28/07/2026
da Avvenire
Tajani: chiederemo 14,9 miliardi entro la fine dell'anno. Poi rettifica: ne useremo meno. Bruxelles avvisa: dicembre è troppo tardi. La Lega frena, M5s e Avs contrari: alle Camere centrodestra e centrosinistra in ordine sparso
Nell'ambito dell'informativa dei ministri Tajani e Crosetto circa il recente vertice Nato di Ankara, tenuta stamattina presso le commissioni Esteri e Difesa delle Camere, il titolare degli Esteri ha espresso la posizione apparentemente definitiva del Governo sull'accesso ai prestiti europei Safe per il riarmo: "Abbiamo deciso di utilizzare Safe - ha detto Tajani - chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell'anno, formuleremo la nostra proposta, poi dirà l'onorevole Crosetto su come investirli nell'anno successivo", ovvero il 2027. Sembrerebbe una svolta, ma poco dopo una precisazione dello stesso Tajani fa capire quanto sia ancora lontana una vera intesa nella maggioranza: "Abbiamo detto che l'Italia ha prenotato 14,9 miliardi, che è il tetto massimo da utilizzare. Poi entro la fine dell'anno decideremo quanti utilizzarne. Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno: sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè quello è il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno". Una precisazione che trasforma l'annuncio di una decisione nell'ennesimo caso politico interno al centrodestra e all'esecutivo. Qualche giro di lancetta e anche Crosetto è costretto a chiarire: "Safe non comporta aggiunta di spese militari rispetto a quanto previsto nel bilancio italiano. Si tratta di una possibile alternativa al finanziamento con emissione dei titoli di stato. E' una scelta totalmente tecnica che faremo entro la fine dell'anno sui 14,9 miliardi. Quanto utilizzarne in modo tecnico in alternativa ai Bot e ai Cct, dal punto di vista della convenienza finanziaria".
Di certo, le parole di Tajani fanno intendere che un minimo ricompattamento c'è stato all'interno dell'esecutivo, dove si stavano scontrando la linea favorevole del ministro della Difesa Crosetto e la linea contraria del titolare dell'Economia Giorgetti, in rappresentanza delle riserve complessive della Lega. Ma il punto è che la sintesi raggiunta a Palazzo Chigi e tra i ministri non è ancora atterrata in Parlamento. Non a caso il senatore della Lega Claudio Borghi mette le mani avanti: "Leggo con una certa sorpresa che alla Camera si sta parlando con particolare leggerezza dell'utilizzo o meno dei fondi Safe. Ricordando che sarà il Parlamento a decidere quando e SE...", scrive sui social. Poi, dopo la precisazione di Tajani, lo stesso Borghi riprende il tema: "Prendo atto con piacere delle precisazioni di Tajani sui fondi Safe. Non c'è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza. La prenotazione dei 15 miliardi è, come noto, solo una manifestazione di interesse".
Il tema politico di fondo è, e resta, l'opportunità di accedere a prestiti per il riarmo in una fase economica e sociale così delicata. Considerazioni svolte anche dalla premier Giorgia Meloni negli ultimi vertici internazionali. Tuttavia, a legger bene le parole di Tajani, sembra essere stata individuata una strada: prima il Governo, la settimana prossima, chiederà lo scostamento di bilancio per accedere alla flessibilità europea concessa per affrontare lo choc energetico, flessibilità che proprio l'Italia ha ottenuto dopo un serrato negoziato con Bruxelles; poi ci sarà la sessione di bilancio, con le ultime misure fiscali dell'esecutivo e della maggioranza prima della campagna elettorale; e a seguire, a fine anno, la richiesta al Parlamento di utilizzare parte dei soldi resi disponibili dal programma europeo Safe, che ha tassi di restituzione convenienti. Il passaggio parlamentare però, lo si è capito, non sarà né indolore né scontato, soprattutto guardando alle tensioni nella Lega e alla pressione dall'esterno di Vannacci.
Ma il piano elaborato dal Governo per salvare capre e cavoli si scontra anche con la fretta di Bruxelles, che preme per un sì italiano a breve termine. "L'attesa fino a dicembre per la firma dell'accordo del prestito Safe da parte dell'Italia non è una tempistica adatta a noi. Dobbiamo procedere molto più velocemente perché se c'è anche solo una minima possibilità che l'Italia accetti meno di questi 14,9 miliardi di euro, allora abbiamo una scadenza legale prevista dal regolamento che obbliga la Commissione a rilanciare un nuovo piano e a riallocare quei fondi entro quest'anno. Ciò deve essere sicuro per tutti gli Stati membri", spiega un portavoce della Commissione europea nel briefing quotidiano con la stampa. Insomma se l'Italia vuole meno soldi deve dirlo e deciderlo in fretta, per consentire una redistribuzione delle risorse.
Safe è lo strumento finanziario europeo per erogare prestiti agevolati agli Stati membri fino a un massimo complessivo di 150 miliardi di euro a tasso agevolato, con scadenza a 45 anni e un periodo di ulteriore tolleranza di 10 anni. Tra i punti principali, la preferenza data a progetti in cooperazione tra almeno due Paesi. Inoltre, è compreso, seppure parzialmente, il concetto del buy european, con una soglia minima di componenti made in Ue pari al 65%. I contratti di appalto devono garantire infatti che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell'Ucraina o di Paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo e dell'Associazione europea di libero scambio: Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Al di fuori dell'Ue, possono partecipare agli appalti comuni previsti da Safe Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito, previo via libera delle istituzioni comunitarie. Finora l'ok finale, alla Planaria dell'Eurocamera di giugno, è arrivato solo per Ottawa. Il programma sostiene gli appalti di prodotti per la difesa di diverso tipo: si va dai missili e dalle munizioni ai droni di piccola dimensione e ai relativi sistemi anti-drone, dalla difesa aerea alla sicurezza cibernetica, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla mobilità militare.
Bruxelles da tempo pressa Roma perché vi sia l'adesione, anche perché i Paesi Ue nel loro complesso hanno il problema di rispettare gli impegni assunti in sede Nato sul riarmo sino al 5% del Pil, con Trump che non fa sconti agli alleati occidentali. Il punto sarà anche capire come Crosetto articolerà la spesa. Giorgia Meloni ha ripetuto in più sedi che per lei difesa vuol dire sicurezza in senso ampio. Occorrerà raggiungere un equilibrio. Resta il fatto che, dopo un lungo tira e molla, e diverse sfumature assunte sul tema del riarmo, l'Italia alla fine non abbandona l'opzione della maggiore spesa militare. E questo rende il passaggio parlamentare complicato. Non solo per la maggioranza, anche per le opposizioni. Perché al momento anche Pd, M5s e Avs devono allineare le loro posizioni. I dem non sono contrari a Safe, anche perché è lo strumento che più si avvicina a ipotesi di coordinamento della difesa europea. E soprattutto i riformisti del Pd non accetterebbero un eventuale cambio di linea della segreteria Schlein. M5s e Avs invece sono contrari alla spesa in armi in senso assoluto, e dunque anche contro Safe. "Nonostante i salti acrobatici e gli imbarazzi a pochi mesi dalle elezioni, la direzione del Governo è chiara ed è quella del Riarmo firmato da Meloni a Bruxelles e alla Nato in questi anni, che ipoteca il nostro futuro senza che nessuno sia andato a trattare a Bruxelles come abbiamo fatto nel 2020 per avere risorse massicce contro la crisi energetica, dell'industria, del potere d'acquisto", dice il leader pentastellato Giuseppe Conte. "Il ministro degli esteri Tajani annuncia che utilizzeranno 15 miliardi del fondo Safe per il riarmo, nuove bombe e missili. Una vera e propria una follia. E questo accade mentre la crisi climatica esplode, la siccità cresce e gli stipendi degli italiani sono fermi al palo", attaccano Fratoianni e Bonelli.
Altro tema, strettamente collegato, quello di un eventuale scostamento di bilancio autorizzato dall'Ue per le spese militari. Secondo M5s, durante l'audizione nelle commissioni parlamentari, Crosetto avrebbe annunciato anche uno scostamento da 21 miliardi per il riarmo, da farsi dopo l'estate. Il ministro della Difesa replica: "Le dichiarazioni del senatore Marton non corrispondono a quanto ho affermato nel corso dell'audizione parlamentare. Ho spiegato con assoluta chiarezza che l'eventuale ricorso alla National Escape Clause prevista dal Patto di Stabilità europeo riguarda un percorso già delineato e limitato nel tempo: lo 0,3% del Pil nel 2027 e lo 0,6% nel 2028. Non ho mai parlato di uno scostamento di bilancio da 21 miliardi dopo l'estate, né tantomeno di cifre assimilabili a quelle indicate dal senatore Marton". L'Italia, come detto, ha combattuto a Bruxelles perché la clausola di flessibilità fosse attivabile anche per contrastare lo choc energetico. E ha raggiunto l'obiettivo, che sarà presto concretizzato in Parlamento. Ma anche sulla flessibilità da usare per il riarmo a breve dovrà arrivare una decisione.

