ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

«Fantastici accordi». Ma dal G2 emerge solo il nuovo ruolo cinese

«Fantastici accordi». Ma dal G2 emerge solo il nuovo ruolo cinese

 

Politica estera

16/05/2026

da il Manifesto

Lorenzo Lamperti

Affari suoi La visita di Trump si conclude con la dichiarazione di Xi: «Maga e il grande rinnovamento della Cina possono andare di pari passo»

«Com’è andata da 1 a 10? 9,99». Donald Trump abbassa il punteggio del suo summit con Xi Jinping, rispetto al 12 che aveva enfaticamente assegnato all’incontro dello scorso ottobre a Busan, quando i due leader siglarono la tregua commerciale. Una tregua che regge, pur senza tramutarsi in un’intesa più profonda e strutturale. Il viaggio in Cina del presidente degli Stati uniti ha prodotto tanti complimenti e parole buone, ma dietro la patina di una forma più che cordiale la sostanza pare piuttosto scarna. E dire che Trump parla di «fantastici accordi» raggiunti con Xi, sui quali però emergono sin qui non molti dettagli.

LA SECONDA GIORNATA di colloqui si è aperta a Zhongnanhai, con una passeggiata nel giardino privato della residenza della leadership del Partito comunista. Qui, ha indicato i cosiddetti «cipressi intrecciati»: due alberi vecchi di secoli con tronchi e radici incrociati. Chissà, quasi a simboleggiare l’interdipendenza tra Washington e Pechino. Xi e Trump si sono poi fatti scattare una «foto dell’amicizia» e hanno tenuto un dialogo informale durante una cerimonia tradizionale del tè. Chiusura con un pranzo di lavoro a base di merluzzo tritato, polpette di aragosta, pollo Kung Pao e ravioli al vapore. Trump ha definito più volte un «onore» incontrare Xi, il quale ha ribadito che «Make America Great Again e il grande rinnovamento della nazione cinese possono andare di pari passo per lo sviluppo comune di America e Cina». Concetto ribadito dal ministero degli Esteri. Sembra un’adulazione della politica Maga, ma è anche un modo per sottolineare la parità raggiunta nei rapporti tra i due paesi.

PRIMA DI SALIRE sull’Air Force One, Trump ha parlato calorosamente col ministro degli esteri Wang Yi, appoggiandogli entrambe le mani sulle spalle. Una volta a bordo, si è lasciato andare a una serie di dichiarazioni, ribadendo in sostanza gli accordi anticipati la sera prima. La Cina si sarebbe impegnata a un aumento degli acquisti di carne bovina e soia «per decine di miliardi di dollari», ma anche di 200 jet della Boeing. Xi avrebbe «mostrato interesse» su petrolio e gas naturale liquefatto. In cambio, ci sarebbe un allentamento delle restrizioni all’export di chip di Nvidia e la creazione di un «consiglio del commercio» per facilitare gli investimenti cinesi negli Stati uniti, in settori non sensibili. Elon Musk, presente al vertice, potrebbe invece ottenere l’approvazione della guida autonoma completa di Tesla.

Non si sarebbe comunque parlato di un ulteriore taglio ai dazi, mentre tecnologia e terre rare sono destinati a restare motivo di tensione, due armi negoziali nessuno dei contendenti vuole smettere di impugnare. Il segretario di stato Marco Rubio ha dichiarato che è stata chiesta la liberazione di Jimmy Lai, il magnate dell’editoria di Hong Kong condannato a 20 anni di carcere. Il tempo dirà se ha funzionato.

SULL’IRAN, TRUMP sostiene che Xi gli ha garantito che non invierà armi a Teheran e che è disponibile a «dare un aiuto». Vaghezza anche su Taiwan, tema che Trump ha menzionato solo una volta a bordo dell’Air Force One. «La nostra politica resta invariata», ha detto, confermando di aver parlato della vendita di armi a Taipei, su cui «prenderò presto una decisione». Poi i due passaggi più critici. «Non sto cercando di permettere a qualcuno di diventare indipendente e poi dover percorrere 9.500 miglia per combattere una guerra», ha detto alla Fox. E infine: «Sulle armi dovrà parlare con la persona che guida Taiwan». Cioè Lai Ching-te, che Xi ritiene un «secessionista». Insomma, frasi contraddittorie che rischiano di allarmare sia Taipei sia Pechino.

La Cina ha confermato che Trump e Xi hanno raggiunto «una serie di nuovi consensi», ma non ha sin qui fornito maggiori specifiche. La retorica del leader e il racconto dei media confermano che per Pechino la priorità del summit era la dimostrazione dei nuovi rapporti di forza paritari con l’America.

IERI, Trump ha utilizzato nuovamente il termine G2 per definire i rapporti con Xi. Contribuiscono al messaggio anche una serie di video diventati virali sui social. Per esempio, Rubio che osserva ammirato il soffitto della Grande Sala del Popolo. Oppure Musk, che prima dichiara che il figlio sta studiando il mandarino e poi chiede un selfie col fondatore del colosso cinese degli smartphone Xiaomi. O ancora, il giornalista di Fox, Bret Baier, che gioca a ping pong con un anziano cinese in un parco. Il più citato è però Jensen Huang. L’amministratore delegato di Nvidia, colosso dei chip, è stato pizzicato mentre mangiava un piatto tipico di tagliatelle fritte in uno dei più celebri hutong di Pechino.

Se Trump ha ragione, potrebbero esserci addirittura altri tre incontri con Xi entro la fine dell’anno. Il presidente cinese è stato invitato alla Casa bianca a settembre, mentre potrebbero esserci le reciproche partecipazioni al summit Apec di Shenzhen e al G20 di Miami.

DI CERTO, già ieri Trump ha telefonato alla premier giapponese Sanae Takaichi per rassicurarla sull’alleanza tra Washington e Tokyo. Mercoledì prossimo, invece, Xi riceverà il presidente russo Vladimir Putin.

share