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Gran Bretagna: elezioni-terremoto. È caos politico

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Politica estera

08/05/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Il prestigioso Guardian, emblema di un progressismo britannico onesto di glorie e di allori non fa sconti: dal voto locale di ieri il Partito Laburista rischia di uscire con tutte le ossa rotte. E i primi risultati lo confermano. Ma i segnali negativi per il governo del Regno Unito sono anche altri: il revanchismo indipendentista scozzese, il crescente distacco autonomistico dei gallesi e, soprattutto, il boom dell’estrema destra sovranista di “Reform UK”, data al 31 per cento, ma che avrebbe addirittura vinto il 41 per cento di tutti i seggi.

Era un referendum su Starmer

Le attesissime elezioni tenutesi ieri in Inghilterra, Galles e Scozia hanno riguardato circa 5 mila seggi in 134 consigli comunali e i Parlamenti nazionali di Edimburgo e Cardiff. Le complesse consultazioni hanno anche interessato i 32 distretti di Londra, e una combinazione di distretti metropolitani settentrionali, consigli di contea e autorità unitarie. I risultati completi si conosceranno durante la giornata di oggi, ma già le linee di tendenza, tra exit-polls e primi scrutini, sembrano abbastanza chiari. Già prima dello spoglio, ultrapessimistici e lamentosi vaticini parlavano dell’ipotetica perdita di migliaia di seggi per i laburisti, ecumenicamente distribuiti tra grandi centri e sperduti villaggi. Una catastrofe di dimensioni storiche, la quale, agli occhi di tutti, ma proprio tutti (raffinati politologi, operai delle Midlands, agricoltori dell’East Anglia, pensionati dello Yorkshire, scozzesi delle Highlands e il resto dell’esercito tumultuante degli scontenti) ha un nome e un cognome precisi: Sir Keir Starmer. Il Premier “socialista” (si fa per dire), che per compiacere il suo segreto compare d’anello della Casa Bianca ha proposto una politica di riarmo a tappe forzate, nonostante un deficit di bilancio che rischia di far saltare il banco. Una situazione precaria quella delle finanze pubbliche di Sua Maestà, a partire dal sistema pensionistico e da tutto il Circo Barnum della sicurezza sociale. Non solo. Starner è un “laburista” per modo di dire, perché sulla questione dei dazi doganali s’è messo d’accordo con Trump (alla chetichella), girando cinicamente le spalle all’Europa e infischiandosene della solidarietà continentale. Elezioni locali? Calma, perché di “circoscritto” in senso territoriale questo voto non ha proprio niente. E a Downing Street lo sanno: la botta potrebbe essere così forte e la sconfitta tanto politicamente devastante da accelerare la resa dei conti dentro il partito. E forse anche dentro il governo.

I dati arrivati nella notte

«I risultati arriveranno a ondate tra venerdì e sabato», annuncia la BBC, aggiungendo che «il Partito Laburista si prepara ad affrontare una serie di numeri elettorali brutali a livello locale, scozzese e gallese, che determineranno se la prossima fase del mandato di Keir Starmer come Primo ministro potrà ancora durare. Gli strateghi del partito – sottolinea cupamente il network televisivo – prevedono perdite di quasi 2.000 seggi complessivamente. Anche se il danno potrebbe addirittura essere ben peggiore». Già, perché, come fanno notare gli analisti, il vero rischio per Starmer non è tanto giustificare le perdite del Labour, quanto piuttosto spiegare la straripante vittoria dell’estrema destra di Nigel Farage, cioè degli odiati sovranisti di “Reform UK”. È proprio questa la benzina che potrebbe dare fuoco a un incendio politico dalle proporzioni difficilmente prevedibili. Perché, è vero che a Westminster Keir Starmer ha una maggioranza di ferro, ma è pure vero che la resa dei conti avverrà dentro il partito. La storica ala sinistra dei Labour, quella che fa capo a Jeremy Corbyn, infatti, è pronta a dare battaglia e a riportare il movimento su quella che viene giudicata come l’ortodossia di una moderna socialdemocrazia. Che non ha molto da spartire con le raffazzonate strategie di “galleggiamento bipolare” adottate invece da Sir Keir.

Le previsioni dell’ultim’ora

«In tutta l’Inghilterra – sostiene la BBC – ‘Reform UK’ spera di trasformare la rabbia pubblica per l’immigrazione, il tenore di vita e la sfiducia nei confronti di Westminster, in potere a livello locale. Nelle città progressiste, i Verdi credono che gli elettori siano pronti a punire i laburisti da sinistra, mentre in alcune zone di Blackburn, Birmingham e della parte orientale di Londra, i candidati indipendenti continuano a capitalizzare sulla rabbia per Gaza. In Galles e Scozia, poi, sono state previste ingenti perdite, che potrebbero innescare una profonda crisi politica all’interno del Partito Laburista, dato che quest’ultimo ha potuto contare sul sostegno dei suoi elettori in queste regioni per decenni». I primi numeri a essere rivelati nei cosiddetti “campi di battaglia” saranno quelli di Hartlepool, Oxford e Dudley. In particolare, tutti aspettavano i risultati di “Reform UK” a Hartlepool, vera cartina di tornasole per molti altri collegi. Bene, la destra ha fatto “cappotto” , aggiudicandosi tutti i seggi in palio. Il partito di Farage ha stravinto anche a Redditch. Ora si temono perdite laburiste clamorose un po’ in tutto il Paese, specie in Essex, Anglia e Yorkshire.

Un test per Scozia e Galles

Le elezioni locali del Regno Unito diventano, ovviamente, ancora “più locali” nelle regioni del Paese tradizionalmente più autonome, come la Scozia e il Galles. Proprio in queste aree la sfida portata al governo di Starmer è duplice, perché alle generali rivendicazioni sociali ed economiche si mischiano anche forti sentimenti di appartenenza, che affondano le loro radici in una storia millenaria. A Edimburgo, sarà completamente rinnovato il Parlamento nazionale di Holyrood, con i suoi 129 membri, che ha ampliato le sue funzioni con la riforma del 1999. È un’istituzione di fondamentale importanza per gli equilibri politici del Regno Unito, in quanto garantisce un certo margine di autonomia e una buona potestà legislativa alla Scozia. Holyrood è responsabile del servizio sanitario, delle politiche abitative, della sicurezza e dei trasporti. Inoltre, ha il compito di gestire due settori fondamentali come il welfare e la tassazione. I sondaggi dicono che lo Scottush National Party (SNP) indipendentista e socialdemocratico è in testa con il 37%. Avendo però perso nell’ultimo anno molti dei consensi che aveva accumulato in “riserva”. I laburisti perdono poco (circa il 3%), ma sono appaiati dai sovranisti destrorsi di Reform UK. Entrambi i partiti vengono dati al 18%. Crollano decisamente i Conservatori (meno del 12%). Elezioni all’insegna delle novità anche in Galles, dove sono state ridisegnate nuove circoscrizioni elettorali e il Parlamento nazionale è passato da 60 a 96 deputati. Qui l’Assemblea (denominata “Senedd Cymru”) può legiferare in molti settori cruciali, come sanità e istruzione, benché con aree di intervento più limitate rispetto alla Scozia. Polls catastrofici per il Labour, dato al 13,5%. In testa gli autonomisti di “Plaud Cymru” con oltre il 31%, seguiti dai sovranisti di Farage, con “Reform UK” accreditato di oltre il 28%.

Il vero rischio

  • Gli attenti osservatori del Guardian hanno disaggregato i sondaggi, valutando una sorta di “geometria variabile” delle strategie elettorali. Così hanno potuto rilevare il tentativo, assai evidente, dei sovranisti di “Reforrn” di pescare nei serbatoi tradizionali del consenso laburista. «Sunderland e Barnsley sono ugualmente importanti per il Partito di Starmer, perché rappresentano esattamente il tipo di aree operaie che ‘Reform’ crede di poter penetrare. Se il Partito Laburista dovesse ottenere risultati deludenti in queste zone, la leadership di Starmer si troverebbe ad affrontare nuove critiche da parte dei parlamentari che già temono che il partito non abbia un legame emotivo con parte della sua ex base elettorale».
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