25/09/2026
da Remocontro
L’ipotesi di una possibile aggressione russa con i droni è stata data dallo spagnolo ‘El Mundo’. Una notizia inconsistente smentita da più parti. Una rielaborazione di quanto già apparso dopo la visita-flash a Mosca del direttore Cia, John Ratcliffe, il mese scorso. Con ipotesi di studio trasformate in minacce reali
Report Cia di ‘consigli’
Starebbe circolando un report dell’Intelligence Usa che mette in guardia i governi europei sulla “guerra ibrida” di Mosca. Però, quando si scende nei dettagli, tutti negano la possibilità di uno scontro a breve-medio termine con la Russia. Il Ministro degli Esteri estone, in particolare, esclude la possibilità che Putin voglia un conflitto. E allora?
“Sarà presa di mira anche l’Italia”
Il giornale iberico El Mundo, centrodestra già in campagna elettorale, rilancia una notizia, che era circolata in termini più stringati e corretti già quasi un mese fa, e tira in ballo anche l’Italia. In sostanza, si parla della guerra ibrida che Putin intenderebbe condurre contro l’Europa e, in particolare, contro quei Paesi in prima linea negli aiuti all’Ucraina. Scrive El Mundo: “I servizi segreti statunitensi hanno raccolto informazioni sui piani di escalation del Cremlino e le hanno condivise con diversi governi europei. La Russia si sta preparando a nuovi attacchi con droni in Europa, ma questa volta prenderà di mira i Paesi del Mediterraneo, tra cui Spagna, Francia e Italia”. Droni lanciati dal mare, nascosti in un container, spiega una fonte vicina al Ministero della Difesa lituano. La giustificazione di una simile escalation è sul tavolo da tempo – prosegue El Mundo – “Mosca ha ripetutamente insistito sul fatto che fornire armi, informazioni e consiglieri militari all’Ucraina rende i Paesi occidentali partecipanti alla guerra. Finora, ha agito al di sotto della ‘soglia di guerra’, evitando così azioni che potrebbero provocare una risposta della Nato”.
Sarebbero pronti i droni Gerbera
Secondo il quotidiano spagnolo, le autorità lituane (che hanno diffuso informazioni probabilmente classificate n.d.r.) “ora conoscono persino il tipo di drone che i russi potrebbero usare. Si tratterebbe di un Gerbera: lungo circa due metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, in grado di raggiungere velocità intorno ai 160 chilometri orari e con un’autonomia massima dichiarata di 600 chilometri, sempre a seconda del carico esplosivo e di altre variabili come il vento. Una nave mercantile può trasportare un grande numeri di questi droni”. La Lituania, come altri Paesi – chiarisce El Mundo – era a conoscenza di queste informazioni poco dopo il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, avvenuto il 25 agosto. Ratcliffe arrivò a bordo di un aereo militare statunitense che aveva fatto scalo a Riga, proprio sul fianco baltico della Nato. Il Wall Street Journal e Politico hanno riportato che Ratcliffe si era recato in Lettonia per mettere in guardia la Russia da qualsiasi attacco o provocazione contro la Nato”.
L’intreccio con la Cia
“Anche i governi di Spagna, Francia e Italia ne sarebbero stati informati. Questo avvertimento coincide con la reazione eccezionale di Emmanuel Macron, il 16 settembre, due giorni dopo chiamò al Palazzo dell’Eliseo i leader di tutti i partiti e i candidati alle elezioni presidenziali del 2027. Diversi analisti della difesa interpellati hanno confermato di essere a conoscenza di un rapporto della CIA che circola tra i Ministeri degli Esteri europei, un rapporto molto preciso nella descrizione dell’attacco e al quale i francesi hanno dato notevole credito”. Fin qui El Mundo. Però qualcosa non torna. I preparativi per la guerra ibrida russa sembrano fatti da una banda di sprovveduti. Non si vedono i vantaggi che Putin avrebbe a stuzzicare avversari che, a dirla tutta, non aspettano altro che questo per giustificare l’esborso di nuove faraoniche spese militari, di fronte ai propri elettori. E poi, se Putin fosse così in malafede, perché Trump e Rubio lo stanno addirittura invitando al G20 americano?
Ma quale invasione!
Cominciamo dalla fine e vediamo ciò che dichiara il Ministro degli Esteri estone, alla Reuters: “Non riteniamo che la Russia sia in grado, né che si stia preparando, a una qualche forma di aggressione militare attiva contro la Nato o i Paesi europei, dato che non possiede le capacità per un’operazione del genere. Almeno finché le sue forze rimangono pesantemente impegnate in Ucraina”. E se lo dice lui, un baltico, cioè uno dei cittadini ex sovietici più infuriati coi russi, allora bisogna credergli. Perché poi, scava scava, allora si scopre che, quando ti scappa la parolina, tutti capiscono in un istante gli arcani misteri che stanno dietro questa guerra senza senso. Un conflitto che Trump vorrebbe chiudere e che l’Europa vuole tenere aperto, per continuare a logorare la Russia di Putin. Al punto che, nel momento in cui parve di essere più vicini che mai alla pace (al tempo di Minsk1) furono proprio gli europei, per mano del Premier britannico Boris Johnson, a fare stracciare a Zelensky quegli accordi, già sottoscritti.
La Russia “deve” attaccare
Ci si chiederà come mai i politici europei abbiano scoperto improvvisamente la pericolosità della Russia, con cui hanno fatto affari d’oro fino all’altro ieri. Una domanda che vale soprattutto per la Germania e per i suoi accordi “off the record”, all’epoca della riunificazione, con la diplomazia dell’Urss. Oggi paghiamo tutti il conto di quelle misteriose intese (in cui si parlava anche di neutralizzare l’Ucraina). Ma, in modo particolare, subiamo anche le ricadute dovute alle politiche di transizione verde. Lodevoli, ma troppo accelerate nei tempi. Con scadenze draconiane sulle emissioni, che hanno letteralmente regalato l’automotive alla Cina e messo in crisi tutta la metallurgia del Vecchio continente. Per non parlare di interi settori agricoli messi fuori mercato. Una crisi di sistema epocale, sociale prima ancora che politica. Che sta spazzando via, una ad una, le vecchie e incartapecorite classi dirigenti, per dare spazio a nuove elites d’assalto, qualunquiste e populiste allo stesso tempo. Così, i vecchi governi, si sono arroccati dietro politiche di assedio. Stanno cercando di riconvertire i rami secchi dell’industria metalmeccanica con faraoniche commesse di armi. Sperando di tamponare la disoccupazione e di creare ricchezza. Per pochi, che ingrasseranno sulle spalle di molti, perché questi costosissimi sistemi d’arma non saranno mai usati da nessuno.
- Togliere risorse alle pensioni, all’istruzione e alla sanità, perché in fondo di questo si tratta, come può essere giustificato davanti al popolo? Bisogna fabbricare quotidianamente la paura della guerra. Tutti si devono impegnare a identificare un nemico e a farlo temere a chiunque. Qualsiasi cosa succeda, sarà facile attribuirgli ogni possibile nefandezza. Una volta si diceva: “Piove, governo ladro!”. Oggi, al primo tuono autunnale, continuando di questo passo, ci faranno esclamare: “Sono già qui?”.

