09/10/2026
da Il Fatto Quotidiano
Redazione
"L'unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro", denunciano le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm. Il rischio è che dalla metà di novembre scatti la cassa integrazione per tutti i lavoratori
Da oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ferma le attività produttive dell’ex Ilva di Taranto. A cascata seguirà il fermo degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure che lavorano i coils prodotti in Puglia. Lunedì 12 sarà sciopero per 24 ore, per ogni turno, in tutti gli stabilimenti. E la mobilitazione potrebbe proseguire nei giorni successivi con iniziative articolate sui territori, come hanno annunciato Fim, Fiom e Uilm al termine dell’incontro di giovedì con il governo a Palazzo Chigi, giudicato insufficiente a dare risposte sul futuro del gruppo siderurgico. Il rischio è che dalla metà di novembre scatti la cassa integrazione per tutti i lavoratori, mentre resta incerto il destino degli impianti. Il confronto con il governo si è svolto proprio mentre il gruppo annunciava il fermo attività produttive a Taranto a partire da oggi, 9 ottobre, dopo che il 5 ottobre è stata rigettata la richiesta di sospensione dell’applicazione del decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio scorso.
“L’unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro”, denunciano le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm.
“La transizione non deve passare come una mannaia sulle spalle dei lavoratori”, affermano, chiedendo investimenti pubblici e privati, risorse nella Legge di Bilancio 2027 e “un ruolo diretto dello Stato”. Nel confronto, aggiungono, non sono arrivate risposte sulla possibilità di acquistare semilavorati per riavviare le linee di finitura a freddo di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e degli altri stabilimenti. Nessuna indicazione neppure sugli strumenti straordinari richiesti, dai prepensionamenti agli incentivi all’esodo fino alla riqualificazione professionale. Per Fim, Fiom e Uilm, la tutela del reddito e dell’occupazione deve procedere insieme al risanamento ambientale e al rilancio produttivo.
Gli impianti resteranno inizialmente in modalità di riscaldo, il cosiddetto hot stand-by, in attesa della decisione della Corte di Cassazione. Ma, in assenza di un provvedimento favorevole, il 24 ottobre verrà sospeso anche il mantenimento in riscaldo, con lo spegnimento definitivo dell’area a caldo entro il 25 ottobre e “senza alcuna possibilità” di riavvio successivo, ha avvertito l’azienda, che ha chiesto l’attivazione degli ammortizzatori sociali.
Nel corso del tavolo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato l’intenzione del governo di portare al prossimo Consiglio dei ministri un decreto-legge sulle tutele sociali dei lavoratori. La cassa integrazione, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe essere attivata non in una prospettiva di chiusura dell’attività, ma di continuità produttiva. L’obiettivo dichiarato resta la produzione di acciaio green, attraverso un impianto per la produzione di preridotto (Dri) e forni elettrici. Il governo ha inoltre predisposto un decreto per evitare i licenziamenti nell’indotto e un’integrazione del trattamento di cassa integrazione fino al 70% per i dipendenti diretti. Misure che, secondo i sindacati, non bastano.

