ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Gli inganni di Bibi e Trump il «credulone»

Gli inganni di Bibi e Trump il «credulone»

Editoriali

02/06/2026

da Il Manifesto

Gad Lerner

Trappola mortale La coazione a ripetere che induce condottieri tanto cinici quanto sprovveduti a esultare rimirando la bandiera con la stella di Davide issata sulla fortezza di Beaufort, luogo maledetto per chiunque vi sia rimasto assediato, è tipica di chi marcia dritto verso l’autodistruzione

Se gli israeliani sapessero quanto si assomigliano Beirut e Tel Aviv forse capirebbero perché il Libano resterà per loro una trappola mortale.

La coazione a ripetere che induce condottieri tanto cinici quanto sprovveduti a esultare rimirando la bandiera con la stella di Davide issata sulla fortezza di Beaufort, luogo maledetto per chiunque vi sia rimasto assediato, è tipica di chi marcia dritto verso l’autodistruzione. Ora muovono di nuovo su Beirut, considerata la più debole delle capitali arabe nemiche, e non si accorgono che invece quel microcosmo – mosaico di civiltà sopravvissute a guerra civile, scorrerie, bombardamenti, eserciti occupanti – rappresenta non il passato ma il futuro del Medio oriente.

Israele sta costruendosi il nemico perfetto. Quando Netanyahu suggerisce all’orecchio di un Trump sempre più scettico «non mollare proprio adesso, la debolezza militare di Hezbollah ci consente di sferrargli un colpo definitivo che manderà al tappeto anche l’Iran», si rivela più credulone del protagonista di un romanzo premiato col National book award 2025, appena tradotto in italiano da La nave di Teseo. Lo ha scritto il libanese Rabih Alameddine e s’intitola, per l’appunto: La vera storia di Raja il Credulone e di sua madre. Quanto si somiglino nella loro modernità cosmopolita due città mediterranee limitrofe come Beirut e Tel Aviv ben si deduce dall’avventurosa storia del professore di filosofia Raja, omosessuale circondato da prepotenti d’ogni risma capace però di rigenerarsi nella barbarie circostante da autocompiaciuto, parole sue, «figlio di puttana».

I musulmani sciiti residenti nel Libano meridionale, non dimentichiamolo, erano una delle popolazioni più pacifiche del Medio oriente, capace di tenersi alla larga dalla guerra civile che nel resto del paese dei cedri contrapponeva cristiani maroniti, musulmani sunniti e drusi. La più paziente anche nel convivere con i profughi palestinesi che l’establishment di Beirut ostracizzava. Furono l’invasione israeliana del 1982 – e i diciotto anni di occupazione militare che ne seguirono – a sospingere gli sciiti a militarizzarsi Partito di Dio, Hezbollah, trovando negli ayatollah di Teheran il proprio referente.

Ora nessuno sa quanti siano veramente gli sciiti libanesi (vietato a Beirut fare censimenti) ma è verosimile che si tratti di un terzo della popolazione, all’incirca due milioni, un’alta percentuale dei quali concentrati a sud, cioè al confine con Israele. Per quanto oppressivo sia il controllo sociale esercitato da Hezbollah nelle zone sciite, chiunque le abbia visitate sa bene quanto vi sia potente il grado di identificazione fra gente comune e miliziani: una sofferta ma inestricabile comunità di destino – ciò che non vale fra i palestinesi di Gaza e Hamas – tale da rendere velleitario immaginarne lo scioglimento. Con la forza, poi…

Difatti la guerra scatenata in Libano da Netanyahu il giorno stesso dell’attacco all’Iran è del tutto priva di un piano razionale dichiarabile. Non gli può bastare la demolizione sistematica dei centri abitati prossimi al confine con Israele. Ogni ordine di evacuazione diffuso prima del bombardamento di zone abitate da civili – il più sozzo degli alibi morali mascherato ipocritamente da scrupolo umanitario, poi chi ci resta sotto l’avevamo avvertito, sono fatti suoi – equivale a un attestato operativo di pulizia etnica: andatevene da Tiro, da Sidone, da Nabatiye. Ieri l’ordine di evacuazione è stato rivolto spudoratamente al vasto conglomerato urbano di Dahyie, l’insieme dei quartieri sud-occidentali di Beirut, centinaia di migliaia di abitanti.

Quanto odio può reggere Israele da parte dei suoi vicini di casa? Quale potenza militare, quale forza nucleare potrà mai scongiurare che tale odio si riversi catastroficamente sulle prossime generazioni dei sette milioni di ebrei che vivono in terra d’Israele e sugli altri dispersi per il mondo?

La reconquista del castello di Beaufort, lungi dal galvanizzare gli israeliani, ricorderà a molte loro famiglie lo stillicidio di soldati caduti per difenderlo prima che se ne riconoscesse l’inutilità strategica; e prima di ritirarsi dal Libano nel 2000. Estirpare due milioni di sciiti dal Libano è altrettanto impossibile che estirpare due milioni di palestinesi da Gaza e tre milioni di palestinesi dalla Cisgiordania. Né ci si illuda di trovare nella civilissima Beirut una società pronta a compiacersi di un tale crimine, per quanto la grande maggioranza dei suoi giovani non ne possa più di Hezbollah.

share