02/01/2026
da Il manifesto
America oggi. Le squadracce lavorano nell’impunità e con sprezzo della legge. I loro metodi replicano nella forma gli strumenti usati nell’ascesa dei regimi totalitari del 20esimo secolo
A Ventura la comunità agricola è ancora traumatizzata dal raid di Ice di luglio, costata la vita a Jaime Alanis Garcia, un bracciante caduto da un capannone per fuggire agli agenti. A Los Angeles, 100 km a sud, il mercatino centro americano sulla sesta strada è stato smobilitato dopo una serie di rastrellamenti di lavoratori da Home Depot, dove gli agenti mascherati hanno usato camion da traslochi per camuffare le operazioni e sorprendere i malcapitati. Interi quartieri messicani normalmente pullulanti di vita sono deserti da mesi, irriconoscibili. A New York e Los Angeles gli iscritti alle scuole pubbliche sono diminuiti del 4%/-5%.
È possibile ignorare il terrore se ci si limita ad alcuni quartieri. Sforzandosi di guardare dall’altra parte – anche in città come questa, dove gli ispanici sono maggioranza, la patina di normalità può apparire quasi inalterata. Ma nel crogiolo americano qualcosa è profondamente cambiato, è avvenuto qualcosa di sinistro.
DOPO UN ANNO di Trump e 6 mesi di terrore urbano scatenato dalle squadracce di deportazione, la gente ha paura. Nel mirino del regime non ci sono solo 15 milioni di irregolari ma anche 50 milioni di nati all’estero e i 68 milioni di ispanici. E la realtà è che tutti sono a rischio per come la mastodontica operazione eugenetica ha stravolto il paese, decostruendo garanzie civili acquisite e la concezione di società pluralista come valore fondamentale.
Le statistiche raccontano le dimensioni della pulizia etnica, ma soffermarsi sui soli numeri è fuorviante, non rende la realtà intima della mutazione. La portata si misura nella violenza degli arresti, la brutalità dei rapimenti e le separazioni famigliari, nei soprusi performativi, filmati e postati sui social per amplificare il terrore. E in come la Grande deportazione è il principale strumento per scardinare l’ordinamento costituzionale e sottomettere il paese alla volontà del regime.
LE SQUADRACCE lavorano nell’impunità e con sprezzo spavaldo della legge. I loro metodi replicano nella forma gli strumenti usati nell’ascesa dei regimi totalitari del ventesimo secolo e le più recenti macellerie sudamericane. Le lezioni esportate per decenni dalla School of the Americas applicate infine sul terreno nazionale, nelle città pattugliate da reparti militari.
Ci sono attualmente 70.000 detenuti in attesa di espulsione in centinaia di centri detenzione, penitenziari, lager appaltati ad operatori privati, il comparto industriale attiguo alla deumanizzazione va dagli accampamenti di prigionia in acquitrini e deserti al complesso di sorveglianza totale in leasing da Silicon Valley.
Nel deportation industrial complex le condizioni sono spesso ignote perché non vengono permesse le ispezioni che sarebbero costituzionalmente garantite. Nelle poche struttura a cui hanno avuto accesso magistrati o parlamentari sono state accertate condizioni che corrispondono alla tortura. Il sistema è extralegale ed extragiudiziario per preciso progetto. La grande deportazione è il laboratorio di anticostituzionalità sperimentato su una classe debole ed emarginata in vista di applicazioni più generali. Il copione è noto, perfino annunciato.
LE AGGRESSIONI ai non-cittadini hanno stracciato parti fondamentali della costituzione. Il quarto emendamento contro le perquisizioni arbitrarie e «l’intrusione irragionevole» dello stato e per l’obbligo di mandati giudiziari. Il quinto, garanzia del diritto a non auto-incriminarsi, a un giusto processo e al risarcimento dei torti dello stato. Il sesto emendamento che delinea il diritto al processo pubblico, all’assistenza legale, la trasparenza dei processi spediti. L’habeas corpus che nell’articolo 1 che vieta l’imprigionamento segreto.
Non vi è di fatto più vero ricorso né giusto processo. Queste fondamenta costituzionali non si applicano più a decine di milioni di persone. È bastato lo stato di emergenza, l’invocazione della «sicurezza nazionale» per far scattare nella Land of the Free l’antico congegno totalitario.
Milioni sono stati esclusi dalla costituzione, creando un infausto precedente. E se tutto è lecito contro gli «stranieri criminali», chi protesta e si oppone alla loro patriottica persecuzione è logicamente un fiancheggiatore, un «nemico interno», la quinta colonna passibile di un trattamento simile. Documentare gli arresti delle squadracce equivale a concorso in terrorismo, così è stato proclamato, con buona pace anche del primo emendamento. La guerra all’immigrazione criminale ha normalizzato, per la prima volta nell’esperimento americano, l’idea del governo per proclami.
IL PRECEDENTE era stato stabilito con la criminalizzazione per procura del movimento di solidarietà palestinese. Ora l’ordine esecutivo Nspm-7 del 4 di dicembre lo ha messo per iscritto. Non è solo Antifa, ogni dissenso fa parte di una vasta rete terrorista. In manette sono già finiti giudici, politici, sindaci. Prossimi sulla lista i cittadini acquisiti passibili di o il “denaturalizzazione” ed espulsione.
Il regime ha tagliato il nodo gordiano abrogando di fatto la Costituzione, rinnegando 50 anni di progressi sui diritti civili, tutto il precedente percorso partito dalla guerra civile attraverso un secolo di apartheid fino a Martin Luther King e le riforme della Great Society.
Il presidente ed i suoi ministri, amplificati dal megafono social da un trilione di watt di Elon Musk, soffiano veleno sul fuoco tossico. Grazie a loro, concetti come la difesa della civiltà dalle orde straniere hanno oggi piena cittadinanza nel discorso pubblico.
NON SI TRATTA di una semplice differenza quantitativa da precedenti abusi di potere ma di un fondamentale trapasso qualitativo: la traslazione nell’ordine simbolico della guerra di civiltà in cui il paese è stato a forza arruolato. Per i malcapitati dalla parte sbagliata di quella distinzione, il giusto processo è svanito durante la notte. Le obiezioni dei tribunali di primo grado, quando ci sono, o gli ordini giudiziari delle corti d’appello, vengono semplicemente ignorati. La trasgressione fa parte del progetto, è laboratorio dell’autogolpe.
Tutto è stato previsto, preparato e, come per le altre cose, era scritto nel Project 2025. Mentre gli avvocati del governo offuscano e ritardano i processi, procedono i soprusi, le aggressioni, le deportazioni vietate in paesi terzi. Alcuni deportati dal gulag di Fort Briggs, in Texas, raccontano di essere stati caricati su pullman e portati al confine, obbligati a scavalcare la barriera col Messico, manganelli alla mano.
Ogni ingiuria al sistema sposta l’asticella della normalizzazione. Il progetto non è stato tenuto segreto, bastava ascoltare. Già ad aprile, come riportato dall’Arizona Mirror, durante una conferenza sulla sicurezza delle frontiere tenutasi a Phoenix, il direttore ad interim dell’Ice, Todd M. Lyons dichiarava: «Dobbiamo imparare a gestire questa situazione come un’azienda». L’obiettivo dell’amministrazione, ha affermato allora, è quello di deportare gli immigrati con la stessa efficienza con cui Amazon gestisce le consegne dei pacchi: «Come Amazon Prime, ma con esseri umani».
L’EFFICIENTISMO è se possibile più impressionante ancora della violenza delle squadracce e quella degli aguzzini di Alligator Alcatraz. Non può non rimandare (in questo quarantesimo anniversario di Shoah) alle interviste fatte da Claude Lanzmann per il suo documentario. Quelle con gli incaricati dei campi nazisti che spiegavano i problemi di logistici impliciti nello smaltimento dei corpi. Gli Usa sono oggi motore trainante della coalizione illiberale in occidente, quello che sospinge anche l’Europa verso lo stesso baratro. La convergenza di metodi è singolare, la stretta securitaria, lo smantellamento dei sistemi di controllo e garanzia, la criminalizzazione delle Ong. Se tutti i profughi somali nel Minnesota sono terroristi, come decretato, ne segue che i loro figli siano piccoli terroristi; a Minneapolis o Gaza (o Genova), si criminalizza l’assistenza e l’empatia.
Negli Stati uniti la crociata contro gli indesiderabili “terzomondisti” ha permesso l’arresto di giornalisti, studenti, editorialisti, bollati agitatori e fiancheggiatori. Il maccartismo, nadir del secolo americano, è seduto trionfante nello studio ovale.
Quasi nessuno ha ricordato le parole di quel direttore Ice, aspirante magazziniere di Amazon, quando la scorsa settimana è stato annunciato il bando per 23 magazzini (il bando parla proprio di «warehouses») per lo stoccaggio efficiente di migliaia di detenuti in attesa di deportazione. Alcune delle strutture, in grado di essere allestite rapidamente, in prossimità di aeroporti, avranno capienza per 5.000 persone. Non è difficile immaginare le condizioni che aspettano le persone che prelevate da casa, dal lavoro, per strada, dalle loro vite, vi verranno rinchiuse.
NEL 2026 È PREVISTO l’arruolamento di 10.000 nuovi agenti mascherati, l’assalto del governo al paese è destinato a dilagare ulteriormente.
Il monito americano su come decostruire una costituzione è un allarme rosso. It Can’t Happen Here Sinclair Lewis aveva sarcasticamente titolato la sua distopia del 1935 ispirata all’ascesa di Hitler, «non potrà avvenire qui».
Meno di un secolo dopo possiamo dirlo: «It can happen here». È successo qui.

