05/11/2026
da Il Manifesto
Sforo italico Meloni incontra il presidente di Confindustria. Valditara contro i tagli alla scuola: «Lavoriamo per rimuoverli in parlamento». Salvini non si fida di Giorgetti, il relatore del testo della Lega è della commissione Attività produttive
Più che il tradizionale «cantiere» della manovra, i primi giorni dell’ultima legge di bilancio del governo Meloni hanno l’aspetto del ring, dentro la maggioranza e nei singoli partiti, a cominciare dalla Lega e dai contestati tagli all’istruzione.
IL GIRO di consultazioni informali ieri lo ha aperto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che si è recato a Palazzo Chigi per parlare con Meloni della legge di bilancio. «Un confronto franco e produttivo» ha detto il presidente degli industriali, che alla premier ha avanzato le proprie richieste: proroga dell’iperammortamento fino al 2029 (dal costo di 2 miliardi) e Zes unica anche al Sud su tutte. «Stiamo lavorando» gli ha risposto Meloni, a cui è stato chiesto anche di intervenire sul costo dell’energia. Un pezzo di industriali dell’elettrico hanno abbandonato Confindustria, polemici anche con l’esecutivo, e il tema è vissuto con preoccupazione anche dentro la maggioranza.
IL TASTO DOLENTE della legge, al momento, rimane soprattutto il taglio del personale scolastico, 7mila posti in meno tra docenti e personale Ata a partire dal prossimo anno. Misura sconfessata ieri anche dal ministro leghista Valditara, che sinora aveva fatto trapelare «sorpresa»: «Intendiamo lavorare affinché la misura possa essere eliminata durante l’iter parlamentare», ha detto ieri alla Camera rispondendo a un’interrogazione del Pd. Ha rincarato la dose anche Salvini: «Fare tagli adesso è inutile». Il testacoda è dentro la Lega e dentro la maggioranza, dato che sinora FdI aveva difeso in pubblico e in privato la norma in virtù del calo demografico.
ADESSO anche i meloniani sono aperti a possibili marce indietro, non tanto per lo scoramento degli alleati, gestibile, quanto per quello delle parti sociali. Su tutte la Cisl, da tempo allineata a Meloni, che ieri ha incontrato i dirigenti di FdI a via della Scrofa per avanzare le proprie richieste sulla manovra. «Siamo molto preoccupati per la misura sull’indicizzazione delle pensioni e per i tagli alla scuola», ha spiegato la segretaria Daniela Fumarola. A cui FdI ha fatto aperture: «Esaminiamo le proposte, tenendo conto della realtà», che sarebbero poi le risorse scarse.
SULLE PENSIONI anche Forza Italia vorrebbe trovare un modo di intervenire: ieri gli azzurri hanno riunito deputati e senatori per discutere il testo della manovra, e al termine hanno vergato un comunicato al veleno contro il Mef. «Fi con i suoi interlocutori ha convenuto che la manovra andrebbe migliorata ma, considerando la complessità della situazione internazionale e la scarsità di risorse, anche il Mef dovrebbe fare la sua parte» hanno scritto. Nel gioco del bersaglio con Giorgetti e la Ragioneria, i forzisti hanno chiesto di intervenire su scuole e pensioni, a partire dalla previdenza speciale per il personale militare. Un comparto tradizionalmente più vicino a FdI, ma che negli ultimi mesi si è avvicinato agli azzurri e su cui ora non vorrebbero cedere terreno, dopo le proteste dei sindacati militari che pure hanno scritto a Meloni.
Fatto il punto sulle misure, l’assalto alla diligenza partirà con gli emendamenti al testo. Ieri l’ufficio di presidenza della commissione Bilancio ha stabilito l’iter: la settimana prossima si terranno le audizioni, concluse da quella di Giorgetti il 12 novembre. Il 17 invece scadrà il termine degli emendamenti, il 25 quello dei «segnalati» dai gruppi.
IERI sono stati stabiliti i relatori del testo: per la Lega sarà Alberto Gusmeroli, che però è presidente della commissione Attività produttive, sarà spostato in Bilancio appositamente per la manovra. Il motivo è il redde rationem di Salvini dentro la Lega dopo il congresso straordinario che ha convocato per rivalersi sull’opposizione interna. La relatrice naturale sarebbe stata Silvana Comaroli, capogruppo in commissione e persona di fiducia di Giorgetti. La sua colpa è quella di aver sostenuto Massimo Garavaglia al congresso, vicino al titolare dell’Economia considerato oramai corpo estraneo dall’ala salviniana più intransigente. E così il vicepremier ha commissariato tanto il ministro quanto la relatrice potenziale: «Un’anomalia istituzionale e parlamentare che non può passare sotto silenzio» ha attaccato la dem Maria Cecilia Guerra insieme alle altre opposizioni.
INTANTO il testo ha iniziato a perdere pezzi prima della discussione. Ieri l’ufficio di presidenza della commissione Bilancio ha stralciato tre articoli del provvedimento, tra cui lo sconto obbligatorio del 50% per i libri di testo in versione digitale. Formalmente il motivo dello stralcio è «ordinamentale», hanno subito esultato le associazioni degli editori che nei giorni scorsi avevano protestato con l’esecutivo. Ancor prima del passaggio parlamentare, dove i partiti dovranno allocare anche i 240 milioni lasciati in «dote» alle Camere, il primo snodo decisivo sarà la risposta dell’Ue in merito alla richiesta di ottenere un margine di bilancio più ampio, all’incirca 4 miliardi, per finanziare nuove misure contro l’inflazione. L’Eurogruppo si riunisce lunedì prossimo.

