Guerra in Iran, dopo Hormuz tocca a Bab el-Mandeb: la ritorsione Houthi blocca il secondo stretto che strozza il mondo. Effetto Iran: dopo Hormuz si strozza pure Bab el-Mandeb: undici navi in un giorno, il Brent oscilla e il conto arriva già alla pompa
Riad si era costruita una via di fuga. Da quando la guerra tra Stati Uniti e Iran, aperta il 28 febbraio, ha strozzato lo stretto di Hormuz, l’Arabia Saudita ha spinto il proprio greggio nell’oleodotto Est-Ovest fino a Yanbu, sul Mar Rosso: il 70% della produzione ha cambiato direzione. Solo che la via di fuga sbocca in un imbuto largo 29 chilometri, e l’imbuto lo tiene proprio chi il 20 luglio ha dichiarato il blocco navale alle navi saudite.
Gli Houthi, cioè Ansar Allah, il movimento sciita che governa il nord dello Yemen, hanno annunciato l’embargo sul principio dell’«occhio per occhio». Ritorsione, dicono, per il bombardamento saudita dell’aeroporto di Sana’a, il 13 luglio. Poi due petroliere saudite sono state colpite in mare. Riad ha replicato venerdì notte con raid su Hodeida, e sabato gli Houthi hanno centrato impianti della Saudi Aramco a Jizan e Yanbu.
L’aritmetica dei due imbuti: da Hormuz a Bab el-Mandeb
Ieri da Bab el-Mandeb sono passati undici mercantili, sette petroliere: il livello più basso da mesi, secondo i dati Kplerrilanciati da Reuters. Nello stesso fine settimana anche Hormuz è rimasto sotto le dieci navi al giorno: prima della guerra ne transitavano 20 milioni di barili quotidiani, il 37% del commercio globale di greggio secondo il rapporto Italian Maritime Economy di SRM, centro studi di Intesa Sanpaolo.
Bab el-Mandeb doveva assorbire l’urto, e lo assorbiva: greggio e condensati sono saliti da 3,7 milioni di barili al giorno nel primo trimestre 2025 a 5,4 milioni in quello del 2026, dati dell’Energy Information Administration. Di lì passa il 12% del commercio mondiale. Adesso quattro petroliere saudite hanno invertito la rotta prima di arrivarci, risalendo verso Suez. L’alternativa è il Capo di Buona Speranza: dieci giorni in più, e premi assicurativi che qualcuno dovrà pur pagare.
Per Donald Trump il conto è altrettanto aritmetico. Dopo tredici notti di bombardamenti ha fermato tutto venerdì sera, e il New York Times scrive che pesano anche le scorte di intercettori Patriot in esaurimento. La guerra che doveva chiudersi in cinque settimane è al quinto mese, a novembre si vota per il midterm, e la benzina la pagano gli elettori. Il presidente dice di avere tutto il tempo.
Il conto arriva alla pompa
Qui da noi la cifra c’è già. Per Suez passa circa il 40% dell’import-export marittimo italiano, sempre secondo SRM, e la strozzatura dei due stretti si scarica dritta sui listini: il 26 luglio la benzina self service stava a 1,981 euro al litro e il gasolio a 2,184, rilevazione del Ministero delle Imprese. A luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi, con un extracosto stimato da Unimpresa in 28,4 milioni al giorno.
Lo sconto sulle accise il governo lo aveva tolto il 3 luglio, giudicando esaurita la stagione degli aiuti proprio mentre il secondo stretto cominciava a chiudersi. Da allora i prezzi salgono senza sosta e il ministro Adolfo Urso promette un decreto entro il 4 agosto: il quinto, che porterebbe verso 2,1 miliardi la spesa 2026 per calmierare la pompa. La copertura esce dall’extragettito Iva prodotto dai rincari. Lo Stato incassa sull’aumento e ne restituisce una fetta, chiamandola misura.
Sul fronte militare, invece, nessuna esitazione. Le navi italiane restano a pattugliare Bab el-Mandeb dentro Aspides, la missione europea prorogata fino al 28 febbraio 2027, dentro una delibera sulle missioni 2026 da 1,806 miliardi. «Aspides non è nata come una gita sociale», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Resta la parte che a voce alta nessuno pronuncia: l’Italia paga la scorta armata alla rotta e paga il rincaro che la rotta strozzata produce, e quel rincaro lo paga due volte, alla pompa e con le tasse che tornano travestite da sconto. Il Brentstamattina è sceso sotto i 93 dollari sulla speranza di una tregua, dopo aver sfiorato 102 la settimana scorsa. Le mappe però non si muovono con i mercati. Gli imbuti restano due.

