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Europa divisa e a mani vuote a Kiev in bancarotta

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Niente aiuti anti-bancarotta per Zelensky. E Kallas vuole rubare gli asset russi. Nel giorno del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, von der Leyen e parte dei leader europei arrivano da Zelensky a mani vuote. Il premier ungherese Viktor Orbán ha bloccato il 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma soprattutto il prestito da 90 miliardi per il biennio 2026-27.

La Bancarotta prima della resa?

Kiev ha bisogno di soldi a partire da inizio aprile, se vuole evitare la bancarotta, ma lo stallo andato in scena nella riunione del Consiglio Esteri Ue di ieri complica quella che era già una corsa contro il tempo sottolinea il manifesto. E Bruxelles litiga in casa sui ‘patti traditi’ dall’Ungheria sul prestito basato su debito europeo congiunto, bloccando l’azzardo legale di prendersi i depositi bancati russi in Europa. Fuori tema come sempre l’Alta rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas che li ripropone, sottolinea Andrea Valdambrini.

Il capofila del trumpismo europeo

«Ti invito fortemente a conformarti alla decisione presa al Consiglio europeo di dicembre», interviene con una irrituale lettera di richiamo a Orbán il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Ragione ufficiale del No magiaro è l’interruzione del flusso di petrolio russo verso Budapest e Bratislava, la capitale slovacca. Dato che l’oleodotto Druzhba passa attraverso l’Ucraina, il leader magiaro biasima gli ucraini per lo stop, mentre gli ucraini a loro volta respingono le accuse al mittente e puntano il dito contro i danni provocati da Mosca a fine gennaio alle infrastrutture energetiche in territorio ucraino.

Tutti contro tutti

A complicare il quadro, un funzionario del servizio di sicurezza ucraina ha reso noto che domenica notte alcuni droni di Kiev hanno danneggiato la conduttura nei pressi della città di Almetyevsk, nella regione russa del Tatarstan, 1200 chilometri all’interno del territorio russo. Da parte sua, il premier slovacco Fico ha annunciato come ritorsione nei confronti di Kiev l’interruzione delle forniture elettriche di emergenza.

Elezioni interne Ue da rese dei conti

La retromarcia ungherese è dovuta al fatto che il paese centroeuropeo è in piena campagna elettorale per il voto politico del prossimo 12 aprile. Appena benedetto dalla visita del segretario di Stato Usa Marco Rubio, volato a Budapest dopo la conferenza di Monaco senza degnarsi di passare nella capitale Ue, Orbán è apertamente sostenuto dalla Casa bianca nella prossima corsa elettorale. E al riparo dai richiami di Washington sul sostegno all’Ucraina, il premier ungherese gioca fino in fondo le sue carte per colmare il gap di consensi. Secondo i sondaggi, infatti, sarebbe diversi punti in svantaggio rispetto allo sfidante Peter Magyar, candidato europeista, favorito di Bruxelles e del cancelliere tedesco Merz, alla cui famiglia politica democratico-cristiana (Ppe) Magyar appartiene.

Interessi nazionali e dialogo con Mosca

  • Orbán si mostra protettore degli interessi energetici magiari legati a Mosca in contrapposizione diretta con l’Ue. Guida per la ‘pax trumpiana’ basata sul dialogo con Mosca. Proprio mentre la Commissione si tira indietro dal dialogo diretto con Putin per risolvere il conflitto in Ucraina, come invece ha suggerito persino il presidente francese Macron.
  • E proprio quando le istituzioni europee sono in balìa del caos Usa sui dazi. Ma invece di affermare la propria posizione in modo chiaro, l’Ue temporeggia. Nella speranza di per non spezzare del tutto il filo, sempre più esile, della collaborazione tra Washington e Kiev.
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