corso di realizzazione il gasdotto che collegherà il Turkmenistan con il Pakistan e l’India passando per l’Afghanistan. La realizzazione di questo gasdotto pare avesse motivato l’appoggio degli Stati uniti ai taleban perché ritenevano che il loro arrivo al potere nel 1996 avrebbe garantito la pacificazione del paese, in guerra dal 1979. Così non era stato, ma ora altri attori sono entrati in scena con ingenti investimenti. L’Afghanistan è diventato per l’Iran la strada alternativa per esportare il petrolio in Cina attraverso il porto pachistano di Karachi. Finora lo scontro militare tra Afghanistan e Pakistan, riesploso nel febbraio di quest’anno, non sembra aver bloccato il transito del greggio.

Le immagini degli afghani appesi agli aerei in partenza da Kabul nell’agosto del 2021 per sfuggire ai taleban non sembrano turbare i governi europei, che, anzi, rimpatrieranno quei profughi che per scappare avevano dovuto cercare strade molto più pericolose.

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