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Francia, la protesta degli studenti torna nelle piazze

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Politica estera

02/10/2026

da Pagine esteri

Redazione

La protesta studentesca non nasce ieri. Le prime mobilitazioni universitarie risalgono alla metà di settembre e si sono intrecciate con la più ampia contestazione contro le politiche di bilancio del governo.

 La mobilitazione è partita dalle scuole superiori, ma nelle ultime ore ha raggiunto anche le università, trasformandosi in un’onda che attraversa la Francia. Ieri decine di atenei sono stati bloccati, mentre l’Union étudiante, una delle principali organizzazioni del movimento, ha parlato di oltre 30 università interessate e di 640 licei coinvolti. Numeri che l’organizzazione definisce storici.

La protesta studentesca non nasce ieri. Le prime mobilitazioni universitarie risalgono alla metà di settembre e si sono intrecciate con la più ampia contestazione contro le politiche di bilancio del governo. Il punto di partenza è una condizione materiale che gli studenti descrivono attraverso parole semplici: affitti troppo alti, difficoltà a pagare il cibo, precarietà e crescente difficoltà nell’accesso all’università. A Parigi, uno studente intervistato da Le Monde ha spiegato che per molti giovani la questione è arrivata a essere quella di riuscire a pagare il canone di affitto alla fine del mese o persino di avere abbastanza denaro per mangiare.

Tra i motivi della protesta c’è soprattutto la questione delle APL, gli aiuti pubblici per l’alloggio. Dal 1 luglio 2026 gli studenti provenienti da Paesi extra Ue, Spazio economico europeo e Svizzera che non ricevono una borsa di studio non possono più beneficiare dell’aiuto, con alcune eccezioni previste dalla normativa. La misura ha colpito una componente particolarmente esposta al costo degli studi e della vita nelle grandi città universitarie.

A questo si aggiunge la questione dei diritti di iscrizione per gli studenti stranieri. Le organizzazioni studentesche contestano il sistema delle tasse differenziate per gli studenti extraeuropei, che in alcuni casi può arrivare a moltiplicare considerevolmente il costo dell’iscrizione rispetto agli studenti europei. La questione è diventata uno dei principali motivi della protesta universitaria di settembre.

La contestazione tuttavia riguarda il funzionamento complessivo dell’istruzione pubblica. Gli studenti denunciano il sottofinanziamento degli atenei, la scarsità di personale, il numero insufficiente di posti e la selezione prodotta dai sistemi di accesso all’università. Nel caso dei licei, le rivendicazioni comprendono classi sovraffollate, insegnanti non sostituiti, edifici degradati e una pressione crescente legata a Parcoursup, il sistema di accesso all’istruzione superiore.

Le organizzazioni studentesche inseriscono tutto questo in una critica più ampia alle politiche di austerità. L’Union étudiante e l’Union syndicale lycéenne parlano di una progressiva riduzione delle risorse destinate alla scuola e all’università e accusano il governo di trasferire sui giovani il costo delle scelte di bilancio. È una lettura politica esplicita del movimento: le organizzazioni collegano le questioni dell’istruzione a quelle della precarietà, della discriminazione nei confronti degli studenti stranieri e delle disuguaglianze sociali.

Il governo, intanto, ha cominciato a correggere almeno una delle misure contestate. Oggi è stato annunciato il ritiro della disposizione che avrebbe imposto, per il 2027, un contributo di 178 euro agli studenti non borsisti iscritti ai BTS e di 270 euro a quelli delle classi preparatorie alle grandes écoles.

Gli studenti hanno annunciato nuove iniziative e una grande manifestazione per il 6 ottobre.

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