ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

A destra tiro alla fune sulla legge elettorale

A destra tiro alla fune sulla legge elettorale

Politica italiana

10/09/2026

da Il manifesto

Giovanni Innamorati

Melonellum Il confronto nella maggioranza per sciogliere i nodi sulla riforma elettorale è giunto alle minacce e alle ritorsioni, nel giorno in cui il testo è approdato nell’Aula del Senato

Il confronto nel centrodestra per sciogliere i nodi sulla riforma elettorale è giunto alle minacce e alle ritorsioni, e questo nel giorno in cui il testo del Melonellum è approdato nell’Aula del Senato. Ieri, mentre i senatori di maggioranza respingevano nell’Aula di Palazzo Madama le pregiudiziali alla riforma presentate dalle opposizioni, un vertice degli sherpa del centrodestra si è concluso molto male, con l’accordo solo su un punto ancora da decidere. Un passaggio che ha poi inasprito il dibattito interno alla coalizione tanto che Fdi ha fatto trapelare l’intenzione di valutare l’appoggio ad emendamenti delle opposizioni sulle vere preferenze, invise a Forza Italia oltre che alla Lega. Oggi pomeriggio dunque inizieranno le votazioni sugli emendamenti, con la possibilità di una clamorosa spaccatura nel centrodestra, a meno di un chiarimento nella prima mattinata.

IERI ALLE 10 IL MELONELLUM è approdato in Aula senza mandato al relatore, vale a dire senza che la commissione Affari costituzionali concludesse l’esame degli emendamenti. La riforma, senza lavoro preparatorio della commissione, sarà dunque esaminata punto per punto, emendamento per emendamento, direttamente dall’Assemblea di Palazzo Madama. Dopo che il centrodestra ha respinto le pregiudiziali depositate dai gruppi di opposizione, è iniziata la discussione generale: tutti i senatori del centrosinistra sono intervenuti per ribadire la contrarietà a questa riforma. Se con un repentino rovesciamento di tattica avessero rinunciato tutti a intervenire, si sarebbe dovuto iniziare a votare gli emendamenti e il centrodestra sarebbe andato in crisi, perché non aveva ancora raggiunto un accordo. Infatti il vertice di maggioranza convocato all’ora di pranzo nella sede di Fdi, in via della Scrofa, era fallito.

L’UNICO PUNTO su cui tutti i partiti hanno convenuto è stato quello di mantenere la soglia per accedere al premio di maggioranza al 42%, come anticipato ieri dal nostro giornale, e non farla scendere al 41%, come pure ipotizzava un emendamento di Fdi. Una seconda presa d’atto ha riguardato la rinuncia all’idea del ballottaggio: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha avvisato il proponente Marcello Pera, che nel pomeriggio ha ritirato l’emendamento. Un altro nodo riguardava la cosiddetta norma anti-cespugli, introdotto alla Camera con un emendamento degli “azzurri”, in base alla quale i voti dei partiti sotto la soglia del 3% non sono conteggiati per determinare la cifra elettorale di una coalizione per l’assegnazione del premio.

Come spiegato ieri dal manifesto, il Quirinale aveva invitato la maggioranza ad una attenta riflessione su questa norma, che tutti i giuristi auditi hanno definito incostituzionale; se confermata nel testo definitivo, non solo esporrebbe Mattarella all’imbarazzo di dover promulgare una legge di dubbia legittimità, ma aumenterebbe le possibilità di censura da parte della Corte costituzionale. Di qui la volontà di Fdi di espungerla, con Fi determinata a mantenere almeno l’1% oggi previsto dal Rosatellum. Il compromesso non risolverebbe il problema di incostituzionalità, perché il Rosatellum non assegnava un premio. L’unica soluzione è eleminare qualsiasi soglia. Il che favorirebbe le diverse liste centriste che il Campo largo potrebbe mettere in pista: Fi è convinta che pescherebbero nel suo bacino e resiste.

IN QUESTO CLIMA di tensione il presidente del Senato La Russa ha accettato la richiesta delle opposizioni di sub-emendare l’emendamento di maggioranza sulle finte preferenze: una decisione senza precedenti, perché si possono sub-emendare i testi del governo o del relatore, non quelli degli altri senatori. Dario Parrini (Pd) ha subito depositato un sub-emendamento con le vere preferenze, senza capilista bloccati, mentre ha cominciato a circolare le voce che Fdi stava valutando questa proposta, voce confermata da diversi senatori meloniani. Una soluzione invisa a Fi e alla Lega che a malincuore hanno già ingoiato le preferenze con capilista bloccati. La difficoltà di Fdi è di votare contro le vere preferenze, dovendo poi subire la strigliata di Vannacci, il cui emendamento pro-preferenze era stato votato da Fdi alla Camera. La minaccia dei maloniani a Fi ha ottenuto come risposta una contro-minaccia: se passano le preferenze salta la legge elettorale. Ma la ritorsione dalla premier sarebbe una crisi di governo, con scioglimento delle Camere dietro l’angolo.

I parlamentari e i dirigenti di Fi che hanno confermato l’interessamento all’emendamento con le vere preferenze chiariscono che non è intenzione del partito far saltare la legge elettorale, visto che l’obiettivo principale della riforma è evitare il voto con il Rosatellum e con i collegi uninominali. Resta da registrare che Meloni, ancora una volta, più che trattare e convincere gli alleati vuole sottometterli.

share