22/01/2026
da Remocontro
«Dagli anni ’40 fino al 2024, la sfida per la sicurezza dell’Europa è stata come difendersi al fianco degli Stati Uniti. Nel 2025, con Donald Trump di nuovo alla Casa Bianca, la questione era se l’Europa potesse difendersi senza gli Stati Uniti. Ora, nel 2026, una domanda un tempo eretica preoccupa gli europei: cosa potrebbero dover fare un giorno per difendersi dall’America?

La fine dell’Occidente noto?
«Gli alleati della NATO hanno già litigato in passato, ma mai in modo così violento. L’inseguimento della Groenlandia da parte di Donald Trump – e la sua disponibilità a ricorrere all’intimidazione e alla coercizione economica per ottenerla – potrebbe infliggere un colpo mortale all’ordine postbellico», si chiede Edward Carr, vicedirettore del quotidiano britannico. «Quanto lontano si spingerà il presidente? E come dovrebbero reagire i leader europei? Questa potrebbe essere la fine dell’Occidente così come lo conosciamo», la conclusione dubitativa ma da brivido. Con riflessioni nuove e più audaci che si impongono. Una lettura più attenta a quanto ha detto al mondo il presidente canadese, e la follia dell’ «Onu privato» che Trump ha proposto al mondo, escludendo da subito l’indisciplinato canadese.
La pace come club privato
Il ‘Board of Peace’ presentato a Davos, concentra/concentrerebbe poteri e veto nelle mani di Donald Trump a conferma della sua voglia di rottamare l’Onu. Un presidente a vita con diritto di veto, una quota di ingresso di un miliardo di dollari e un mandato vago, ma che si estende ben oltre i confini della Striscia di Gaza. Più un esclusivo club privato che a un organismo multilaterale tradizionale. «Il perno della strategia per portare la pace nel mondo», riporta ISPI. Con Trump che nel finale concede, «operando in congiunzione con le Nazioni Unite». Di fatto un forum ‘anti-Onu’ modellato su equilibri politici favorevoli a Washington e non vincolato ai principi della Carta delle Nazioni Unite, ancora ISPI. Ma guardiamo con attenzione chi è riuscito a raccogliere accanto il ‘benefattore a vita della pace mondiale?
Soci da vetrina con Trump
Con Trump sul palco i rappresentanti dei Paesi fondatori: Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Mongolia, oltre a leader come il presidente argentino Javier Milei e il premier ungherese Viktor Orbán. Una garanzia di futuro! Nel dettaglio, sei monarchi, tre ex leader sovietici, due regimi sostenuti dai militari e un leader (Benjamin Netanyahu) ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra. Soprattutto autocrazie che cercano di ingraziarsi il presidente degli Stati Uniti, che avrà l’autorità di nominare e rimuovere gli Stati membri. Al momento ha ritirato gli Stati Uniti da 31 entità delle Nazioni Unite, tanto per ‘non schierarsi contro l’Onu’.
Da Davos ad Abu Dhabi il segno della crisi
Il passaggio di Donald Trump a Davos segna uno spartiacque: la fiducia transatlantica –senza ipocrisie-, è incrinata. Anzi, di fatto la fiducia negli Stati Uniti è rotta. Anche se il presidente Usa ha rinunciato, almeno per ora, almeno a parole, ai suoi sogni di annessione della Groenlandia, ma non è detto che non ci ripensi. E non è chiaro cosa si nasconda nel colloquio a porte chiuse con il Segretario generale della Nato Mark Rutte, gli ordini impartiti. Intanto la Danimarca avverte di non aver concesso ‘alcun mandato’ per negoziare a suo nome. E qui torniamo al titolo sulla Nato di fatto estinta, e il rischio che Trump metta nuovamente alla prova l’unità europea. ‘Pesanti ritorsioni’ se i paesi europei iniziassero a vendere titoli del debito americano per fare pressione sugli Stati Uniti (leggi Valerio Sale di ieri). Ma un fondo pensione danese e uno svedese hanno deciso di ridurre l’esposizione ai titoli del Tesoro americano, citando ‘l’imprevedibilità della politica statunitense’.
La via canadese per resistere a Washington
Il discorso di Carney pronunciato dopo i recenti accordi commerciali con il governo cinese, oltre che dopo l’annuncio di ingenti finanziamenti militari per fortificare il confine meridionale, nella sintesi di Paolo Viganò sul manifesto. Fox News, principale sostenitore dei Maga fra i media mainstream, applaude. Per Cnn «una rotta per il futuro del Canada». Washington Post: per lo storico Matthew Specter, il discorso di Carney «strappi il cerotto da un ordine liberale ormai logoro, ma con uno spirito stoico, non celebrativo». E chi si è concentrato sulle reazioni di Trump, definendo il discorso del presidente Usa una «classica minaccia da mafioso». Col suo nuovo Onu privato e risibile, la Nato ancora più di Servizio. Data quella vecchia in uso al fedele Rutte per gli ultimi servigi.
Le Nazioni unite degli affari senza regole
- C’era una volta il tempo in cui per entrare in un’organizzazione internazionale uno Stato doveva dimostrare di essere amante della pace, dei diritti umani e di perseguire le relazioni amichevoli tra Stati. ci ricorda Marina Castellaneta. Oggi, nella visione di Donald Trump basta pagare il biglietto. Così ha modellato la sua nuova specie di organizzazione internazionale, il Board of Peace che punta in modo evidente a sostituirsi, almeno sulle questioni cruciali della pace (naturalmente quelle in cui vi siano interessi statunitensi), alle Nazioni unite. Mentre una parte d’Europa dichiara di assumere la lezione sull’Artico ricevuta da Trump. E ‘per fare una cosa nuova’ -Tommaso di Francesco- rinasce «l’Asse Roma-Berlino» con Trump al posto di Tokyo.

