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In Francia l’atto terzo della mobilitazione lancia già il prossimo

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Politica estera

01/11/2026

da Il Manifesto

Filippo Ortona

La bella stagione Le strade di tutto il paese ieri sono tornate a riempirsi di studenti e lavoratori malgrado i divieti. E il 5 novembre sarà sciopero

Al terzo «atto» della mobilitazione sociale contro il carovita le strade delle città francesi sono tornate a riempirsi ieri, malgrado i divieti di manifestare, le interdizioni amministrative e i coprifuochi messi in atto dalle prefetture nel paese.

Secondo l’intersindacale studentesca, almeno «mezzo milione di persone» ha manifestato in tutto il paese, 200.000 delle quali a Parigi. Secondo il ministero degli interni, i manifestanti sono stati 320.000, 70.000 dei quali nella capitale. Il 24 ottobre, durante l’«Atto II», le autorità avevano contato 410.000 manifestanti e la Cgt ne aveva rivendicati più di 800.000.

QUALCHE SCONTRO si è verificato nelle grandi città alla fine dei cortei, da Marsiglia a Parigi passando per Lione, Lille, Grenoble o Bordeaux. Nella capitale, cariche, granate e lacrimogeni della polizia si sono alternati a sassaiole e alcune bottiglie incendiarie. Il ministro degli interni Laurent Nuñez ha accusato la «galassia dell’ultrasinistra» di essere responsabile delle violenze e ha detto che almeno 422 persone sono state arrestate in tutto il paese.

I sindacati – studenteschi e dei lavoratori – hanno dato appuntamento allo sciopero del 5 novembre, indetto dall’intersindacale francese già diverse settimane fa, per protestare non solo contro il carovita ma, più in generale, contro la manovra finanziaria che il governo dovrebbe approvare a breve e che prevede almeno una quarantina di miliardi di tagli alla spesa pubblica. I Gilet gialli hanno invitato a proseguire le mobilitazioni il 6 e il 7 novembre, al fine di dar luogo a un «six-seven popolare» di scioperi e blocchi.

IL MOVIMENTO iniziato a metà settembre dagli studenti medi della periferia parigina, poi proseguito da gilet gialli e sindacati, duramente represso (sono almeno 5 le persone che hanno perso una mano a causa delle granate della polizia, 4 delle quali minorenni), sembra aver superato con successo lo scoglio delle vacanze scolastiche. Iniziate il 17 ottobre, si concluderanno domenica.

I due sindacati studenteschi principali – l’Union syndicale lycéenne (Usl) per i medi e l’Union étudiante (Ue) per gli universitari – hanno invitato a ricominciare i blocchi e le occupazioni martedì e giovedì. «È stata una grande dimostrazione di forza», ha detto la portavoce dell’Ue Sabrine Kharbach in un video. «Non molleremo niente perché sappiamo che li stiamo facendo tremare», ha detto Kharbach.

LUNEDÌ scorso le organizzazioni studentesche erano state ricevute dal primo ministro Sébastien Lecornu, che aveva promesso la revisione dell’algoritmo di selezione all’università Parcoursup e la creazione di 15.000 posti nelle università, oltre all’annullamento della soppressione di circa 2000 cattedre nelle scuole superiori. Cifre lontane da quanto chiesto dagli studenti, che invocano almeno 250.000 nuovi posti nelle università. «Il governo deve cedere molto di più», aveva detto l’Usl, invitando a continuare la mobilitazione e confidando di non avere alcuna fiducia negli annunci fintanto che non vengono tradotti «nella legge finanziaria».

Come succede ormai regolarmente dal 17 ottobre, quando le grandi manifestazioni contro il carovita sono esplose in barricate, scontri e saccheggi, le prefetture – su espressa consegna di Emmanuel Macron – hanno sistematicamente tentato di vietare le manifestazioni e, quando costrette ad autorizzarle dai tribunali amministrativi, ne hanno permesso lo svolgimento solo nelle zone periferiche delle città, ben lontano dai centri cittadini.

A PARIGI, la manifestazione organizzata da sindacati e studenti avrebbe dovuto svolgersi lungo il più classico dei percorsi, dalla Bastiglia a place de la Nation. La prefettura l’ha vietato, decisione contro la quale gli organizzatori hanno fatto ricorso, con successo; prima che il prefetto non sollevasse la questione davanti al Consiglio di Stato, la più alta corte amministrativa, che ha infine autorizzato un percorso periferico, a ridosso della tangenziale est della capitale.

«Noi non chiediamo mai alle persone di manifestare su percorsi vietati, quindi, obbligati e costretti, con la morte nell’animo, chiediamo a tutti di raggiungerci sull’itinerario autorizzato», ha detto ieri mattina il co-segretario della Cgt di Parigi Karl Ghazi.

Mercoledi, una commissione formata da quattro esperti dell’Onu ha espresso «sgomento» per la «violenza» subita dai manifestanti in queste settimane in Francia. «Le ferite gravi e in certi casi irreversibili subite da minori durante le manifestazioni sono inaccettabili e ingiustificabili», hanno scritto in un comunicato. Secondo gli esperti dell’Onu, le autorità francesi hanno dato una «risposta principalmente securitaria alle proteste» relegando «in secondo piano le cause profonde della mobilitazione».

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