25/10/2026
Il Governo ha inviato a Bruxelles il Documento Programmatico di Bilancio (DPB), con cui la Commissione controlla che i conti restino nei binari del nuovo Patto di stabilità. E il Governo Meloni ci resta con zelo.
Secondo la tabella delle misure, nel 2027 la manovra muove 23,5 miliardi, circa l’1% del PIL. Troppo poco per famiglie strette tra inflazione, caro energia e salari fermi, e per un’economia che non crescerà mai più dell’1%. Il deficit, cioè la differenza tra tutte le spese, interessi compresi, e le entrate, scende dal 3,1% del PIL nel 2025 al 2,9% nel 2026, risale al 3,4% nel 2027 e poi cala fino al 2,3% nel 2029. Può superare il 3% solo perché il Governo ha attivato la clausola di salvaguardia nazionale, che fino al 2028 consente di spendere di più per difesa e sicurezza energetica. Secondo Giorgetti, al netto della clausola, il deficit resterebbe sotto il 3% per tutto il periodo di previsione, e la procedura per deficit eccessivo potrebbe chiudersi già quest’anno.
Per armi ed energia, insomma, i soldi si trovano, mentre per tutto il resto vale l’austerità di sempre. Lo mostra l’avanzo primario, cioè quanto le entrate superano le spese senza contare gli interessi. Nel 2027, anche con la spesa in deroga, resta allo 0,9% del PIL, poi risale fino al 2,4% nel 2029, il doppio del 2026. Vuol dire che lo Stato toglierà all’economia oltre 20 miliardi nel 2027 e circa 55 nel 2029. Germania e Francia fanno l’opposto e, anche senza contare gli interessi, spendono più di quanto incassano. L’Italia invece stringe la cinghia, come i governi che l’hanno preceduta, dal centrosinistra a Draghi, accettando i vincoli europei come unica scelta politica.

* Calcolato come interessi meno deficit (per l’Italia, interessi ricavati dal DPB come avanzo primario più deficit). Deficit di Germania, Francia e Spagna: previsioni di primavera 2026 della Commissione europea. Interessi: Commissione europea per la Francia, Bundesbank (dati Commissione) per la Germania, piano fiscale del governo spagnolo per la Spagna.
Nel nuovo Patto conta ancora di più la spesa netta, cioè la spesa pubblica senza considerare gli interessi. Ogni Paese ha concordato con Bruxelles di quanto può farla crescere rispetto all’anno prima, e per l’Italia nel 2027 il limite è l’1,9%, per arrivare poi a un valore obiettivo dell’1,5%. Con la clausola il tasso di crescita sale al 3,3%, poi scende all’1,7% nel 2028 e crolla allo 0,2% nel 2029. Sono però tassi nominali, e se i prezzi salgono più della spesa lo Stato offrirà meno servizi. Con l’inflazione all’1,8% prevista dal Governo, nel 2029 la spesa netta calerebbe di circa l’1,6% in termini reali. Se poi i prezzi continuassero a correre al 4,2% di settembre, in tre anni perderebbe circa il 7% del suo valore reale.
Il Governo promette di tutelare «il potere di acquisto delle famiglie». In effetti, a guardare le singole voci, sembrerebbe che nel 2027 la parte più consistente di risorse andrà a famiglia e spesa sociale. Ma raggruppando le voci, come nella tabella qui sotto, già nel 2027 difesa e infrastrutture superano sanità e famiglie, e nel 2028 la distanza si allarga (8,6 miliardi contro 4,9). Nel 2028 crescono anche le misure fiscali, da 2,2 a 5,2 miliardi, ma il documento non dice a chi andranno. E anche contandole tutte come aiuti alle famiglie, il totale sociale passa da 9,6 a 10,1 miliardi nel 2028 e poi scende a 8,6 nel 2029.

Il documento non dice nemmeno dove finiscano i soldi della clausola. Nella tabella del DPB difesa e infrastrutture valgono lo 0,32% del PIL, contro lo 0,6% consentito, eppure nella sicurezza energetica il Governo fa rientrare perfino scuole, ospedali, università e impianti sportivi. Misure come i trasporti per gli studenti, gli aiuti alle imprese energivore e l’ecobonus, che secondo Marginrientrano nella clausola, possono comparire nella tabella come spesa sociale. Una parte di ciò che sembra sostegno alle famiglie potrebbe quindi essere spesa per l’emergenza energetica, destinata a finire con la clausola.
Sul fronte delle entrate, la voce principale del 2027 sono le «misure a carico del settore finanziario», circa 5 miliardi, che dal 2028 vengono superate da altre entrate non meglio precisate. Non si sa se siano nuove tasse su banche e assicurazioni o imposte solo anticipate, come in passato. Non c’è invece nessun prelievo sugli extraprofitti delle imprese energetiche, che se la sono cavata con un tetto volontario e poco oneroso ai prezzi alla pompa. Eppure, a Bruxelles, è proprio il Governo a chiedere una tassa europea sugli extraprofitti. La Commissione risponde che gli Stati possono farlo da soli, ma il Governo, in casa propria, non lo fa. Infine c’è il fiscal drag, un aumento delle tasse senza bisogno di nessun voto formale. Quando i prezzi salgono, salari e pensioni crescono in termini monetari ma non in potere d’acquisto, mentre scaglioni e detrazioni dell’Irpef restano fermi. Così si paga un’aliquota più alta su un reddito che in termini reali non è cresciuto. Secondo Lavoce, nel solo 2027 il drenaggio vale circa 3,4 miliardi.
La legge di bilancio conferma l’adesione del Governo a un’austerità europea che non ha subito, ma ha negoziato e votato. E il conto più salato arriverà dopo. Gli impegni presi con la NATO spingeranno la spesa militare a crescere per anni, e dal 2029, a clausola finita, dovrà stare dentro il tetto alla spesa netta come ogni altra spesa. Per farle posto bisognerà tagliare ancora di più altrove o alzare le tasse, e a pagare saranno di nuovo i lavoratori. Per questo lo sciopero generale del 30 ottobre indetto dall’USB, contro la guerra e il carovita, per il lavoro e per il diritto di sciopero, riguarda tutti. È da lì che bisogna ripartire.

