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Economia di guerra ucraina e illusioni finali

Economia di guerra ucraina e illusioni finali

Politica estera

22/01/2026

da Remocontro

Remocontro

Senza fondi statunitensi e con un buco di bilancio da 40 a 80 miliardi di euro l’anno, l’economia di guerra di Kiev dipende sempre più da prestiti europei e dall’austerity. Fine delle illusioni. Da una parte Trump che non usa giri di parole per spiegare che il tempo degli assegni in bianco di Washington è finito. Dall’altra una leadership ucraina che, sentendo mancare il terreno sotto i piedi, spinge verso Bruxelles con modi bruschi.

L’economia di guerra ucraina e le illusioni finali

Il 2026, per l’Ucraina, si preannuncia però soprattutto come l’anno della prova del nove finanziaria, avverte InsideOver. Kyiv dovrà fare i conti con l’assenza quasi totale del sostegno economico della Casa Bianca. «Rimasti alcuni residui dell’era Biden, oggi l’Ucraina dipende esclusivamente dalla generosità europea e dai prestiti internazionali. I numeri rivelano una fragilità che i proclami ottimistici soprattutto europei faticano a nascondere».

Illusione, dolce chimera

Budget 2026, un deficit di circa 41 miliardi di euro, pari a quasi il 19% del pil, con l’idea/illusione che quasi tutto questo buco venga coperto da donatori stranieri. Ma le stime del Fondo Monetario Internazionale sono decisamente più severe e parlano invece di un fabbisogno che supera i 54 miliardi di dollari. Una discrepanza enorme, dunque, tra ciò che Zelensky spera di ricevere –improbabile comunque che possa ottenere-, e ciò che gli esperti ritengono necessario per evitare il collasso.

Ue a tasche sempre più vuote

L’Ue ha risposto con un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027. «Una cifra che appare imponente, ma vedendone la struttura, la realtà è un po’ diversa». Guardi meglio e scopri che due terzi di questa somma sono destinati all’assistenza militare, il che significa che quei soldi torneranno in gran parte alle industrie belliche occidentali. Solo una piccola frazione, circa 15 miliardi l’anno, andrà effettivamente a sostenere il bilancio statale ucraino, una goccia nel mare rispetto ai 40 o 50 miliardi di euro necessari per mantenere attivi i servizi di base».

Gli attacchi di Zelensky

A peggiorare il quadro si è aggiunto, giovedì, l’attacco verbale di Volodymyr Zelensky all’Ue, accusata di essere troppo fragile, divisa e impaurita. Vero, ma ‘da che pulpito arriva la predica’ si diceva un tempo. Una mossa che secondo il Financial Times sarebbe stata pensata dall’entourage del presidente ucraino come un modo per «spronare l’Unione ad agire». Il risultato è stato un intervento giudicato da molti analisti molto infelice: Zelensky che ha invocato una maggiore autonomia europea, di fatto ha sostenuto che senza Trump e senza Washington non sia possibile ottenere risultati.

L’opinione pubblica europea non ha gradito

Una posizione accolta male sia a livello diplomatico che nell’opinione pubblica europea. Primo punto, perché l’aiuto è stato sollecitato dopo che l’Ue aveva approvato un corposo pacchetto di aiuti e pochi giorni dopo il bullismo statunitense in Groenlandia che Zelenzky ha opportunisticamente evitato di rimproverare, sia perché molti europei si sentono sempre più distanti dalla causa ucraina, percepita da molti sia da destra che da sinistra come una guerra per procura, in cui l’Europa è finita stritolata. E con opinioni pubbliche alla soglia elettorali interne sempre più scontente.

I conti in tasca di Zelensky

Con Zelensky che si avventura in equilibrismo internazionali pericolosi. «Per la sua cerchia e per buona parte dell’élite ucraina, l’alleanza con gli Stati Uniti resta irrinunciabile, nonostante i continui insulti inflitti da Trump, mentre il sostegno europeo è dato per scontato. Da qui la scelta di attenuare qualsiasi critica alla Casa Bianca, arrivando in alcuni passaggi a presentare il leader che lo ha umiliato più volte come più efficace dell’Unione Europea». Risultato: ‘volonterosi’ sempre più velleitari, e critici Ue in crescita.

Poi, l’FMI

«Sul collo di Zelensky c’è in realtà anche il Fmi, che sta subordinando i nuovi aiuti a riforme interne estremamente impopolari, come l’introduzione dell’Iva per le piccole imprese e il taglio dei sussidi energetici. La direttrice del Fondo, ha invitato l’Ucraina a liberalizzare ulteriormente il mercato del lavoro per favorire il “dinamismo” del capitale privato, spingendo il messaggio con frasi da LinkedIn (“Credete in voi stessi come un leone, alzatevi e ruggite”). Una richiesta quasi grottesca per un Paese che sta affrontando l’inverno più duro della sua storia recente, con infrastrutture devastate e una popolazione allo stremo».

L’ingenuità degli europei

L’errore strategico ucraino e l’illusione-inganno dei ‘volontari’ Ue. Con lo storico Niall Ferguson, secondo il quale «più a lungo dura questa guerra, meno probabile è la vittoria dell’Ucraina». Il contrario esatto di una parte d’Ue che insiste sul riarmo come scusa. «Come Davide e Golia, la Russia ha risorse, manodopera e pil molto maggiori dell’Ucraina, soprattutto con la Cina che sostiene economicamente la Russia su larga scala». E gli europei, dice Ferguson, non cinici ma semmai ingenui, all’idea della controffensiva ucraina del 2023, finita in un disastro.

Conti reali

Nel complesso, dal 2022 a oggi l’Ue ha fornito a Kyiv circa 193 miliardi di euro, mentre gli Stati Uniti ne hanno inviati circa 109, sebbene con l’aggiunta preziosa dei missili Patriot. E Zelensky farebbe bene a ricordarselo. «Il nuovo esborso europeo rischia di essere il massimo che i governi di Bruxelles possono permettersi in questa fase (sia per vincoli di bilancio interni, sia per non far arrabbiare Trump), ma insufficiente sia a coprire il finanziamento della spesa sociale e ordinaria ucraina, sia a rafforzare realmente le capacità militari ucraine rispetto alla Russia».

Risultato probabile?

«Nei prossimi mesi l’aiuto europeo difficilmente farà sedere Zelensky in una posizione di sufficiente forza ai negoziati con Putin, mentre le difficoltà di bilancio potrebbero tradursi in tagli o in una riduzione delle ambizioni di spesa pubblica. L’aumento delle spese sociali previsto dal governo Zelensky per il 2026 sembra ora meno legato alla paura di proteste e più a un’eventuale preparazione elettorale, che però appare sempre più incerta. In questo scenario, anche le preoccupazioni del Fmi per una presunta “eccessiva generosità” sociale di Kyiv appaiono fuori fuoco rispetto alla dimensione reale della crisi».

Ruggito del coniglio

  • Sul piano politico, scrive l’analista militare Peter Korotaev, Zelensky ha cercato di rispondere alla stretta attuale come poteva. Oltre alla parole brutali già citate contro l’Europa, dall’effetto tutto da valutare. Ma se l’Europa non riuscirà a superare l’offesa per gli schiaffi ricevuti da Zelensky e a trasformare le sue promesse retoriche in un sostegno finanziario reale e strutturale, «il ‘ruggito’ di Kyiv rischia di essere soffocato dai freddi calcoli di bilancio, e la ‘resilienza’ di trasformarsi in una lunga stagnazione armata».

 

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