12/03/2026
da Remocontro
Notizia di datazione sospetta -forse più giorni fa-, che arriva in Italia soltanto oggi forse a non appesantire le dichiarazioni della premier al Senato sulla guerra israelo-americana all’Iran. «Contro base di Erbil un drone e non un missile». «Lo si apprende da ‘fonti informate’ -recita l’agenzia ANSA con una precisazione dubitativa- secondo cui il drone, ‘forse non era diretto contro la base italiana». Rassicurazione: «Il contingente italiano è rimasto incolume e resta attualmente nel bunker». Campa sottoterra?

Oltre le ‘’fonti informate’
Prima l’aspetto umanitario: «Il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione e stanno tutti quanti bene», rassicura il comandante della base di Erbil, nel Kurdistan iracheno. «L’ allarme è scattato alle 20.30 quindi, seguendo procedure già rodate, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Poco prima dell’1, ora locale, c’è stata una minaccia aerea. Al momento è finito l’allarme ma gli artificieri della Coalizione stanno mettendo in sicurezza l’area». Tradotto, debbono controllare eventuali danni e a confermare con quale tipo di ordigno erano strati colpiti. Forse per caso, ma forse no. O forse parliamo al presente raccontando di un recente passato.
Versione meno avara da fonti internazionali
In Kuwait, dove nella base di ‘Ali Salem’ l’Italia ha/aveva 320 militari dell’Aeronautica con una coppia di velivoli da combattimento Typhoon, nelle operazioni a sostegno del governo iracheno contro lo Stato Islamico, «continuano le operazioni di evacuazione del personale italiano con l’impiego di aerei da trasporto KC-767 dell’Aeronautica». Qualcono di voi sapeva dell’evacuazione in corso? Noi no, ma neppure i senatori della Repubblica. «La base di Ali Salem, che ospita anche ingenti forze statunitensi, è infatti stata bersagliata da missili e droni iraniani subendo gravi danni che sembra abbiano risparmiato i Typhoon italiani raggiunti ‘solo da proiezioni di schegge’. Non proprio il ‘quasi innocui attacco forse casuale’ della prima versione di casa. «Il contingente italiano di circa 320 militari è stato in gran parte evacuato in Arabia Saudita dove erano stati trasferiti al 6 marzo 239 militari italiani», precisa Analisi Difesa.
Peggio va la guerra più gli Usa premono sugli alleati
Del resto gli Stati Uniti premono sugli alleati per coinvolgerli direttamente negli attacchi all’Iran. A iniziare dalla Gran Bretagna. «In questo contesto, sul piano militare l’Italia si è impegnata a fornire supporto a Cipro e alle monarchie arabe del Golfo Persico che ospitano basi americane bersagliate da droni e missili iraniani» dichiara il governo. Ma cosa ha l’Italia armata di utile che le rimane dall’Ucraina? «In valutazione l’invio di una batteria di missili da difesa area SAMP/T con un centinaio di militari che dovrebbe però fare i conti con la penuria di missili Aster 30 disponibili (anche a causa delle ampie forniture di queste armi all’Ucraina) da affiancare a sistemi anti-drone di disturbo elettronico», ancora Analisi Difesa. Ma tale schieramento costituirebbe un bersaglio per droni e missili iraniani che hanno già distrutto radar e batterie antiaeree statunitensi e israeliane.
A Cipro (Ue), l’Italia invia una fregata della Marina
«Per garantire la sicurezza dei confini dell’Unione Europea abbiamo anche disposto il dispiegamento di una fregata italiana a Cipro, un atto che è di solidarietà europea, ma soprattutto di prevenzione». Con questo videomessaggio sui social, la Presidente del Consiglio Meloni ha confermato l’invio nelle acque cipriote della fregata lanciamissili Martinengo. Pericoloso coinvolgimento Ue a bordo campo di battaglia. Difficile equilibrio dopo che la premier ‘amletica’, ha affermato di «non condividere né condannare l’attacco all’Iran». Una possibile spiegazione dai sondaggi che mostrano una maggioranza netta dell’opinione pubblica contraria alla guerra Usa-Israele contro l’Iran e timori diffusi per un’escalation internazionale, con percentuali che arrivano fino al 70% (un sondaggio di Izi per La7). «Le paure principali riguardano l’allargamento del conflitto e le conseguenze economiche. Gli italiani non vogliono il coinvolgimento dell’Italia e chiedono al governo una linea prudente e diplomatica».
Base britannica ad Akotiri, Cipro
Cipro. La base aerea di Akrotiri ospita un centro d’intelligence per l’intercettazione e l’ascolto delle comunicazioni in tutto il Medio Oriente gestito congiuntamente da britannici e statunitensi e vi sono schierati aerei da combattimento F-35B e Typhoon della RAF che hanno già intercettato droni iraniani sui cieli giordani mentre elicotteri Merlin ne hanno intercettato uno sull’Iraq. Il comando britannico a Cipro ha deciso di continuare l’evacuazione di civili dall’area di Akrotiri. Il ministro degli Esteri cipriota Constantios Kombos ha detto al Guardian che i droni carichi di esplosivo contro le basi militari britanniche sull’isola, sono stati lanciati dal Libano.
Londra sempre al seguito di Washington
Anche dalle basi a Cipro le operazioni definite ‘difensive, in realtà mostrano una partecipazione diretta di Londra alla guerra, forse non ancora per colpire il territorio iraniano ma per difendere le nazioni arabe e le stesse basi britanniche dalla risposta di Teheran all’aggressione subita. Non a caso a Londra montano le richieste di chiusura delle British Sovereign Base Area di Akrotiri e Dhekelia, con i ciprioti che hanno intensificato le proteste popolari contro le strutture considerate una minaccia per la loro sicurezza.
- Nella manifestazione nelle strade di Nicosia al grido di «fuori le basi della morte», il timore che l’isola venga trascinata nel conflitto con l’Iran a causa di basi cui sovranità è stata ceduta a Londra –ben il 3 per centro della superficie di Cipro-, nell’accordo negoziato per l’indipendenza dell’isola».

