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Guerra atomica tattica: corriamo verso il baratro

Guerra atomica tattica: corriamo verso il baratro

Politica estera

04/09/2026

da Remocintro

Piero Orteca

Mentre la diplomazia muore, la pace agonizza e i bulli dei governi europei parlano solo di armi, sotto traccia si prepara un futuro cupo. Ora scopriamo che, dopo la Russia, anche gli Usa, credono che sia possibile un conflitto nucleare.

Chi le ha, potrebbe usarle

Cominciamo nel ribadire un concetto, che abbiamo più volte richiamato nel corso degli ultimi due anni, nelle nostre analisi geopolitiche sulle recenti crisi internazionali: lo scoppio di una guerra nucleare “di teatro” è assolutamente possibile. E, anzi, quella che fino all’altro ieri veniva considerata una fantasiosa ipotesi da film, alla “Dottor Stranamore”, per capirci, oggi invece viene codificata, riveduta e corretta, nelle Scuole di guerra delle superpotenze. Che significa? Vuol dire, che si potrebbero usare bombe atomiche di piccola potenza, sul campo di battaglia, o contro basi e installazioni militari. Ordigni letali, certo, ma dal raggio d’azione circoscritto e dall’impatto “ambientale” (radiazioni, temperatura, pressione) molto più limitato. In ogni caso, roba da manicomio. Ma la guerra, spero converrete tutti, è già di per sé un manicomio. Anche se finora (specie tra i politici, spesso strutturalmente ignoranti) molti tendevano a escludere aprioristicamente il ricorso agli armamenti nucleari, come un’ovvietà: nessuno vuole autodistruggersi. Ma tra tutte le follie, c’è anche chi studia la possibilità e la portata di una guerra atomica “limitata”. In particolare, secondo gli esperti, può essere tentato di ricorrere alle armi nucleari tattiche chi dovesse trovarsi in svantaggio sul piano convenzionale. Ma se questo, in Europa, non troppi non sembrano averlo capito, negli Stati Uniti, invece, l’argomento rappresenta materia di riflessione da tempo. E quando c’è in ballo la sicurezza dello Stato, in genere a Washington democratici e repubblicani fanno fronte comune.

Gli Usa cambiano “dottrina”

La battaglia è talmente realistica, da spingere il Pentagono a rivoluzionare la sua “dottrina” sull’uso delle armi atomiche. È uno scoop, abbastanza inquietante, scaturito dalle recenti dichiarazioni del Sottosegretario alla Guerra, Elbridge Colby. Tutto è nato al grande “Simposio sulla Dissuasione” organizzato dal Comando Strategico degli Stati Uniti, dove in pratica è stato annunciato un cambio radicale della deterrenza nucleare americana. Colby ha detto che gli Usa hanno bisogno di “opzioni nucleari credibili e razionali che un Presidente possa realisticamente scegliere”. Naturalmente, la sua uscita ha avuto immediata risonanza, tanto che l’esponente dell’Amministrazione Trump ha dovuto precisare “che la revisione in corso non ha lo scopo di aumentare l’enfasi sulle armi nucleari a raggio d’azione di teatro. L’obiettivo è garantire che la strategia nucleare statunitense offra opzioni in grado di supportare effettivamente la deterrenza”. Il che non sposta niente. Il danno ormai era stato fatto, perché Colby in effetti aveva soltanto reso pubblica una rivoluzione strategica già decisa dal Pentagono. Secondo gli analisti, i riferimenti del Sottosegretario, nel caso specifico, erano alla situazione di crisi della Penisola coreana. Ma a nessuno sfugge che rivendicare “poteri nucleari tattici” più ampi per Trump, significa in teoria aprire una maglia per possibili impieghi  “fuori area” (Golfo Persico?). Così, come allo stesso tempo, vuol dire mandare un messaggio trasversale al Cremlino. Il vero convitato di pietra, dato che proprio Vladimir Putin, nel 2024, ha emanato la direttiva che ha rivoluzionato anche per la Russia l’utilizzo degli ordigni nucleari “di teatro”.

La rivoluzione di Putin

La prima “bomba” l’ha sganciata Vladimir Vladimirovic due anni fa, alla fine di settembre 2024, annunciando radicali cambiamenti alla dottrina nucleare russa, e trasformando il precedente protocollo del 2020. Il concetto di fondo è chiaro: per Mosca una guerra atomica con l’Occidente non può essere esclusa. Anzi, le parole esatte usate da Putin sono che “esistono le basi per una guerra nucleare”. Certamente, da allora gli analisti hanno molto ragionato su questa presa di posizione della dirigenza del Cremlino. E il CSIS, il Center for Strategic and International Studies di Washington, ha anche osservato che essa può essere una manovra per aumentare il potere contrattuale russo in eventuali trattative di pace. In ogni caso, resta il fatto che adesso i cambiamenti decisi con la nuova filosofia di combattimento nucleare, rendono più facile lo scoppio di un conflitto che contempli l’utilizzo di armi atomiche. In particolare, è stata abbassata la soglia di “rischio” che fa scattare l’attacco. Inoltre, ora si può usare l’atomica per difendere non solo lo Stato, ma anche il regime. Infine, la terza clausola, la più pericolosa, perché il Cremlino adesso considera “bersaglio nucleare legittimo” anche lo Stato che dovesse aiutare l’Ucraina nell’attacco al territorio russo. E qui, in Europa, ci sono esempi chiari di Paesi che, agli occhi di Mosca, si trovano in questa condizione.

Diplomazia, dove sei?

A forza di scherzare col fuoco, prima o dopo si finisce con l’ustionarsi. E in quella che è ormai diventata la più grave crisi internazionale, multipolare, dopo la fine della Guerra fredda, se c’è una cosa che colpisce in modo particolare è l’incredibile superficialità delle classi dirigenti occidentali. Messa da parte qualsiasi cautela diplomatica, sembra che si sia aperta una gara, una corsa scriteriata ad assumere atteggiamenti da sceriffi. Quasi che il mondo possa sempre essere diviso, in modo manicheo, tra buoni e cattivi. E invece la realtà, tre millenni di storia lo insegnano, è un tantino diversa.

Conclusione indispensabile la nostra, per il semplice motivo che l’unico partito al quale apparteniamo è quello della pace. E pur di vederla trionfare, siamo pronti a passare sotto le forche caudine della moralità tanto al chilo, declamata dai soliti inguaribili perbenisti. Perché, chi ha visto le migliaia di croci bianche allineate sui dolci declivi della Somme sa. E capisce.

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