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Ex Ilva, i sindacati: nessuna intesa sulla cassa integrazione

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Lavoro

07/11/2026

da Il Manifesto

Luciana Cimino

Taranto Il tavolo al ministero del Lavoro finisce con un nulla di fatto, se ne riparla il 10 novembre. Altoforno spento. Ma nella legge di bilancio sono stati tolti i fondi per la decarbonizzazione

Da ieri mattina non c’è più nulla di acceso negli stabilimenti ex Ilva di Taranto. Non è più ufficialmente operativa l’area a caldo ed è stata spenta anche l’illusione che il governo avesse in mente un piano per il recupero dell’impianto siderurgico. La bozza della manovra ha svelato quello che in molti sospettavano: la decarbonizzazione non è mai stata considerata davvero un’opzione. Il governo ha cancellato il vincolo che destinava le risorse al progetto di preridotto e poi azzerato la dotazione di 720 milioni per la realizzazione dei forni elettrici, unico modo per riprendere la produzione di acciaio a Taranto.

Ieri mattina la senatrice Giulia Cosenza di Fratelli d’Italia, evidentemente non informata di quello che conteneva la manovra del suo governo, in Aula difendeva «il lavoro serio del ministro Urso per la riconversione green», scatenando le opposizioni. Il taglio «è scelta di una gravità inaudita», ha commentato il senatore del Pd Francesco Boccia. Critica condivisa dal resto delle opposizioni. «È il fallimento della strategia industriale del governo», ha sostenuto Mario Turco del M5S; Annamaria Furlan di Iv ha chiesto «il ripristino immediato dei fondi per evitare il collasso». La notizia dell’azzeramento dei fondi non poteva non avere ripercussioni sul tavolo sugli ammortizzatori sociali che si è tenuto ieri al ministero del Lavoro.

I sindacati si sentono presi in giro. «Il 27 ottobre – ha ricordato il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano – il governo ha assunto impegni precisi con noi su un progetto di rilancio industriale fondato sulla decarbonizzazione per costruire un nuovo modello siderurgico, ambientalmente sostenibile e tecnologicamente avanzato. Spostare i fondi destinati a questo obiettivo verso altri capitoli di spesa rappresenta una decisione grave, incomprensibile e inaccettabile». Anche perché nel frattempo i commissari rimangono fermi nell’intenzione di chiedere una cassa integrazione monstre per tutti gli stabilimenti del gruppo: a Taranto riguarderebbe 6.964 lavoratori su 7.875, a Genova 870 su 917, a Novi Ligure 515 su 542.

La conferma del piano da parte di Acciaierie d’Italia durante il tavolo al ministero del lavoro ha irritato le organizzazioni sindacali. «Non ci sono le condizioni per un accordo senza una reale prospettiva industriale che preveda l’avvio della decarbonizzazione», ha spiegato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil. «Siamo arrivati all’incontro dopo le iniziative di sciopero in tutti gli stabilimenti ottenere la continuità produttiva e occupazionale – ha sottolineato – riteniamo l’aumento della cassa integrazione una responsabilità che non deve essere pagata dai lavoratori. Chiediamo ai commissari di verificare le condizioni per ridurre l’impatto della cigs, manutenendo gli impianti e avviando le verticalizzazioni, garantendo la puntualità retributiva. Sull’indotto serve un tavolo dedicato per evitare i licenziamenti». Nessun accordo neanche su «una legge speciale con il riconoscimento del lavoro usurante da ciclo integrale, prepensionamenti e incentivi all’esodo», ha spiegato il segretario nazionale Uilm, Guglielmo Gambardella. Il tavolo sarà riconvocato il prossimo 10 novembre.

«Non sono stati in grado di darci le garanzie che chiedevamo, la situazione rimane grave e presumiamo che non ci siano le condizioni per arrivare ad alcun tipo di accordo se qui non ci garantiscono in futuro di riprendere con il lavoro – ha aggiunto Scarpa – l’elemento che manca in tutta questa discussione lo capiremo domenica sera, vedendo chi si presenterà alla gara, ma senza una prospettiva di lavoro non ci sono proprio le condizioni per altre discussioni». Domani, a mezzanotte, scade il termine ultimo per presentare le offerte di acquisto. Ad oggi non è stata depositata nessuna offerta vincolante.

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