11/01/2026
da Il manifesto
Vizio di riforma L’esordio romano del comitatone della «società civile» e dei partiti uniti per la difesa della Costituzione dall’assedio del governo. Dal palco del Frentani, Conte dà una stoccata a Schlein: «Io parlo a nome del M5s». Lei invece deve fare i conti con la sedicente «sinistra per il Sì». La Cgil ha già mandato 2.5 milioni di email per invitare a firmare. Pronto un ricorso al Tar se lunedì in consiglio dei ministri verrà annunciata la data
L’ottimismo della volontà non deve mancare mai. Quindi, anche se il governo e i comitati del Sì al referendum costituzionale vanno avanti come carri armati ormai da mesi nella loro guerra senza quartiere alla magistratura, possiamo dare per buona la definizione data dalla segretaria del Pd Elly Schlein alla fine del battesimo pubblico del comitatone della «società civile per il No» presieduto da Giovanni Bachelet, ieri al centro Frentani di Roma: «Una buonissima partenza».
IN EFFETTI la platea era gremita, molti sono rimasti in piedi, e i leader delle forze del centrosinistra, o campo largo che dir si voglia, c’erano tutti: dalla già citata Schlein a Giuseppe Conte, da Fratoianni e Bonelli a Gianluca Schiavon di Rifondazione Comunista, dai sindaci Clemente Mastella e Roberto Gualtieri a Mario Calì del Psdi . Non mancavano le associazioni – Anpi, Arci, Acli, Libera, Articolo 21 – né i volti noti: l’applauditissimo Sigfrido Ranucci, il Nobel Giorgio Parisi, l’attore Lino Guanciale, Tomaso Montanari, Gherardo Colombo, Benedetta Tobagi. E ovviamente il padrone di casa, il segretario della Cgil Maurizio Landini. Presenti, tra gli altri, il presidente del comitato dell’Anm Enrico Grosso, la presidente di Md Silvia Albano e diversi altri magistrati.
TUTTI, nessuno escluso, hanno annunciato chiaramente che si impegneranno a promuovere il No in lungo e in largo, da qui fino al giorno del silenzio elettorale. Di più: a promuoverlo all’interno di una partita più grande, che sarebbe quella contro il governo di Giorgia Meloni. Del resto, al di là dei più o meno sofisticati discorsi sulla separazione delle carriere e sul ruolo del Csm (eccellente in questo senso l’intervento dell’ex pg della Cassazione Giovanni Salvi), è chiaro a chiunque che la partita referendaria è in realtà una partita sul futuro del paese: dovessero vincere i Sì l’esecutivo ne uscirebbe enormemente rafforzato, tanto che c’è chi ipotizza addirittura un voto politico anticipato all’autunno in modo che la destra possa fare cappotto. Viceversa, se alla fine prevarranno i no, le conseguenze per Meloni saranno pesanti, malgrado lei continui a ripetere che in nessun caso si dimetterà da palazzo Chigi. È facile dirlo adesso, sarà difficile farlo dopo.
LO SCONTRO sulla giustizia si presenta nel solco poliziesco che questo governo scava da quando si è insediato e rappresenta il tentativo di mettere la ciliegina sulla torta di una stagione di dominio incontrastato. La ciliegina in questione è il cambiamento della Costituzione: riforma a costo zero che, dovesse passare, farebbe entrare la premier nella storia una volta per tutte.
E COSÌ dal Frentani la notizia è nella promessa di mobilitazione contro delle varie realtà presenti. «Ci sono ottomila comuni, servirebbero ottomila comitati locali», ha detto Landini con piglio da organizzatore. È un modo per dire che la Cgil si impegnerà, anche perché ormai è l’unica organizzazione che può contare su sedi ovunque in Italia ed ha capacità di movimento di gran lunga superiori rispetto agli altri. Nei giorni scorsi, infatti, dal sindacato sono partite due milioni e mezzo di email agli iscritti per invitarli a firmare sul sito del ministero per un quesito referendario rispetto a quello già presentato dai parlamentari. Una partita che ci ha messo un po’ a cominciare: per settimane tra le forze della «società civile» ci sono state perplessità legate alla paura di non farcela a raccogliere 500.000 sottoscrizioni. Adesso che l’obiettivo è alla portata (superata quota 300.000) c’è la gara a cavalcare la battaglia coraggiosamente aperta in solitaria da quindici privati cittadini guidati dall’avvocato Carlo Guglielmi, che già un risultato lo hanno ottenuto: aver costretto il governo a desistere dal convocare il referendum per il primo marzo. Lunedì il consiglio dei ministri fisserà la data al 22 e 23 dello stesso mese, ma il comitato dei 15 ha già pronto un ricorso al Tar del Lazio per chiedere una sospensiva, perché deve essere dato tutto il tempo necessario a completare la raccolta: fino al 31 gennaio, 90 giorni dopo l’ok definitivo del Senato alla riforma.
PER IL RESTO, della mattinata romana restano alcune sfumature da cogliere. Tipo Conte che, salito sul palco, ci ha tenuto a dire che lui parla «a nome del Movimento 5 stelle». Precisazione che è parsa un messaggio di sfida diretto a chi ha parlato prima di lui. Cioè a Schlein. Che certo non può dire altrettanto, visto che il suo Pd è tutt’altro che compatto sul fronte del No. Prova ne sia, tra le altre cose, l’incontro che domani farà a Firenze la sedicente «sinistra per il Sì» convocata dall’ex deputato dem Stefano Ceccanti.

