27/07/2026
da Remocontro
Guerra virale, tra vizio, malvagità e demenza. Missili e droni degli Houthi colpiscono in Arabia saudita, centrata la raffineria di Jizan. Dopo i raid contro lo Yemen è il primo scambio diretto di colpi da anni, oltre a Hormuz il contagio bellico blocca anche il Mar Rosso. Mentre Trump ammassa batterie per l’attacco all’Iran. Ma c’è un barlume di logica in tanta irrazionalità?
La ‘Casa bianca pensa’ e non rassicura
Il presidente statunitense precisa di non aver ancora preso una decisione su «un attacco più massiccio» dopo 15 giorni di ‘assaggi’. Più della guerra del giugno 2025 tra Israele e Iran durata 12 giorni ma ancora lontana dalla Guerra dei 40 giorni che nella primavera scorsa ha visto l’asse Stati Uniti-Israele contro l’Iran. Ma dove vuole arrivare, di cosa si accontenterebbe questa volta? Gli obiettivi di Washington restano confusi mentre appare evidente lo status iraniano di potenza regionale emerso dai successi militari e dai punti dell’accordo finora rimasto lettera morta. Col ministro esteri iraniano che parla chiaro: «Le persone compromesse all’interno dell’amministrazione americana stanno nascondendo la testa sotto la sabbia, col presidente che dovrà pagare un prezzo ancora più alto per l’accordo che deve raggiungere». Real politick. «L’Iran non accetterà un cessate il fuoco finché non saranno soddisfatte le sue richieste riguardo allo Stretto di Hormuz».
Gli stretti e il nucleare
Le dichiarazioni di Donald Trump nei giorni scorsi non inducono certo all’ottimismo, ma quanto valgono in realtà? Il 22 luglio in Georgia, snobba Hormuz e ripesca la fantomatica minaccia nucleare. Gli Usa avrebbero scatenato la guerra nel Golfo solo per impedire che Teheran sviluppasse l’arma atomica? Ma a primavera Trump e Netanyahu tra gli obiettivi prioritari avevano elencato la caduta della Repubblica Islamica e la fine del programma missilistico di Teheran. Obiettivi entrambi falliti. Accordo che ora l’Iran, dopo le pesanti incursioni americane, ha stracciato dichiarandolo nullo. L’impressione –molto più di una impressione-, che il programma nucleare sia un pretesto per mettere a ferro e fuoco il Golfo ostacolandone l’export energetico diventa quindi una certezza politico-diplomatica. Atto di guerra più esteso delle apparenze, e molto più pericoloso per tanti bersagli parzialmente inconsapevoli. Per finta o per dabbenaggine.
Petrolio e il nucleare a sua difesa
L’accordo per decine di miliardi tra USA e Arabia Saudita per un programma nucleare ad uso civile riapre la questione dei pesi e misure diverse adottate dagli USA e dai suoi alleati. I sauditi sono già potenzialmente dotati di armi atomiche: quelle pachistane realizzate con i petrodollari sauditi e che in base all’alleanza tra Riad e Islamabad, verrebbero montate sui missili balistici cinesi a medio raggio che i sauditi hanno acquisito in decine di esemplari. L’Iran si trova quindi circondato, geograficamente e geopoliticamente, da potenze nucleari: Stati Uniti, Israele, Pakistan e potenzialmente Arabia Saudita. L’intesa tra bin Salman e Trump dovrebbe consentire a Riad di arricchire uranio e trattare plutonio sul proprio territorio. Quindi i missili balistici e i programmi atomici iraniani sono cattivi e quelli sauditi buoni? Se l’Iran è un regime dispotico a Riad non regnano certo democrazia né i diritti civili, politici umani.
Gli Usa alleati inaffidabili
Diversi osservatori, anche al Pentagono, mettono poi in luce i limiti dell’offensiva statunitense già in primavera con la carenza di missili da crociera e soprattutto da difesa. In pochi mesi le scorte non sono state certo ripianate e ulteriori settimane di guerra con elevati consumi di munizioni pregiate rischiano di svuotare i depositi statunitensi. Secondo il Wall Street Journal, per la prima volta aerei di Bahrein e Kuwait hanno segretamente attaccato obiettivi in Iran all’inizio di luglio. «Un segnale della difficile posizione in cui si trovano gli Stati arabi». Conti diretti da saldare con Tehran, ma anche sfiducia verso la superpotenza che grida grida e non fa un passo aventi reale. Neppure con l’aiuto di alleati da nascondere. L’Ucraina rivendica di aver colpito una nave iraniana nel Mar Caspio e ucciso un marinaio: per Kiev le due guerre sono una sola. «Navi utilizzate per il trasporto di materiale militare che vedono coinvolto l’Iran».
Incubo guerra prolungata
Lo scenario di una guerra prolungata nel Golfo è l’incubo per le economie mondiali e in particolare quelle asiatiche ed europee. Lo Stretto di Hormuz e ora Stretto di Bab el-Mandeb sul Mar Rosso. L’apertura di un ennesimo fronte dopo i bombardamenti degli aerei sauditi sulla capitale yemenita Sanaa e la risposta delle milizie Houthi che hanno colpito con missili e droni il territorio del regno e due petroliere saudite nel Mar Rosso. le forze aeree saudite hanno colpito le infrastrutture di telecomunicazione nella città portuale di Hodeida, controllata dai ribelli, e sull’isola di Kamaran. Nonostante gli attacchi, per ora il traffico nello Stretto di Bab el-Mandeb subisce solo un lieve calo ma il rischio che gli Houthi possano tornare a colpire navi di diverse nazionalità potrebbe riproporre gli scenari degli anni scorsi col 70 per cento del traffico navale dirottato sulla rotta che circumnaviga l’Africa con grave danno per i porti del Mediterraneo.
I due fronti degli Stretti
«Il blocco in simultanea degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb può mettere in ostaggio il commercio globale e spingere il mondo verso una crisi energetica ancora più profonda». Suez e Mediterraneo –Europa-, strozzati. Vero che agli Stati Uniti importa poco degli Stretti, ma che questi restano fondamentali per gli alleati d’Europa, del Mediterraneo e per le economie asiatiche. Alleati? Mentre la strategia iraniana sembra proprio mirata a logorare i rapporti tra gli USA e i loro alleati arabi ed europei. Considerati i rischi di escalation, il 23 luglio la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha votato una risoluzione per limitare i poteri di Trump sulla guerra contro l’Iran in assenza di un’approvazione del Congresso, segnando l’ultima delle contestazioni nei confronti della gestione del conflitto da parte del presidente.
Le vittime dispari
- Una forma di grave sfiducia nei confronti di Trump. Tensioni anche sulla trasparenza del Pentagono sulle perdite subite dalle forze armate nel Golfo. «Il Pentagono ha riportato cifre incoerenti sulle perdite, sollevando ulteriori interrogativi sulla trasparenza e sull’affidabilità delle comunicazioni e delle dichiarazioni pubbliche del dipartimento». Il sistema indica solo 14 militari uccisi, mentre il bilancio reale è di 18. Inoltre, il sistema riporta che solo 420 militari sono rimasti feriti nel conflitto. Esperti indipendenti delle Nazioni Unite stimano in almeno 3.375 i civili iraniani uccisi e oltre 33 mila feriti nelle operazioni di Stati Uniti e Israele: tra le vittime figurerebbero quasi 500 donne.

