18.08.2025
da Il Fatto Quotidiano
Previsto anche il rilascio di dieci ostaggi e la consegna di aiuti tramite Mezzaluna rossa e Onu. L'Idf approva il piano per l'occupazione di Gaza city
Hamas ha accettato, “senza chiedere alcuna modifica”, la proposta per il cessate il fuoco a Gaza ricevuta dai mediatori egiziani e qatarioti nei colloqui in corso al Cairo. Lo ha riferito ai media una fonte del movimento palestinese. La proposta, presentata ieri, prevede una tregua di sessanta giorni, il rilascio (in due tranche) di dieci ostaggi israeliani in vita e dei cadaveri di 18 deceduti e la consegna di aiuti a Gaza attraverso ong, Mezzaluna Rossa e Nazioni unite (invece che tramite la Gaza Humanitarian Foundation, il contestato ente Usa sostenuto da Israele). Secondo la tv Al Arabiya, la proposta rappresenta un compromesso tra un cessate il fuoco totale, inteso come la fine del conflitto armato tra Hamas e Israele, e una tregua temporanea. L’ultimo ciclo di negoziati indiretti tra le due parti, facilitato a Doha dai mediatori, era durato diverse settimane prima di concludersi il 25 luglio senza alcun risultato.
Lunedì il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano (Idf), Eyal Zamir, ha approvato il piano per occupare Gaza City e lo presenterà martedì al ministro della Difesa. Lo riferisce l’emittente Channel 12, rivelando i tempi per previsti per l’evacuazione dei residenti: nei colloqui a porte chiuse degli ultimi giorni, Zamir avrebbe stimato poco meno di due mesi. Poi si procederà all’accerchiamento e all’occupazione della città. “Si cercherà di ridurre al minimo possibile l’impiego delle forze di riserva”, ha affermato il capo dell’Idf.
Intanto prosegue l’emergenza umanitaria nella Striscia. Cinque palestinesi, tra cui due bambini, sono morti per malnutrizione nelle ultime 24 ore: lo riporta Al Jazeera citando il ministero della Salute dell’enclave, controllato da Hamas. Sale così a 263, tra cui 112 bambini, il numero delle vittime a causa della fame dall’inizio delle ostilità. Oggi Amnesty International ha accusato Israele di attuare una “politica deliberata” volta a ridurre la popolazione di Gaza alla fame.