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Guerra anche sul Mar Rosso, a rischio tutte le rotte del petrolio

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Politica estera

24/07/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Attacco Houthi e il petrolio schizza a 100 dollari. I guerriglieri sciiti dello Yemen, legati all’Iran, hanno colpito due navi saudite nel Mar Rosso. A rischio la navigazione verso Suez. Un piano per massimizzare i danni collaterali della  guerra voluta da Trump. Un’escalation di portata potenzialmente catastrofica.

Doppio strangolamento

L’avevamo definita, in tempi non sospetti, “doppia mossa di strangolamento”. E così vuole essere, nelle intenzioni di chi l’ha attentamente studiata, cioè gli “intransigenti” del regime iraniano. L’attacco “a orologeria” degli Houthi nel Mar Rosso allarga un fronte di guerra già fin troppo vasto, e complica maledettamente la possibile soluzione di una crisi scatenata dalla dabbenaggine di Donald Trump. Che ora, agitandosi convulsamente come se fosse incollato a una carta moschicida, non riesce più a scappare dalla disgraziata disavventura in cui si è cacciato, andando a incendiare il Golfo Persico. Il perverso gioco delle alleanze e dei “patronage” ha fatto il resto e oggi le milizie sciite dello Yemen, teledirette da Teheran, tengono sotto scacco la navigazione nel Mar Rosso, dallo Stretto di Bab el-Mandeb fino a buona parte della rotta che porta al Canale di Suez. E per rendersi conto dei perversi automatismi geopolitici, che ormai legano indissolubilmente le crisi internazionali all’economia mondiale, dopo che gli Houthi hanno sparato a due petroliere saudite, il prezzo del petrolio è immediatamente schizzato alle stelle. Ieri ha raggiunto e superato i 100 dollari al barile per la prima volta dopo più di due mesi. Era il minimo che la Casa Bianca avrebbe dovuto aspettarsi. Il problema sembra sempre il solito: Trump non ha ancora capito con chi ha a che fare, e tratta con gli iraniani come quando il padrone delle ferriere minaccia una squadra di operai. Più forza usa, più quelli gli si rivoltano contro. 

Cosa è successo

Dopo una serie di avvertimenti lanciati contro i nemici di Teheran, gli Houthi si sono decisi a scendere di nuovo in campo. Pesantemente. Così, mercoledì hanno rivendicato l’attacco con missili e droni contro due petroliere saudite nel Mar Rosso. La direzione della milizia, in un comunicato, ha fatto sapere che le due navi colpite, la “Encelia” e la “Layla”, stavano violando il blocco navale che il gruppo yemenita ha decretato contro l’Arabia Saudita. “L’autorità dei trasporti dell’Arabia Saudita – riferisce il New York Times – ha confermato l’attacco alla Encelia in un comunicato diffuso dai media statali, affermando che l’equipaggio della nave era al sicuro dopo lo scoppio di un incendio. Non ha specificato invece l’origine dell’attacco, né ha menzionato l’altra petroliera che gli Houthi avrebbero colpito”. L’azione degli Houthi, ribadisce il Times, ha suscitato allarme “perché rischia di aprire un nuovo fronte nella guerra in Medio Oriente e di compromettere ulteriormente le forniture energetiche. globali, già ridotte dagli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz e nelle zone limitrofe. Mohammed al-Basha, consulente statunitense specializzato nella gestione del rischio in Yemen – aggiunge il Times – ha affermato che gli attacchi alle petroliere di mercoledì dimostrano che gli Houthi stanno salendo rapidamente la china dell’escalation. E ha aggiunto che gli attacchi potrebbero provocare una risposta militare da parte dell’Arabia Saudita, un avversario dell’Iran che negli ultimi mesi si è affidato alle rotte del Mar Rosso per esportare milioni di barili di petrolio.

Mar Rosso: un nuovo fronte?

Pessime notizie, dunque, per la Casa Bianca. E non solo. Perché anche la povera Europa, come vedremo, è colpita al fianco da questa (non tanto nuova) complicazione della crisi iraniana. Tra le altre cose, i guerriglieri yemeniti hanno anche fatto sapere di avere costretto “circa 10 navi a ritirarsi, per poi tornare indietro”. Una sorta di vero e proprio blocco navale, esercitato attraverso il sanguinoso “esempio” della sorte capitata alle due petroliere. “Tale affermazione non ha potuto essere verificata in modo indipendente – scrive il Times – ma almeno sei navi hanno invertito la rotta nel Mar Rosso lunedì e martedì, dopo che la milizia aveva avvertito le compagnie di navigazione di evitare i porti sauditi, secondo Kpler, una società di dati marittimi. Non è chiaro se queste navi fossero incluse nel conteggio degli Houthi”. Gli sciiti yemeniti hanno rotto gli indugi la settimana scorsa, dopo aver accusato Riad per l’attacco all’aeroporto di San’a, la capitale dello Yemen. L’aggressione sarebbe stata scatenata dal tentativo di atterraggio di un aereo iraniano, sospettato forse di trasportare armi. La reazione è stata immediata e gli Houthi hanno risposto con un blitz contro l’aeroporto di Abha, nel sud dell’Arabia Saudita. Si è trattato del primo attacco diretto degli Houthi sul suolo saudita dall’inizio del 2022.

Le reazioni a Washington

L’effetto “boom” sul petrolio e la ulteriore complicazione di uno scenario internazionale già abbastanza ingestibile, sta scuotendo gli ambienti politici di Washington. Eppure dovevano aspettarselo: continuare a tirare troppo la corda con Teheran, avrebbe significato rimettere in gioco gli imprevedibili guerriglieri sciiti che, dalle impervie montagne dello Yemen, grazie ai missili forniti dagli ayatollah, possono minacciare tutta la navigazione verso il Canale di Suez. Ieri, allarmatissimo, anche il Wall Street Journal ha aperto la sua edizione digitale con questa nuova magagna, che stava mandando in fibrillazione i mercati. E Trump è subito intervenuto, facendo l’unica cosa che sa fare con una certa disinvoltura: minacciare. “Il Presidente – scrive il Journal – ha dichiarato che gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile di futuri attacchi da parte dei militanti Houthi che, secondo lui, ‘sono un surrogato e/o un agente di Teheran. Per questo saranno inflitte pesanti punizioni militari all’Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi’, ha sostenuto Trump su Truth Social”. 

Il Washington Post e i costi

Ma Trump deve stare attento, perché ormai, per le  guerre, spende e spande senza misura. Gli fa i conti in tasca il Washington Post, richiamando l’ennesima risoluzione del Congresso (ormai stufo) sui “poteri di guerra”. “All’inizio di questa settimana – ricorda il Post – il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha dichiarato ai legislatori che la  guerra costerà circa 37, 5 miliardi di dollari entro la fine di settembre.

  • Il Congresso stava discutendo su come procedere con un pacchetto di 73 miliardi di dollari per rifornire le scorte di armi di precisione del Pentagono e coprire gli altri costi sostenuti dal conflitto. ‘Quando ti stai scavando la fossa da solo, la prima cosa da fare è smettere di scavare, ed è proprio questo che si propone di fare questa risoluzione», ha dichiarato il senatore Chris Van Hollen, democratico del Maryland, al Senato. La mozione contraria non è passata per due voti, ma la prossima volta già si annuncia il ribaltone. Perché la Camera, invece, ha già detto no alle guerre di Trump.

L’avevamo detto:  Iran, con gli Houthi doppia mossa di strangolamento

 

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