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G7 senza clima: Trump non vuole

G7 senza clima: Trump non vuole

Ambiente

18/06/2026

da Valori

Lorenzo Tecleme

Per la prima volta da anni, il summit delle potenze economiche occidentali non discute di clima. La ragione, ovviamente, è Trump

Donald Trump non vuole solo abbandonare la diplomazia climatica: vuole il potere di farla fallire. Sta in questa citazione sorrentiniana il senso della notizia che arriva da Évian-les-Bains, la cittadina francese al confine con la Svizzera dove oggi, mercoledì 17 giugno, si conclude il G7. Per la prima volta da anni, al vertice delle sette principali potenze occidentali non si discuterà di clima. Effetto della pressione del più potente del gruppo, gli Stati Uniti d’America di Trump.

«Affrontare questo tema frontalmente con gli Usa nel quadro del G7 non ci porterebbe a inviare messaggi di unità», ha fatto sapere il ministero della Transizione ecologica francese. Un’ammissione di debolezza che, forse, non riguarda solo il summit di Évian-les-Bains.

Dalla diplomazia del clima alla diplomazia del fossile

Sembra difficile ricordarlo oggi, ma solo pochi anni fa il trend era opposto. Di riscaldamento globale si parlava ai massimi livelli e in sempre più contesti. Come ricorda la testata francese Novethic, nel 2022 il G7 aveva creato un gruppo di lavoro specifico sul clima, e nel 2024 tutti i Paesi membri avevano promesso di chiudere le loro centrali a carbone entro il 2035. Poi il prolungarsi della guerra in Ucraina e l’ascesa delle ultradestre hanno indebolito i passi avanti fatti. L’arrivo di Donald Trump ha imposto una frenata improvvisa. Anche se il G7 è un formato in teoria paritario e l’anfitrione di questo incontro è la Francia, non si discute di ciò che non è approvato dalla Casa Bianca.

«Siamo chiari, non parleremo di clima», aveva detto la ministra francese Monique Barbut già in aprile. In quell’occasione si commentava la sessione ambientale del G7, ospitata sempre in Francia in primavera. Lì i temi all’ordine del giorno erano stati la difesa degli oceani, la protezione delle risorse idriche, i legame tra desertificazione e sicurezza e i finanziamenti per la protezione della biodiversità e per la resistenza dei territori e delle infrastrutture ai rischi naturali. Questioni indissolubilmente legate al riscaldamento dell’atmosfera, che però si decise di non nominare per evitare di indispettire gli Stati Uniti.

Quando chiudiamo questo articolo non sono ancora pubblici i documenti finali del summit, ma è probabile che – oltre a non essere in agenda – la parola clima non compaia nemmeno. L’anno scorso, quando il G7 era ospitato dal Canada, Trump si era ritirato dai colloqui, costringendo gli altri a ripiegare su un documento di consenso monco. Quest’anno si è deciso di evitare il problema alla radice, non menzionando temi che non piacciono a Washington. Si tratta di un precedente importante. Quando Donald Trump abbandona gli spazi della diplomazia climatica gestiti dall’ONU – le Conferenze delle Parti – indebolisce il processo, ma non impedisce agli altri Paesi di continuare i negoziati. Col G7 si va oltre. Il negazionismo statunitense diventa la regola anche per gli alleati – Italia compresa.

Il G7 delle tre scimmiette: non vede, non sente, non parla

Il G7 è il vertice annuale dei sette Paesi più ricchi dell’Occidente – inteso come Paesi industrializzati politicamente vicini agli Stati Uniti. Oltre a questi ultimi coinvolge Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Giappone e Canada. Esiste, in diverse forme, dal 1975, e nel tempo si è allargato alla Russia per poi espellerla nel 2014.

Per coincidenza, la decisione di non parlare di riscaldamento globale arriva all’inizio di un’estate che potrebbe rivelarsi particolarmente calda. Colpa di El Niño, un fenomeno meteorologico ciclico e naturale di cui abbiamo già parlato su Chicxulub. Ma anche colpa della combustione di gas, petrolio e carbone e di altre attività umane – dagli allevamenti intensivi alla deforestazione – che nell’insieme provocano quella crisi climatica di cui i potenti dell’Occidente non vogliono o non possono parlare.

Gli ultimi studi danno per inevitabile il superamento della soglia del grado e mezzo di aumento della temperatura media globale rispetto all’era pre-industriale. Il limite che i governi del Pianeta si erano dati durante la storica Cop21 del 2015. Anche quel summit, ironia della sorte, si tenne in Francia. Ma visto da Évian-les-Bains, sembra una vita fa.

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