19.08.2025
da Il Manifesto
Avanti il prossimo. Il presidente dell’Ucraina torna allo Studio ovale in blazer nero: «Stai benissimo». E dopo di lui, una manciata di leader europei
Un respiro profondo, una piccola scossa per raddrizzare le spalle, il solito cenno alla stampa e poi un sorriso. «Stai benissimo», sono le prime parole di Donald Trump a Zelensky che scende dall’auto blindata vestito tutto di nero, in giacca e camicia e non con la solita uniforme militare che dall’invasione russa dell’Ucraina è la sua seconda pelle. L’etichetta è stata rispettata, un segnale molto apprezzato da Trump che lo ha interpretato come un gesto di apertura. «Zelensky ha imparato a trattare con Trump», sottolineano diversi commentatori. E ne ha bisogno, perché a differenza dei proclami dei mesi scorsi, in questi giorni si decide il futuro dei rapporti tra l’Ucraina e l’occidente.
«LA FINE della guerra potrebbe essere vicina» dice Trump, «o forse no» dipende da quanto i due belligeranti saranno disposti ad accettare compromessi. Per l’occasione il tycoon si è sforzato di mostrarsi imparziale, ha parlato di Putin sempre con grande rispetto, ma in modo neutro, come se si trattasse solo di una delle parti in campo. La strategia era chiara: Trump non voleva dare l’impressione di venire a confutare un ultimatum, ma che ognuno degli invitati si sentisse importante per la decisione finale. Che in fin dei conti è sempre la stessa: l’Ucraina e l’Europa accetteranno le condizioni di Vladimir Putin? Per ora si prende tempo, continuano i colloqui con le parti, ma non si gioca più, il momento è decisivo.
L’atmosfera è completamente diversa da quella di quattro giorni fa: da un lato la pista di atterraggio di una base militare, tappeti rossi e il cielo basso dell’Alaska a gravare pesante su un incontro storico tra Usa e Russia, dall’altro un’accoglienza quasi informale, da vecchie conoscenze. Cosa pensa Trump degli ucraini? Chiede un giornalista. «Li amo» è la risposta. Persino il breve incontro con la stampa prima della riunione bilaterale passa tra battute e risposte piene di benevolenza. Si parla di garanzie di sicurezza, che devono essere «solide» e con «l’Europa in prima linea».
PER AMMISSIONE stessa del tycoon il cessate il fuoco non è neanche più un’ipotesi – «l’obiettivo è una pace veramente duratura». E, in ogni caso, finito l’incontro con Zelensky e i rappresentati europei e della Nato, Trump chiamerà Putin «che aspetta una sua telefonata». Il leader ucraino sorride, scherza con il padrone di casa sulle elezioni in tempo di guerra spiegando perché non si possono tenere ora (ma dice che non appena cesseranno le ostilità saranno indette). «Allora vuol dire che se nel 2028 saremo in guerra neanche qui si potranno fare elezioni?» chiede Trump, «ti piace l’idea eh?» lo incalza l’altro. Poco dopo i due si ritirano per la riunione a porte chiuse con il segretario di Stato Marco Rubio, il vice-presidente Vance e i due inviati speciali Kellogg e Witkoff. «L’obiettivo è organizzare un trilaterale con me, Zelensky e Putin» dichiara Trump e Zelensky si dice «pronto». Dopo circa un’ora l’incontroviene allargato agli altri leader presenti. Il primo giro di interventi della tavola rotonda con gli ospiti si tiene a porte aperte, di fronte alle telecamere di mezzo mondo. Ringraziamenti di rito all’organizzatore, ma tutti insistono su due concetti chiave: «garanzie di sicurezza» e «incontro trilaterale». La notizia che Trump tiene a sottolineare, diversamente dalle dichiarazioni della vigilia, è che gli Usa saranno parte attiva dell’impalcatura difensiva che dovrebbe garantire l’accordo. Sipario e si inizia a parlare ( senza stampa) di scambio di territori, la vera spada di Damocle.
Zelensky aveva già fatto capire che «la Russia non deve ottenere alcuna ricompensa per questa guerra». Alle prime ore di lunedì, mentre i servizi d’emergenza ucraini contavano i morti a Kharkiv (7) e a Zaporizhzhia (almeno 3) e spegnevano gli incendi provocati dai bombardamenti a Sumy e Odessa, Zelensky e i suoi pubblicavano video e dichiarazioni indignate sui social network, biasimando la Russia per voler «umiliare gli sforzi della diplomazia». Una prima apertura però c’è stata, in cambio di garanzie di sicurezza adeguate, l’Ucraina ora sarebbe disposta a congelare la linea del fronte e a lasciare temporaneamente alla Russia i territori occupati. Ma è difficile che il Cremlino accetti di congelare il conflitto ora che è in vantaggio, soprattutto con lo spauracchio di nuove garanzie di sicurezza a Kiev che assomigliano tanto a un ingresso nella Nato mascherato.
NELL’OTTICA di provare a chiudere il conflitto in tempi brevi, il tycoon cerca in ogni modo di accorpare i passaggi. Inutile parlare con Zelensky e poi dover spiegare ad almeno dieci persone cosa si è deciso e ascoltare le lamentele di tutti, dover rispondere, rischiare nuove polemiche… Meglio averli tutti nello stesso posto, anche perché l’Ue stavolta sarà chiamata a rispondere sulla questione fondamentale delle garanzie di sicurezza. I governanti europei intendono dare seguito, come hanno fin qui dichiarato, alla promessa di proteggere l’Ucraina a ogni costo? Un conto è inviare armi, tutt’altro impegnarsi a intervenire in caso di nuova aggressione russa o inviare direttamente soldati sul suolo di Kiev. Alcuni di questi temi sono stati affrontati in una «riunione preparatoria» tenutasi nel pomeriggio tra Zelensky la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e i leader dell’Ue presenti. Più tardi, l’asse Macron-Starmer-Merz risponde compatto di essere pronto, ma le timide condizioni che i politici del Vecchio continente pongono – presenza Ue agli incontri tra Putin e Zelensky e cessate il fuoco – non raccolgono nessun entusiasmo da parte di Trump.
CHE IN SERATA annuncia: vedrò i leader europei nello Studio ovale. Non era previsto, dalla Casa Bianca alcune fonti spiegano: significa che sta andando bene.