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Global Sumud: mobilitazione urgente per gli arresti

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Politica estera 

23/09/2026

da Pressenza

Redazione

C’è un filo rosso che attraversa il Mediterraneo e lega le carceri tunisine alle aule parlamentari italiane, le piazze di Tunisi ai cortei di Milano e Roma: la criminalizzazione della solidarietà con il popolo palestinese.

È su questo terreno che si muove la mobilitazione della Global Sumud Italia e le organizzazioni che sostengono la causa palestinese: a partire da domani, 23 settembre, alle ore 9:00, avrà inizio un presidio urgente e una conferenza stampa alle ore 11:00 davanti all’Ambasciata di Tunisia a Roma per chiedere la liberazione immediata di Wael Nawar, Nabil Chennoufi, Ghassan Boughediri e Ghassan Henchiri, attivisti tunisini detenuti da mesi per il loro impegno umanitario a sostegno della Palestina, e per rivendicare il diritto di ogni cittadino e di ogni cittadina a esprimere la propria solidarietà. Chiediamo la partecipazione degli organi di stampa e alla società civile di unirsi alla mobilitazione, diffondendo tra reti, associazioni, organizzazioni, e singoli/e cittadini/e che lottano per la tutela dei diritti umani.

Gli arresti in Tunisia

La vicenda dei quattro attivisti tunisini ha origine lo scorso marzo, quando la Global Sumud Flotilla si riunì a Tunisi per tre giorni di incontri e eventi pubblici in preparazione della seconda missione verso Gaza. Il 4 marzo, una marcia pacifica, partita verso il porto di Sidi Bou Said in omaggio ai portuali che avevano sostenuto la partenza della Flotilla nel settembre 2025, fu bloccata dalle forze dell’ordine, che revocarono il permesso all’ultimo momento e intervennero con violenza: alcuni attivisti svennero, altri riportarono ferite in diverse parti del corpo. Il giorno seguente, alcuni agenti in borghese arrestarono Wael Nawar, e successivamente Ghassan Henchiri, Ghassan Boughediri, Nabil Chennoufi e altri attivisti tunisini. Le accuse – frode, riciclaggio e uso improprio dei fondi raccolti – sono di natura strettamente politica, come denunciato dalla Lega tunisina per i diritti umani e dal Comitato nazionale per la difesa degli attivisti, che parlano di una campagna più ampia che colpisce giornalisti e attivisti politici per i diritti umani.

La criminalizzazione della solidarietà è proseguita lo scorso sabato 20 settembre, quando almeno 11 persone – come riportano gli avvocati Ghassen Besbes e Fedy Snene – sono state arrestate a Tunisi durante la manifestazione pacifica che chiedeva la loro liberazione. Gli arresti dimostrano che l’obiettivo dell’intera campagna repressiva iniziata a marzo è ostacolare con violenza la solidarietà con il popolo palestinese.

Non possiamo dimenticare che la Tunisia subisce da tempo pressioni da parte degli Stati Uniti e di Israele, iniziate già durante la scorsa missione, quando fu chiesto espressamente al governo di non lasciare partire le imbarcazioni della Flotilla, intente a percorrere il Mediterraneo e raggiungere Gaza, per rompere il blocco illegale e aprire il corridoio umanitario negato alla popolazione palestinese. L’arresto degli organizzatori e l’inasprimento delle misure repressive durante le manifestazioni di solidarietà per la liberazione della Palestina provocano gravi difficoltà all’intero movimento tunisino, minando alle fondamenta la libertà di espressione del dissenso e di protesta a sostegno del popolo palestinese. Il risultato è, di fatto, il favoreggiamento del regime sionista che procede senza alcuna sanzione e impedimento nella sua operazione coloniale e genocida in Palestina.

La repressione in Italia: gli arresti dello scorso 22 Settembre e il DDL Antisemitismo

Lo stesso meccanismo repressivo è in azione nel nostro paese: il disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera – con approdo in aula previsto per il 2 ottobre – adotta la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) per tentare di sovrapporre l’antisemitismo – odio razziale intollerabile che va combattuto senza ambiguità – all’antisionismo, ovvero alla critica dell’ideologia politica che spinge alle continue violazioni dei diritti dei popoli, nel silenzio complice degli stati europei. Più di 250 organizzazioni hanno aderito alla mobilitazione nazionale contro un provvedimento che rischia di trasformarsi in una «legge bavaglio» capace di equiparare le critiche alle politiche israeliane a veri e propri atti di antisemitismo, uno strumento di censura che punta a soffocare le critiche ai governi israeliani e criminalizzare il dissenso interno.

A un anno esatto dalle grandi manifestazioni del 22 settembre dello scorso anno, quando centinaia di migliaia di persone scesero in piazza contro il genocidio a Gaza, ci troviamo a fare i conti con innumerevoli misure cautelari, denunce a piede libero, obblighi di firma e divieti che hanno colpito decine di attivisti, soprattutto giovani, per i fatti della Stazione Centrale di Milano. La repressione in Italia è già in atto e in corso di rafforzamento, a tutela degli interessi politici ed economici delle élite, e intenta a colpire chiunque provi a rompere un equilibrio di sistema sempre più imperniato sul controllo e sulla violenza, nei posti di lavoro come nelle piazze.

Le condizioni allarmanti degli attivisti

La situazione dei quattro attivisti tunisini è sempre più critica. Tutti e quattro sono detenuti nel carcere di Mornaguia e l’11 settembre il giudice ha disposto una proroga di quattro mesi della loro detenzione preventiva:

  • Wael Nawar: È in sciopero della fame da 37 giorni, ha perso 25 chili, non sente bene e resta seduto in uno stato semi-comatoso; soffre di gravi problemi alla vista e riesce a vedere soltanto ciò che gli viene posto davanti al viso; è attraversato da un dolore costante e ininterrotto al petto, al cuore e allo stomaco, e non riesce a dormire, al punto da desiderare di perdere conoscenza o di scivolare in un coma completo pur di trovare sollievo. Chi lo ha visto ha riferito: «La sua condizione è profondamente allarmante; per la prima volta sento che Wael è vicino alla morte e dobbiamo convincerlo a sospendere lo sciopero della fame».
  • Ghassan Boughediri: Ha un livello di glicemia di 0,6 e un valore di emocromo di 9,6, ha perso 8 chili, accusa vertigini e difficoltà a camminare; un infermiere gli controlla il sangue e la glicemia mattina e sera e, quando i valori sono calati, lo ha visitato tre volte consecutive durante la notte.
  • Ghassan Henchiri: Versa in condizioni fisiche e mentali pessime: ha dichiarato di non avere più la forza di alzarsi dal letto e di camminare in equilibrio precario; presenta anch’egli glicemia a 0,6 ed emocromo a 9,6, con vertigini e gravi difficoltà motorie. La reazione allergica che lo colpisce non si arresta e, nonostante l’uso dello shampoo, pustole e piaghe gli coprono tutto il corpo. Il medico del carcere ha rifiutato di emettere l’impegnativa per una visita dermatologica sostenendo che la condizione non è grave, ma Henchiri non riesce a dormire per il dolore intenso e l’irritazione provocata dalle lesioni.
  • Nabil Chennoufi: È, tra i quattro, quello in condizioni relativamente migliori sia sul piano fisico sia su quello mentale: ha un emocromo di 10,4 e una glicemia di 0,68, ha perso 14 chili, non ha problemi di sonno, ma accusa dolori di stomaco occasionali e vertigini.

Secondo il diritto internazionale, una persona in sciopero della fame dovrebbe essere monitorata da un medico ogni giorno, mentre a Wael le visite vengono garantite circa due volte alla settimana. È una violazione grave e sistematica dei loro diritti, che svuota il significato e la leva politica dello sciopero della fame, mettendo a tacere l’unico strumento di protesta che resta a chi viene privato della libertà personale.

Il nostro appello

La Global Sumud Italia, insieme alle reti territoriali di solidarietà con la Palestina, chiama alla mobilitazione con urgenza per la liberazione immediata di Wael Nawar, Nabil Chennoufi, Ghassan Boughediri e Ghassan Henchiri.

Utilizzando i propri corpi ridotti allo stremo come strumento di lotta contro l’ingiustizia di Stato, gli attivisti tunisini si inseriscono in una tradizione storica di resistenza anticoloniale e di fermezza palestinese. Il loro sciopero della fame è l’espressione della solidarietà della lotta degli oltre 9.400 prigionieri politici e ostaggi palestinesi attualmente detenuti nelle segrete dell’occupazione israeliana. Wael, Nabil, Ghassan e Ghassan stanno soffrendo all’interno del carcere di Mornaguia perché si sono rifiutati di scendere a compromessi sulla liberazione palestinese. La loro battaglia per la libertà è indissolubilmente legata alla lotta collettiva globale per liberare ogni prigioniero politico detenuto per aver resistito al genocidio.

    • Chiediamo che il governo tunisino garantisca loro assistenza medica adeguata e che cessi la repressione della solidarietà.
    • Chiediamo al governo italiano di fermare il DDL antisemitismo, che criminalizza la solidarietà con la Palestina e colpisce il diritto di dissenso.
    • Per la liberazione di Wael, Nabil, Ghassan e Ghassan. Contro la repressione della solidarietà, in Tunisia come in Italia.
    • Per la liberazione dei prigionieri palestinesi. Per le sanzioni e l’embargo allo stato sionista. Per la Palestina libera – dal fiume al mare.
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