30/11/2025
da il Fatto Quotidiano
La relatrice speciale dell’Onu torna nel capoluogo ligure: "Il tema della Palestina è una questione che tocca la realtà dei cittadini"
La relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi occupati Francesca Albanese, torna a Genova dopo il primo incontro con i portuali del Calp di ottobre e a margine dello sciopero di ieri denuncia “l’ipocrisia delle potenze occidentali” rispetto all’accordo raggiunto da Trump su Gaza.
“Ci hanno fatto credere che ci sia una tregua – dice – ma solo a Gaza, da quando è stato annunciato il cessate il fuoco, sono stati uccisi più di 300 palestinesi. Israele continua a bombardare e il 50 per cento della Striscia resta sotto occupazione militare. In Cisgiordania, intanto, i raid e le aggressioni sono in aumento. Il genocidio non si è mai fermato. Ma la politica occidentale, in questo momento, è più che servile verso gli Stati Uniti e la stampa mediamente gli striscia dietro”.
In Cisgiordania, gli attacchi di coloni armati – spesso con copertura dell’esercito israeliano – sono più che raddoppiati rispetto al 2022. Ma il contesto che Albanese sottolinea riguarda anche l’Italia. “È fondamentale legare la solidarietà con la Palestina alla critica sociale dei lavoratori – spiega –. Non è solo un tema internazionale. È una questione che tocca la realtà della gente. I cittadini vedono che, mentre si tagliano i servizi essenziali, si continua a spendere per alimentare conflitti”.
Per Francesca Albanese, la protesta dei portuali genovesi contro l’invio di armi verso paesi in guerra non è solo “simbolica”, ma può essere un esempio in grado di contagiare altri porti: “È una battaglia di principio, ma che arriva anche al cuore della società. Chi blocca il transito delle armi fa una scelta coerente, non solo per la Palestina. Lo ha fatto anche per la guerra in Yemen. Questa è la forma più pura di politica a favore della protezione dei cittadini”.
Da mesi il Calp, insieme a sigle sindacali e reti internazionali, denuncia il passaggio di armamenti diretti verso lo Stato di Israele. In diverse occasioni, come quest’estate e a settembre, carichi sospetti sono stati fermati o ritirati. “Non si tratta di fare campagne elettorali – chiarisce Albanese –. Chi è qui oggi lo fa perché vuole fermare la cultura della guerra”.

