20/01/2026
da Il manifesto
Europa e Usa «No all’escalation», il cancelliere tedesco Merz cerca il dialogo, proverà a parlare con Trump oggi al World Economic Forum
In difesa della Groenlandia e contro le mire di Trump, l’Europa ha un moto d’orgoglio, ma cerca anche di minimizzare la prospettiva di una rottura con gli Usa. Accanto alla fermezza riguardo alla difesa della sovranità danese sull’isola artica, la parola d’ordine resta: tenere insieme, magari ricucire dove si può, sperando che le contro-minacce europee possano indurre il tycoon a più miti consigli. Di sicuro non estendere ulteriormente l’incendio già divampato tra le due sponde dell’Atlantico e a rischio di far deflagrare la Nato.
LE SENSIBILITÀ EUROPEE sono diverse, e anche stavolta è difficile farle convergere in una voce sola. Vale sia per il versante dell’operazione militare che su quello dei dazi. Capofila del fronte più assertivo verso Washington è la Francia, di quello dialogante è la Germania. Macron chiede a gran voce che la Commissione Ue attivi il cosiddetto bazooka, lo Strumento anti-coercizione, come risposta ai dazi aggiuntivi annunciati da Trump a 8 paesi europei e costringerli a lasciargli la Groenlandia. Che le minacce americane siano già «chiaramente una forma di coercizione» si dice convinto il ministro dell’Economia francese, a Bruxelles per partecipare all’Eurogruppo. Domenica pomeriggio, nel corso di una riunione convocata d’urgenza, i rappresentanti diplomatici permanenti dei 27 paesi Ue avevano esaminato le varie opzioni di risposta, dai contro-dazi per 93 miliardi allo stop all’accordo firmato in Scozia lo scorso luglio tra la presidente della Commissione Von der Leyen e il presidente Usa. Ne riparleranno i leader dei 27 giovedì a Bruxelles per il summit straordinario convocato dal presidente del Consiglio europeo António Costa.
L’ATTIVAZIONE DEL BAZOOKA è considerata estrema da diverse cancellerie europee così come a Bruxelles, anche se non esclusa. Tanto più che Berlino usa parole molto più prudenti rispetto alla sfida lanciata, almeno sulla carta, da Parigi. Il cancelliere Friederich Merz è preoccupato della possibile escalation nei rapporti transatlantici, tanto che pensa di sfruttare l’occasione del forum economico di Davos per incontrare Trump. Parlando da Berlino, il leader Cdu ha evidenziato che «se lo scontro sulla Groenlandia tra Usa e Europa degenerasse in una guerra commerciale a colpi di dazi, entrambi subirebbero danni». Piuttosto, la minaccia più grande su cui concentrarsi resta la guerra in Ucraina, da risolvere, nella sua visione, insieme e non contro Washington.
Poi però la differenza di accenti franco-tedesca sembra ricomporsi in sede europea, dove Francia e Germania si sforzano di dare prova di unità. Dall’Eurogruppo, dove ha tenuto un punto stampa congiunto con il collega francese, il ministro delle finanze tedesco Lars Kingbeil sottolinea l’intesa di fondo tra i due pesi massimi Ue. Non solo non scarta il bazooka, nel momento in cui le tariffe aggiuntive del 10% dovessero concretizzarsi «anche se non vogliamo un’escalation e faremo del tutto per evitarla», dice ribadendo la linea Merz.
Pragmatico anche l’atteggiamento di Bruxelles. Il commissario Dombrovskis menziona la necessità di trovare una soluzione costruttiva per salvare il commercio transatlantico. La responsabile per la politica estera Ue Kaja Kallas tiene insieme il sostegno verso Copenaghen e Nuuk, che Bruxelles ha espresso fin da subito, con la speranza che la situazione non arrivi al punto di rottura. «Non abbiamo nessun interesse a litigare», scrive la prima diplomatica sul social X, «ma difenderemo la nostra posizione».
DI SICURO, SE C’È UN PAESE nei confronti del quale la pressione è massima in questi giorni, è la Danimarca. Copenaghen, che diserterà il forum di Davos, ha annunciato ieri l’«aumento sostanziale» delle truppe sull’isola contesa, dove venerdì scorso aveva iniziato l’operazione militare Arctic Endurance. All’invito dalle premier danese Mette Frederiksen hanno risposto diversi paesi europei – Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Slovenia, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia e Germania – tutti presenti con contingenti militari, anche se di poche unità. In realtà, per i 15 soldati tedeschi, si è trattato di toccata e fuga, dato che sono già tornati a casa domenica. Ieri il ministro della Difesa danese Poulsen insieme alla ministra degli Esteri di Nuuk ha proposto al segretario generale della Nato Rutte l’attivazione di una missione di monitoraggio a guida Nato. Sarà interessante capire cosa ne pensa Trump.

