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Elezioni anticipate, l’ultima sfida di Pedro Sánchez

Elezioni anticipate, l’ultima sfida di Pedro Sánchez

Politica estera

06/10/2026

da Il Manifesto

Luca Tancredi Barone

Specie a rischio Il premier spagnolo scioglie le «Cortes» e convoca le urne per il 29 novembre. Il Pp ora ci spera e Vox cresce nei sondaggi

Ed elezioni furono. Come è sua esclusiva facoltà, Pedro Sánchez ha valutato la situazione e ha deciso di sciogliere le camere e convocare le elezioni per il 29 novembre, la prima data utile secondo il calendario elettorale spagnolo.

In una comunicazione ieri mattina davanti alla Moncloa, la sede del governo spagnolo, il premier ha fatto un bilancio complessivo del suo mandato, con l’aria di non volersi affatto arrendere a quella che tutti gli osservatori prevedono essere una sonora sconfitta delle urne. «Ci sono ancora molte ingiustizie da correggere, molti obiettivi sociali da raggiungere e molti problemi da risolvere, in particolare sulle disuguaglianze, i servizi pubblici e l’accesso alla casa» ha detto il premier in un discorso chiaramente già elettorale. «Per fare di più, occorre rinnovare e ampliare il sostegno della gente» e «mobilitarci e garantire in parlamento una maggioranza progressista molto più ampia: una maggioranza capace di superare le élite, conseguire nuovi progressi sociali e proseguire la trasformazione della Spagna».

SE DA UNA PARTE RIVENDICA i successi del suo governo, come essere divenuti «l’economia che più cresce e più lavoro crea di tutta l’Europa» o il fatto che «i nostri livelli di disuguaglianza e povertà, pur rimanendo elevati, sono scesi al livello più basso mai registrato», o di essere «riusciti a potenziare le borse di studio, i congedi di maternità e paternità, il sostegno all’assistenza a lungo termine e la gamma di servizi offerti dal Servizio Sanitario Nazionale» o aver «garantito che oltre la metà della nostra energia provenga da fonti rinnovabili», dall’altra Sánchez si è lamentato della «peggiore opposizione che ha visto la nostra democrazia» e di aver dovuto lavorare in «una congiuntura internazionale molto difficile». Per questo, dice, gli spagnoli devono decidere se «volete che la Spagna rimanga un baluardo di apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale» o «se volete che il nostro paese torni indietro».

Per affrontare la campagna, già oggi nel Consiglio dei ministri il premier è deciso ad approvare nuovamente i decreti per la casa bocciati dal parlamento: ora sarà la diputación permanente del Congresso ad approvarli. Si tratta dell’organo che sostituisce il parlamento quando viene sciolto per il disbrigo degli affari correnti ed è formato da solo 68 deputati più la presidente (socialista). In quest’organo il Partito popolare ha 27 rappresentanti, il Psoe 25, Sumar (gli alleati di Sánchez) 6, così come l’estrema destra di Vox. Gli altri gruppi (Esquerra, Junts, Eh Bildu, Pnv e gruppo misto, in questo caso rappresentati da Podemos) uno ciascuno. Nei fatti, vuol dire che il governo potrebbe approvare i provvedimenti senza il voto di Junts, che aveva affossato i decreti casa la settimana scorsa, ma resta da vedere se i baschi del Pnv, non lontani ideologicamente da Junts, ci stanno.

Che ci metterà il governo in questi nuovi decreti è tutto da capire: anche se non è proibito, sarebbe un po’ problematico argomentare se fossero identici a quelli bocciati venerdì dalla camera nel suo pieno: è chiaro però che ora diventano l’arma principale della campagna elettorale. Ione Belarra di Podemos l’ha sfidato: se vengono bocciati di nuovo, che li approvi ogni mese fino alle elezioni.

IL PRINCIPALE ALLEATO di Sánchez, paradossalmente, potrebbe infatti essere il movimento di piazza. Che ha molto criticato il governo per la poca incisività delle politiche sulla casa. Ma che non smobilita, anzi. «Uno sciopero generale è l’unico modo per rispondere a ciò che la gente chiede, a prescindere da chi sia al potere», ha dichiarato infatti Alicia del Río, portavoce del Sindacato degli Inquilini. La data che si sta discutendo sarebbe proprio a novembre. «Il potere popolare ha inaugurato un nuovo ciclo, in cui sappiamo che il diritto alla casa si conquisterà nelle strade», ha aggiunto. Le elezioni anticipate serviranno per cambiare le Cortes «tenute in ostaggio dalla classe dei rentier». Certo con una maggioranza di destra disinteressata al problema le cose non migliorerebbero.

PER PARTE SUA, il leader popolare Alberto Núñez Feijóo è convinto che questa sia la volta buona per lui, anche se tutti danno per scontato che ciò accadrà solo con l’appoggio dell’estrema destra. «Finalmente», è il commento sulle elezioni del politico galiziano, che accarezza già il potere, spinto da tutte le inchieste che danno Pp e Vox al 50% dei voti, con una solida maggioranza assoluta. Soprattutto grazie a Vox che continua a crescere come la spuma (ora viene dato intorno al 18%). Il Pp, invece, rimane bloccato intorno al 32% dei voti.

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