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Gli assassini applauditi come liberatori

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Attualità

03/03/2026

da Left

Giulio Cavalli

Ogni volta nella storia una guerra non è mai chiamata guerra. Se la minaccia non è dimostrabile allora la si chiama attacco preventivo

La guerra agghinda le parole, da sempre. Ogni volta qualche aggettivo si svuota un po’ di più del suo significato originale per ammansire la realtà finché non bastano più gli occhi per osservarla. 

L’attacco israeliano in combutta con gli Stati Uniti che ha incendiato il Medio Oriente viene definito su alcuni giornali come “legittimo”. Legittimo lo dice anche il dizionario, dovrebbe voler dire che è fatto seguendo la legge eppure qui non c’è nessuna norma che sancisce il diritto di ammazzare anche il peggiore dei tiranni. 

Ogni volta nella storia una guerra non è mai chiamata guerra: è sempre una risposta a un pericolo o a una provocazione. Se la minaccia non è dimostrabile allora la si chiama attacco preventivo, una sorta di legittima difesa senza bisogno nemmeno dell’offesa. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ieri si è addirittura superato: ha spiegato che l’attacco Usa era preventivo perché Israele aveva intenzione di bombardare l’Iran e l’Iran “avrebbe immediatamente reagito contro di noi, e non avremmo potuto restare fermi ad assorbire il colpo prima di rispondere”. Che agli Usa spettasse scongiurare l’attacco israeliano è un’ipotesi che non ha nemmeno sfiorato la Casa bianca. 

A proposito, certi spudorati giornaletti stanno versando litri di inchiostro per invitare all’esultanza. Dicono che un’eventuale liberazione dall’oppressione di donne e bambini. La liberazione degli oppressi è il claim anche dei liberali e di qualche infiltrata nel Partito democratico. Tutto bello, tutto vero, se non fosse che i presunti liberatori dovrebbero essere quel governo di Israele che verrà condannato dalla storia e dal loro dio per la sistematica strage proprio di donne e di bambini che ha perpetrato (e perpetra ancora) nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. 

Senza vergogna, i signori della guerra. 

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