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Genitori e insegnanti denunciano fermi preventivi e violenze di polizia

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Scuola

29/10/2026

da Il Manifesto

Giansandro Merli

Prova a prenderli Sabato scorso quattro adolescenti portati in commissariato senza motivo. 500 firme dopo le intimidazioni al liceo romano Albertelli

A prendere carta e penna per primi sono stati i genitori di alcuni studenti del Pilo Albertelli, liceo classico a due passi dalla stazione di Roma Termini. «Lettera sulle violenze della polizia», recita un titolo senza troppi giri di parole. In poche ore, alle oltre 200 firme iniziali si sono aggiunte quelle di 250 mamme e papà con i figli in altri istituti e quelle di una cinquantina di docenti. È un segnale: la preoccupazione per quanto avvenuto lo scorso fine settimana, nella capitale e nelle altre città italiane, è forte. Anche perché potrebbe succedere nelle prossime date di mobilitazione, a partire dallo sciopero generale di domani lanciato da Usb.

La lettera parte dal racconto di un assurdo fermo di polizia, uno di quelli «preventivi» che ha introdotto il governo Meloni. Sabato 24 ottobre un ragazzo e tre ragazze, di 14 e 15 anni, si erano trovati vicino al liceo per poi raggiungere il corteo. «Da una camionetta sono scesi una decina di agenti. Hanno bloccato i ragazzi chiedendo loro di identificarsi – racconta Carola, tra i portavoce dei genitori dell’Albertelli – Hanno iniziato a prenderli in giro per una kefia. Poi li hanno portati in commissariato».

Lì sono arrivati anche i genitori, ma non hanno potuto comunicare con i ragazzi. «Dicevano che era in corso la scrittura del verbale. Su cui non è riportato nulla di rilevante. Intanto anche dentro hanno continuavano ad apostrofare quattro adolescenti spaventati in modo aggressivo. Qual è l’obiettivo di questo trattamento?», dice Carola.

Chissà cosa avrebbe risposto il professor Pilo Albertelli, che ha dato il nome a quella scuola per la sua militanza antifascista, in particolare tra le file di Giustizia e libertà, terminata alle Fosse Ardeatine, dopo l’arresto nel marzo 1944 da parte della Banda Koch. La scuola a lui intitolata si trova ad appena 500 metri dal Viminale.

Ovvero da dove sono partite le direttive di ordine pubblico sulle manifestazioni dello scorso fine settimana. Da Roma a Torino, da Milano a Bologna sono state segnate da cariche violente, uso di idranti, lacrimogeni, passanti e giornalisti picchiati. E da una raffica di fermi preventivi, ben 371 di cui quasi un terzo contro minorenni. Quasi sempre incensurati e senza reali elementi che potessero indicare una effettiva pericolosità (i verbali, quando sono stati rilasciati, parlano di iphone o al massimo scaldacollo rinvenuti negli zaini).

Finora sono 140 le segnalazioni di abusi raccolte a livello nazionale da Hub for defenders. «C’è chi è stato prelevato e tenuto in questura per ore senza sapere perché e chi è stato picchiato per strada durante una manifestazione. Molti sono minori che non sono stati messi in contatto con la famiglia per ore», dichiara l’avvocato Gilberto Pagani. Ora potrebbero partire le denunce.

Per i genitori del Pilo Albertelli le nuove misure legislative del governo e i recenti comportamenti delle forze di polizia puntano a «intimidire e criminalizzare» un’intera generazione, lanciando «un messaggio incostituzionale: tornate a casa, non protestate, noi siamo contro di voi e possiamo farvi del male». In molti casi, però, questa prepotenza non ha funzionato: «ragazzi e ragazze rilasciati dai commissariati – continua la lettera – sono tornati in piazza, coscienti che non c’è alcuna altra strada per esprimere la loro rabbia e dignità».

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