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‘Epstein Files’: la pornografia copertura dello spionaggio?

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Politica estera

26/06/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Non è più un mistero che il miliardario di origini ebraiche Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida in una cella di Manhattan nel 2019, fosse ‘molto legato’, all’intelligence israeliana. Molto di più e di peggio di un semplice miliardario con un’isola privata e un giro di prostituzione minorile, arma formidabile di ricatto nei confronti della politica che non aveva saputo resistere a certe tentazioni sessuali inconfessabili. Ma molto di più anche nel campo dello spionaggio, come si sta scoprendo via via. E sui sospettati ricatti ancora in corso.

Ehud Barak e tanto Mossad

Noti da tempo i suoi profondi legami con l’ex premier Ehud Barak e con quell’universo di potere che incrocia servizi segreti, finanza e politica internazionale, riferisce chi investiga. Ed emergono altre verità spionistiche che si capisce fanno parte di una rete decisamente più vasta e ricca di ben altri segreti. Le rivelazioni di ‘Drop Site News’, organo di informazione investigativa senza scopo di lucro fondato da Ryan Grim e Jeremy Scahill nel luglio 2024 a Washington. Questa volta emerge il ruolo di Epstein e della sua rete israeliana nel commercio di minerali nella Repubblica Democratica del Congo. Parliamo di una delle regioni più insanguinate del mondo, per il suo essere uno dei paesi più ricchi al mondo di risorse minerarie, tra cui Cobalto, Rame, Coltan.

Epstein, Barak e il Congo

Oltre il  ‘Drop Site News’, emergono documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense e una serie di email hackerate dalla casella di posta di Barak, pubblicate dall’organizzazione no-profit ‘Distributed Denial of Secrets’ e rilanciate da InsideOver. Dalla catena di progressive rivelazioni emerge che l’ex primo ministro israeliano e il finanziere pedofilo hanno collaborato strettamente, dopo le dimissioni di Barak da ministro della Difesa nel 2013, per mettere le mani sulle risorse minerarie, petrolifere e del gas dell’Africa. Ma Epstein, emerge, non era solo un facilitatore di incontri tra potenti.

Modelli dello spionaggio Usa

Nella dottrina della Central Intelligence Agency (CIA), le figure di agent, contract e asset descrivono ruoli operativi, giuridici e contrattuali ben distinti nel campo della ‘Human Intelligence’. Agent: un dipendente ufficiale dell’agenzia. Asset (Risorsa): spia vera e propria, non dipendente ufficiale che fornisce informazioni all’Agente. Contract (Appaltatore): è un professionista a cui viene esternalizzata una specifica mansione operativa, tecnica o di analisi. L’Asset Jeffrey Epstein era un ‘freelance’ al servizio di Tel Aviv. Nella transizione di Barak dal mondo militare a quello privato, Epstein giocò un ruolo chiave, confezionando servizi di intelligence privatizzati e vendendoli a Stati di polizia in tutto il mondo.

Epstein, Barak e chi altro?

Insieme, i due uomini commercializzavano prodotti di sorveglianza e sicurezza a governi stranieri impegnati a «stabilizzare» conflitti civili. E quale terreno migliore dell’Africa, dilaniata da guerre e ricca di materie prime, per trasformare il caos in ‘flusso di cassa’, rileva Roberto Vivaldelli? Come scrisse lo stesso Epstein a Barak in un’email del 2014: «Con i disordini civili che esplodono in Ucraina, Siria, Somalia, Libia e la disperazione di chi è al potere, non è questo perfetto per te?». Barak rispose: «Hai ragione in un certo senso. Ma non è semplice trasformarlo in un flusso di cassa». Eppure, quel flusso di cassa arrivò. E arrivò dai conflitti stessi.

 «Tier One Strike Force» israeliana

Barak, secondo quanto riporta Drop Site News, attinse alla sua rete di contatti nell’intelligence israeliana per espandere i propri affari in Africa, coinvolgendo un nome di peso: Danny Yatom, ex direttore del Mossad (1996-1998), divenuto in seguito consulente per la sicurezza di Barak e poi parlamentare dello ‘Yisrael Beiteinu’ fino al 2008. Dopo la politica, Yatom è diventato un ‘contractor privato’, consulente per diverse società di sicurezza, tra cui la Global Strategic Group, attiva in Africa centrale e guidata da veterani dei servizi segreti israeliani. Ed è la Global Strategic Group ad essere al centro della vicenda congolese. Una proposta di Barak classificata, rivela che l’azienda di Yatom addestrò un’unità di forze speciali d’élite nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo nel 2013.

  • Una Tier One Strike Force di 150 uomini, addestrata per incursioni notturne, imboscate, antiterrorismo, salvataggio di ostaggi, operazioni di cecchinaggio e azioni dirette. Un’unità che, secondo Yatom, contribuì a ribaltare le sorti del conflitto contro i ribelli dell’M23 nel Kivu settentrionale.

La diplomazia parallela delle risorse

Non solo minorenni da traviare. Epstein non si limitava a fare da tramite per Barak. Era un protagonista in grado di muovere fili che andavano dalla sicurezza militare agli affari multimiliardari. Nel 2018, l’anno prima della sua morte, era già coinvolto in una complessa diplomazia parallela sulle sanzioni del Tesoro americano contro un magnate minerario israeliano, Dan Gertler. Ma i legami tra Epstein e l’apparato di sicurezza israeliano – e in particolare con Barak – non si fermano al cuore dell’Africa. Email rese pubbliche rivelano che il governo israeliano ha gestito un sistema di sicurezza e sorveglianza in un appartamento di Manhattan di proprietà di una società legata al fratello di Epstein, Mark, ma di fatto controllato da Jeffrey.

Israele all’Onu e da Epstein

  • «L’operazione, partita all’inizio del 2016 e protrattasi per almeno due anni, ha visto funzionari della missione israeliana alle Nazioni Unite coordinarsi con lo staff di Epstein. Rafi Shlomo, capo della sicurezza di Barak, gestiva personalmente l’accesso all’appartamento, effettuando controlli su visitatori, addetti alle pulizie e dipendenti di Epstein». Mentre la moglie di Barak, Nili Priell, discuteva con l’assistente di Epstein l’installazione di sensori sulle finestre e sistemi di controllo remoto. L’inchiesta di Drop Site News sugli affari di Epstein conferma che Jeffrey Epstein non era un semplice finanziere e predatore sessuale con molti soldi. Era un uomo con un rapporto organico con lo Stato di Israele e il suo apparato di sicurezza.

Non necessariamente un agente del Mossad, come molti ipotizzano, ma sicuramente un asset, un ‘facilitatore’. Di cosa realmente e sino in fondo? Molto ancora da scoprire, e più di un potente ancora trema.

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